Si profila un duro braccio di ferro nei luoghi di lavoro
ROMA. Disdetta del contratto dei metalmeccanici firmato unitariamente nel 2008 (che doveva scadere nel 2012) e confronto per derogare quello separato del 2009 nelle parti relative al settore auto, sul modello dell'accordo di Pomigliano. Federmeccanica, dopo la minaccia esplicita di Marchionne di voler uscire dall'organizzazione degli industriali, ha scelto di appoggiare il suo più potente associato. Il presidente Pierluigi Ceccardi nega comunque che la Fiat abbia spinto per disdire il contratto. Lo abbiamo fatto, spiega, «a fronte delle minacciate azioni giudiziarie della Fiom relative all'applicazione di tale accordo» e la disdetta è una misura «meramente tecnica e cautelativa» allo scopo «di garantire la migliore tutela delle aziende». La disdetta sarà operativa dal primo gennaio 2012.
«E' una decisione grave e irresponsabile», denuncia Maurizio Landini, segretario generale della Fiom. Per noi non cambia nulla, il contratto 2008 era già decaduto, replicano Fim-Cisl e Uilm firmatari dell'accordo separato del 2009 e mai sottoposto a referendum. Perché uno dei temi dello scontro tra la Fiom e gli altri sindacati è proprio la «validazione» dell'intesa separata del 2009. Senza aver mai dato disdetta, Federmeccanica aveva firmato con Fim e Uilm un contratto che intendeva sostituire quello firmato unitariamente e votato in un referendum. In pratica l'accordo separato dei meccanici è figlio del nuovo modello contrattuale reso operativo da un accordo siglato da Confindustria e Cisl-Uil con la benedizione del ministro del Welfare Maurizio Sacconi che infatti ieri ha approvato la disdetta e chiesto nuove relazioni industriali non basate sul «conflitto tra capitale e lavoro».
La spinta è stata data dall'intesa di Pomigliano. Spiega infatti Ceccardi che la decisione di Federemeccanica trae origine non solo dal contratto separato del 15 ottobre 2009, ma anche dalla vicenda Pomigliano (investimenti e nuova organizzazione produttiva in cambio di cessione di diritti): «C'è il convincimento unanime che è necessario proseguire con determinazione nell'adeguamento delle relazioni industriali, sindacali e contrattuali alla domanda di maggior affidabilità». Il 15 ci sarà il primo confronto per le deroghe al contratto, ma solo per il settore auto. Da quel confronto è esclusa la Fiom che non ha firmato il contratto separato.
La Fiom terrà oggi il suo comitato centrale per decidere il da farsi anche se la disdetta del contratto era largamente attesa. Il 16 ottobre si terrà a Roma una manifestazione dei metalmeccanici aperta a tutta l'opposizione sociale al governo e alla Confindustria. Ma nello specifico i dirigenti della Fiom cercheranno di dare una risposta politica e legale. Per il suo leader, Landini, si tratta «di uno strappo alla democrazia in quanto si pensa di concordare con sindacati minoritari la cancellazione del contratto nazionale impedendo ai lavoratori metalmeccanici di poter decidere sul loro contratto». Per Uilm e Fim-Cisl lo scenario non cambia. Rocco Palombella, segretario Uilm, spiega che «abbiamo il nostro contratto rinnovato un anno fa. La decisione è ininfluente, non ci disturba» anche se sulle deroghe per l'auto c'è prudenza. Preoccupazione sul fronte politico. Per il Pd la decisione di Federmeccanica «complica inutilmente lo scenario ed è un errore». Per il Pdci «si sta muovendo guerra ai lavoratori» e Vendola parla di «errore che non aiuterà la Fiat». Soddisfatto il deputato Cazzola (Pdl).