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Pescara, 22/04/2026
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Data: 08/09/2010
Testata giornalistica: Il Messaggero
Lunardi indagato, la parola alla Camera. La giunta può dare il via libera alla procura di Perugia o congelare tutto

ROMA - La richiesta di autorizzazione a procedere adesso è arrivata alla Camera. Dopo il sì del Tribunale dei ministri, sarà la giunta dei deputati a stabilire se la procura di Perugia possa procedere nei confronti di Pietro Lunardi, l'ex ministro alle Infrastrutture, oggi deputato del Pdl, finito sul registro degli indagati con l'ipotesi di corruzione insieme all'arcivescovo di Napoli il Cardinale Crescenzio Sepe nell'ambito dell'inchiesta Grandi eventi. O se i magistrati dovranno fermarsi.
La giunta potrebbe respingere la richiesta sostenendo che la scelta di finanziare la ristrutturazione di un palazzo di Propaganda Fide da parte dell'allora ministro, rientrasse nella sua attività "insindacabile". A quel punto la procura avrebbe due strade: sollevare il conflitto di competenza davanti alla Corte Costituzionale o "congelare" la posizione di Lunardi e andare avanti solo nei confronti di Sepe. Sebbene le accuse siano praticamente inscindibili. Quasi com'è accaduto nel caso del processo a Silvio Berlusconi e l'avvocato inglese David Mills, uno presunto corruttore, l'altro corrotto. Con il processo che, fino alla bocciatura del lodo Alfano, è andato avanti solo per il legale.
Quello di Lunardi è il filone di indagine che arriva quasi alle porte del Vaticano, con i presunti "affari" tra Propaganda Fide e l'allora ministro. A portare all'iscrizione di Lunardi e Sepe, ex numero uno dell'ente religioso, sul registro degli indagati è stata la "svendita" di un palazzetto nel cuore di Roma da parte di Propaganda Fide. Soprattutto a fronte della relazione-denuncia della Corte dei Conti, che riteneva «non motivato» uno stanziamento di due milioni e mezzo di euro nel 2005 (e un milione e mezzo l'anno seguente) da parte di Arcus, la spa dei ministeri delle Infrastrutture e della Cultura per coprire i lavori di ristrutturazione, eseguiti solo in parte, di un palazzo di Propaganda Fide, in piazza di Spagna. Per la procura, il finanziamento sarebbe stato la "contropartita" ottenuta dall'ente religioso in cambio della cessione dell'immobile a prezzo fuori mercato dell'immobile. Il Palazzo, in via de' Prefetti, sarebbe stato pagato dal figlio dell'ex ministro circa 4 milioni di euro, ma nell'atto notarile stipulato ne risultano poco più di tre. Prezzo di mercato, per i pm, tra i nove e gli undici milioni. In tutti i lavori di ristrutturazione, tra l'altro, sarebbero state impregnate le ditte di Diego Anemone, l'imprenditore finito in manette a febbraio insieme all'ex presidente del Consiglio superiore dei lavori pubblici Angelo Balducci.
In base alle accuse, «a fronte di tale acquisto», Lunardi avrebbe consentito a Propaganda Fide di accedere a un finanziamento di due milioni e mezzo di euro erogato dalla Arcus «in difetto dei presupposti». Fondi destinati a un museo da realizzare sempre nella capitale, in piazza di Spagna. E se per i legali dell'ex ministro «non c'è nessun collegamento tra i due episodi, perché l'autorizzazione era stata data dai Beni Culturali dall'allora ministro Buttiglione», il Tribunale dei ministri ha ritenuto la prospettiva accusatoria nei confronti di Lunardi «corroborata sia in punto di contrarietà dell'atto ai doveri d'ufficio, sia in punto di utilità ricevuta».
Nel provvedimento, il Tribunale dei ministri di Perugia cita l'invito a dedurre della Procura generale della Corte dei conti presso la sezione giurisdizionale per la Regione Lazio «in ordine all'assoluta carenza dei presupposti per la concessione del finanziamento pubblico» alla Congregazione «sollecitato personalmente dal ministro Lunardi» e le dichiarazioni dell'architetto Angelo Zampolini «in ordine alla sproporzione tra il prezzo pagato e il valore dell'immobile acquistato» in via de' Prefetti a Roma. Nel provvedimento, inoltre, si ricorda che Diego Anemone «risulta presente alla stipula dell'atto di compravendita del palazzo di via dei Prefetti e ne seguì inizialmente i lavori di ristrutturazione e che l'imprenditore romano «intratteneva rapporti con la figlia di Lunardi, cui avrebbe anche consegnato una busta, probabilmente denaro finalizzato al finanziamento dell'operazione, per tramite del suo uomo di fiducia Hidri Fathi Ben Laid». Il Tribunale dei ministri di Perugia ha anche sottolineato che Angelo Balducci è individuato «quale soggetto il cui intervento si rivelò risolutivo per l'acquisto dell'immobile di via dei Prefetti» e che sempre Balducci «era anche consultore di Propaganda Fide che si sarebbe avvantaggiata dell'indebito finanziamento».


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