ROMA Un fumogeno gli è finito sul giubbotto, e a quel punto si è capito che per Raffaele Bonanni la partecipazione alla festa del Pd di Torino era conclusa. E' stata una contestazione rumorosa, forte, a tratti violenta («si è sfiorata la tragedia», ha ammesso Enrico Letta che era presente), una manifestazione non proprio e non solo di dissenso ma organizzata, di una cinquantina di esponenti dei centri sociali torinesi che hanno inteso contestare al leader della Cisl le sue presunte acquiescenze di sindacalista. Che la contestazione fosse organizzata e per nulla spontanea, stanno lì a dimostrarlo le banconote fasulle da 50 euro lanciate dai contestatori con su scritto "il denaro è un buon servo e un cattivo padrone". Lancio di euro falsi e offensivi, grida di "vergogna", lancio di fumogeni sul palco, ressa, concitazione, attimi di timore, alla fine gli organizzatori pensano bene di suggerire a Bonanni di lasciare il palco e rinunciare alla manifestazione. «Sono molto turbato», ha confessato il leader Cisl dietro le quinte.
Sul terreno rimangono i fumogeni, le banconote false e tante tante polemiche. Di «gesto squadristico» parla Pier Luigi Bersani, che ha subito telefonato personalmente a Bonanni per esprimergli solidarietà e per annunciargli che avrebbe immediatamente stigmatizzato l'aggressione. La condanna delle violenze è stata pressoché unanime, sia dal centrodestra che dal centrosinistra, sia pure con sfumature di linguaggio, Di Pietro ad esempio ha condannato difendendo però il diritto al dissenso e alla contestazione di politici e non, «ma non deve mai sfociare in violenza che danneggia la buona causa di chi si oppone alla voce del padrone». Tra i più amareggiati, anzi, incavolati, gli ex popolari vicini a Beppe Fioroni che di Bonanni è anche amico personale, tutti a dire «ci vergogniamo che nel Pd, il nostro partito, non si faccia parlare uno come il leader della Cisl».
La polemica più puntuta di tutte è stato però il duro botta e risposta che si è acceso tra il ministro Maurizio Sacconi e il Pd tirato in mezzo per i capelli dal responsabile del Welfare che ha richiamato addirittura in servizio le vicende del terrorismo. «L'aggressione al segretario della Cisl è un fatto gravissmo non solo in sé, ma anche perché può rappresentare il ritorno di una stagione di violenza politica nel Paese che ha conosciuto ben quarant'anni di ricorrente terrorismo ideologizzato», scandisce a rasoiate Sacconi. Apriti cielo. Si incarica Maurizio Migliavacca, coordinatore della segreteria bersaniana, di replicare a nome di un partito che si sente vittima esso stesso delle contestazioni e dell'assalto alla festa. «Sacconi si astenga dal dire stupidaggini e si vergogni, non cerchi di infangare il Pd, anche noi a Torino siamo stati vittima di un intollerabile gesto di violenza». Poi il rimpallo: «Sacconi piuttosto si ricordi che siede a fianco di ministri che minacciano milioni di scalmanati in piazza, chieda piuttosto a Maroni come sia potuto accadere che dei violenti abbiano potuto agire indisturbati».
Già, perché nel già acceso clima contestativo si è inserita anche l'accusa alle forze dell'ordine e alla questura torinese di non essere riusciti a garantire l'ordine e la sicurezza alla festa democrat. E' stato Letta a criticare apertamente la questura, e tra vice segretario del Pd e questore c'è stato un batti e ribatti polemico a suon di «per oltre un'ora la festa è stata in balia di un gruppo di violenti che l'hanno occupata minacciando e picchiando alcuni partecipanti», ha accusato Letta. «Giudizi precipitosi. All'interno dell'area il Pd ha chiesto non vi fossero presenti uomini in divisa, nei prossimi giorni rivedremo questa decisione», ha replicato la questura. «Vorremmo garantita alla nostra festa la stessa tranquillità di quella leghista», replicava infine Lino Paganelli responsabile feste del partito.