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Data: 09/09/2010
Testata giornalistica: Il Centro
Sabina: la propaganda è finita. Stasera la Guzzanti presenta «Draquila» il suo film sul terremoto

L'attrice e regista torna all'Aquila quattro mesi mesi dopo l'anteprima del documentario in piazza Duomo

L'AQUILA. «Mentre giravo il film, all'Aquila, ero disperata. Mi sembrava di essere in un incubo privo di speranze. Adesso la situazione continua a essere estremamente grave ma c'è più consapevolezza nella cittadinanza». Sabina Guzzanti fa il bilancio del prima e del dopo, alla vigilia del suo arrivo all'Aquila dove, stasera alle 20,45, parteciperà alla proiezione del suo «Draquila», il suo docu-film sul post-terremoto, nell'ambito della dalla Festa democratica della cultura ospitata nel Parco della Basilica di Collemaggio.
L'attrice e regista romana torna all'Aquila a distanza di quattro mesi dalla sua ultima visita. La sera del 5 maggio, sotto il tendone di piazza Duomo a far da arca sotto la violenza di un temporale più invernale che primaverile, la Guzzanti presentò, in anteprima, il suo film che, pochi giorni dopo, avrebbe portato, fuori concorso, al Festival di Cannes. Quella sera l'attrice partecipò a un dibattito con il pubblico sul film, sì, ma soprattutto su ciò che era avvenuto prima e dopo il terremoto del 6 aprile del 2009. Accadrà lo stesso, stasera, ma con uno stato d'animo diverso, come l'autrice di «Draquila» racconta in questa intervista al Centro.
Che cosa ricorda della discussione di quella sera?
«All'Aquila, quella sera, tutti presero la parola per dire ciò che pensavano. Non ci fu il classico momento delle domande al regista. Mi ricordo una discussione molto bella, con la gente che ragionava sulla situazione all'Aquila».
C'è qualcosa che, oggi a mesi di distanza, toglierebbe o aggiungerebbe al film?
«Ho dovuto buttare tante di quelle cose molto belle, molto forti. Alcune di loro le ho messe adesso nel doppio dvd del film, che durerà circa quattro ore e uscirà in novembre. No, non ci sono cose che vorrei togliere. Avrei, invece, voluto aggiungere tante cose. Ma - si sa - i film, per funzionare nelle sale, non possono durare più di tanto. Tantissimi argomenti non li ho trattati, anche perché la mia idea del film - di cui sono ancora convintissima - era quella di raccontare l'Italia di oggi attraverso ciò che è accaduto all'Aquila».
Nel dvd ci saranno anche cose girate dopo la presentazione del film?
«No. Ci sono così tante cose che ho girato in quei mesi all'Aquila, come, per esempio, quella del computer "intelligente" che stabiliva i criteri per l'assegnazione delle case».
La sua storia con L'Aquila si fermerà con «Draquila» o pensa di tornare a parlare del terremoto con un altro film o uno spettacolo?
«Non ho progetti in questo senso. Certo, se ci sono progetti, idee, iniziative da sostenere, farò la mia parte, ma penso che ognuno debba fare ciò che sa fare meglio. Sposerò le iniziative che ci potranno essere ma le iniziative non è che possono partire da me».
Uno degli elementi forti del film è la storia della Commissione grandi rischi che, a pochi giorni dal terremoto, non avrebbe lanciato l'allarme: era stupita dal fatto che non se ne fosse parlato molto?
«Quello che Enzo Boschi (presidente dell'Invg, l'Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia, ndr) racconta nel film emergeva già da un documento che avevo letto sull'Espresso. A noi Boschi raccontò come, secondo lui, è andata la storia. Cioè che, già al momento della sua convocazione, era stato deciso che la riunione della Commissione non dovesse durare più di tre quarti d'ora, perché era già stata programmata una successiva conferenza stampa. Lui racconta che, in quella riunione, era stata fatta solo la prima parte, quella in cui ognuno aveva detto la sua sulla situazione all'Aquila, ma che mancava la parte fondamentale, cioè l'indicazione finale di che cosa fare. E Boschi dice anche che il verbale di quella riunione sarebbe un falso perché scritto, dopo: il giorno del terremoto».
A distanza di un anno dalla fine delle riprese, quali sono oggi i suoi rapporti con gli aquilani?
«Ci sono delle persone con cui ho più confidenza e familiarità, quelle che ho conosciuto meglio e che continuo a sentire anche oggi. Me li ricordo tutti con affetto: per me è stato un periodo molto intenso».
Rispetto a un anno fa, oggi è più o meno ottimista sul destino dell'Aquila?
«Oggi, all'Aquila e nel resto d'Italia, c'è più consapevolezza della situazione reale. Per forza di cose è così: i fatti parlano chiaro. L'idea che mi sono fatta è che l'aria oggi sia meno soffocante rispetto a quando la propaganda berlusconiana era l'unica voce che si ascoltava».

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