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Pescara, 22/04/2026
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Data: 09/09/2010
Testata giornalistica: Il Messaggero
Metalmeccanici, 4 ore di sciopero. Le tute blu della Cgil chiedono a Fim e Uilm di disertare il negoziato con Federmeccanica sulle deroghe contrattuali

Marcegaglia: la disdetta un atto di chiarezza, il problema è la Fiom

ROMA Quattro ore di sciopero a livello locale entro il 16 ottobre, un caldo invito a Fim e Uilm a non accettare alcun negoziato su deroghe e sanzioni con Federmeccanica, un'assemblea dei delegati a gennaio per preparare la riforma del nuovo contratto. Resta confermata la manifestazione del 16 settembre. Così come restano confermate possibili azioni legali. Ecco la risposta immediata della Fiom alla disdetta dell'accordo nazionale 2008 decisa dagli imprenditori metalmeccanici. Una risposta dura per quanto prevista e prevedibile che sembra preannunciare un autunno davvero caldo. «Azienda per azienda», come minaccia il duro delle "tute blu", Giorgio Cremaschi. E che non promette nulla di buono in generale nei rapporti tra Confindustria e Cgil, e neppure fra Cgil, Cisl, Uil.
Ieri il presidente di Confindustria è sceso direttamente in campo: «La disdetta del contratto - ha precisato Emma Marcegaglia - è solo un atto di chiarezza, una questione tecnica. Sembrava che i lavoratori non avessero più un contratto. Invece ce l'hanno e stanno avendo aumenti. Abbiamo firmato tutti gli accordi con la Cgil, come quello del tessile, dell'alimentare e altri: il problema vero è la Fiom che non accetta alcun cambiamento tale da rendere le aziende più competitive». Immediata la replica della Cgil che denuncia una sorta di «balcanizzazione delle relazioni del settore metalmeccanico mentre invece vanno difesi il ruolo della contrattazione e anche l'esigenza della competitività delle imprese». Secondo il sindacato di corso d'Italia l'operazione di Federmeccanica svuota il contratto nazionale e «il presidente di Confindustria dovrebbe usare parole più accorte e attente ai rischi che la decisione di disdettare il contratto può aprire». Poi un attacco al ministro del Welfare Sacconi che «conferma il disegno della divisione che il governo continua a ricercare». In effetti, il titolare del dicastero di via Veneto ieri mattina aveva ribadito che quello di Federmeccanica era esclusivamente un «atto formale di un contratto nemmeno applicato...e che quello in vigore è molto più conveniente, quindi per i lavoratori non cambia assolutamente nulla». Una posizione sostanzialmente analoga a quella della Cisl e della Uilm per le quali l'accordo del 2009 (quello basato sulla riforma della contrattazione) è migliore di quelli precedenti in quanto valorizza i salari e tutela maggiormente i lavoratori.
Ovviamente, di tutt'altro avviso La Fiom. Il leader, Maurizio Landini, lo ha spiegato dettagliatamente ieri durante la riunione del Comitato centrale. «Gli altri - ha sottolineato - stanno cedendo ai ricatti, anche Federmeccanica e Confindustria hanno ceduto al ricatto della Fiat che altrimenti aveva minacciato di uscire dal sistema confindustriale. Marchionne invece di andare avanti con i diktat dovrebbe avere la pazienza di confrontarsi e contrattare». La posizione di Landini è stata largamante condivisa all'interno del Comitato Centrale anche se il "riformista", Fausto Durante (vicino ad Epifani) ha detto «no al muro contro muro». Due le mozioni finali: è passata quella di Landini con il 79% dei «sì» contro il 20% dei «no».

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