ROMA. Il Tg1 della gestione Minzolini mette in fuga il pubblico che preferisce l'aria che tira nel Tg7 di Mentana. Dopo l'ultimo editoriale pro elezioni di martedì e dopo il nuovo tracollo di ascolti di mercoledì, che registra rispetto allo stesso giorno (9 settembre) dello scorso anno una fuga di 850mila spettatori (5 milioni 489mila contro i 6 milioni 333mila del 2009), il direttore del telegiornale di Raiuno prima fa "mea culpa", ammette di aver esagerato con la politica e promette che tornerà presto al 30 per cento di share, ma poi passa all'attacco di chi ha pubblicato le cifre della disfatta (La Repubblica) e snocciola dati sul suo tg, vincente sul competitor Canale 5. Mentre sull'entrata in scena del tg di Chicco Mentana, Minzolini ribatte: «La perfomance de La7 non toglie nulla al Tg1».
«Nel periodo che va dal primo al 9 settembre - spiega il giornalista - l'edizione del Tg1 delle 20 ha perso, rispetto all'anno precedente, 29mila telespettatori (passando da 5 milioni 456mila a 5 milioni 428mila); il Tg5 ne ha persi 709mila (da 5 milioni 109mila a 4 milioni 399mila); il tg de La7 ne ha guadagnati 1 milione 314mila (da 432mila a 1 milione 745mila)».
A scegliere il Tg1 sono soprattutto gli over 65 (47,56 per cento) con un basso titolo di studio; la fascia dai 22 ai 55 anni (43,29 per cento) preferisce il Tg5; mentre a sintonizzarsi sul Tg de La7, volato in pochi giorni dal 3 al 9 per cento di share, sono soprattutto quelli di 45-54 anni, con titolo di studio alto e di classe socio economica elevata.
A salire nel gradimento del pubblico dal 2009 al 2010, anche Tg3 e Tg2.
La ricetta Mentana «Un Tg per tutti e spazio alla politica»
Confalonieri mi ha chiamato, Berlusconi no, e neanche Bersani, ma va bene così
ROMA. «Sì, Confalonieri mi ha chiamato, in questo ambiente il fair play è di casa. Berlusconi? Non mi chiamava prima e non mi ha chiamato adesso. Non l'ha fatto neanche Bersani e va bene così». Enrico Mentana insiste nella linea del basso profilo e della prudenza. Il suo Tg continua a macinare record di ascolti, e soprattutto a rosicchiare fette di telespettatori al Tg1 di Augusto Minzolini e al Tg5 di Clemente Mimun. In pochi giorni il Tg di La7 è passato dal 3 al 9 per cento di share, con due milioni e spicci di telespettatori e 3,5 milioni di contatti. Ma SuperChicco non si è montato la testa.
Si aspettava un successo così travolgente e veloce?
«Mi aspettavo un aumento di pubblico ma non in questi termini. Sapevo che la prima volta avrei avuto un buon ascolto. Come mi sento? E' una sensazione piacevole e inebriante. Ma non voglio montarmi la testa».
Confalonieri l'ha chiamata. E' pentito?
«Non ho notato rimpianti, del resto non sono stato mandato via per guadagnare ascolti».
Beh ma grazie al traino del suo Tg la rete finirà per diventare concorrenziale nella raccolta pubblicitaria con Mediaset e Rai.
«E' una questione che non mi riguarda. Noi giornalisti quando fingiamo di essere esperti di queste cose rischiamo figuracce. Certo è che sono rimasto stupito quando mi è stato detto che, dopo il debutto del Tg, il titolo in borsa è cresciuto del 20%».
Gli esperti certificano che il pubblico del suo Tg è giovane, appartiene al ceto medio-alto, ed è colto.
«Il mio tentativo è quello di fare un Tg per tutti, per ogni tipo di pubblico. Cerco di parlare chiaro in modo da essere compreso a Bolzano come ad Avellino. C'è gente che campa studiando i target ma si rischia di scivolare in un involontario razzismo a voler spaccare il capello in quattro».
Quello che è certo è che il suo telegiornale sta "scippando" ascolti sia al Tg1 che al Tg5. E lo sta facendo parlando di politica. Al debutto del suo Tg5 promise che la politica sarebbe stata assolutamente marginale. Oggi invece è il piatto forte del tg targato Mentana.
«Tutto si è capovolto da allora. Quando lanciai il Tg5 c'era chi ci accusava di fare un telegiornale per dare spazio alla politica e i partiti, già agonizzanti, pretendevano spazi. Oggi mi sembra che si facciano dei telegiornali per non parlare di politica. Non spetta a me dare giudizi sulle scelte degli altri. Io cerco di fare del mio meglio per realizzare un tg il più libero e spregiudicato possibile. Quanto alla politica, beh mi sembra che ci sia molta attenzione da parte del pubblico».
Quando Minzolini fa i suoi editoriali però il pubblico cambia canale.
«Per carità non mi chieda di commentare il lavoro dei colleghi. Io devo solo pensare a fare la mia corsa e raggiungere il traguardo. Non posso voltarmi indietro».
Qual è il traguardo?
«Mantenere questi ascolti, fideizzare il pubblico. Continuare a convincere i delusi della tv che un'altra informazione è possibile. Restando con i piedi per terra. Non sono affatto convinto che i grandi Tg siano in crisi».
Come ha convinto Gianfranco Fini a darle l'esclusiva della sua prima intervista?
«Fortuna. A luglio, il giorno dopo lo strappo tra Berlusconi e Fini, sono passato per caso davanti all'hotel Minerva. Fini stava annunciando ai suoi la nascita di gruppi parlamentari e avvertendo il premier che nulla sarebbe più stato come prima per il governo. Gli ho detto che a settembre saremmo partiti e gli ho chiesto l'intervista. E' stato di parola».
Se ci saranno le elezioni anticipate come sarà il suo Tg?
«Cercheremo di dare spazio alle notizie, come stiamo facendo. Daremo spazio a tutti e sarà divertente. Ci sarà concorrenza. C'erano due gioiellerie blasonate. Noi questa volta non abbiamo cercato di fare della buona bigiotteria ma abbiamo creato una linea di nostri gioielli».
Continuerà a condurre il suo Tg?
«Per ora sì. Sono il direttore e anche il conduttore del telegiornale. Continuerò a metterci la faccia».