L'AUTUNNO CALDO Alta tensione nella fabbrica del Ducato in occasione del primo stop di oggi
ATESSA. La Fiom-Cgil sciopera oggi contro il primo dei quattro sabato lavorativi alla Sevel previsti dal contratto e la Confindustria chiede i danni. Dopo il no all'ingresso in fabbrica ai due operai di Melfi e l'annuncio di iniziative legali, lo scontro si fa ancora più duro.
La Fiom aveva già annunciato il suo no alla richiesta di lavoro straordinario da parte della Sevel. Nell'azienda del furgone Ducato sono tornati gli ordinativi e i sabato straordinari non venivano più indetti dal 2008. Di qui la domanda di lavoro extra per oggi, il 18 e il 25 settembre e il 2 ottobre. «Consideriamo questa decisione incompatibile con lo stato di cose che i lavoratori Sevel si trovano a vivere», ha spiegato in una nota la Rsu della Fiom. Tre le motivazioni addotte dal sindacato sullo sciopero di 8 ore: i premi non pagati dallo scorso luglio, la protesta contro la disdetta del contratto nazionale delle tute blu da parte della Finmeccanica e la mancata assunzione, sempre alla Sevel, di 1.500 precari.
A sorpresa, però, la Confindustria, per mano del direttore, Fabrizio Citriniti, ha scritto che chiederà i danni per lo sciopero di oggi. «Le motivazioni poste alla base dello sciopero» per l'associazione degli imprenditori sono «con tutta evidenza pretestuose e comunque tali da dimostrare che non si è in presenza di un corretto esercizio dei diritti sindacali. Qualora lo sciopero non venga revocato», spiega Citriniti nella nota alla Fiom, la Sevel si riserva «di agire nei vostri confronti per ottenere l'accertamento dell'illegittimità del vostro operato e la condanna dei responsabili al risarcimento danni». Lo sciopero di oggi, continua Confindustria, «è stato indetto in modo strumentale: costituisce violazione e inadempimento di quanto previsto dalla contrattazione collettiva ed è lesivo degli interessi della Sevel e fonte di rilevanti danni perché l'azienda si trova ad operare in un contesto nel quale è essenziale essere in grado di rispondere con tempestività ed efficienza alle variazioni del mercato al fine della salvaguardia della competivività».
La replica della Fiom non si è fatta attendere. «Crediamo che la Confindustria di Chieti abbia sbagliato indirizzo nell'inviare la lettera», dice Marco Di Rocco, segretario provinciale della Fiom, «forse voleva spedirla a Pomigliano, non ad Atessa. Nell'accordo di Pomigliano c'è scritto che al sabato non si può scioperare, ma nel resto d'Italia si può scioperare perché è ancora un diritto garantito dalla Costituzione. E' evidente che alla Fiat si sentano già tutti a Pomigliano, ma non è così».
Contro lo sciopero è intervenuto Nicola Manzi, segretario provinciale Uilm che a Lanciano ha riunito il direttivo del sindacato. «Così si mette a rischio il nostro futuro», ha detto ai delegati, «e con lo sciopero non si crea occupazione».