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Pescara, 18/04/2026
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Data: 12/09/2010
Testata giornalistica: Il Messaggero
Rutelli conferma: la convergenza con l'Udc è matura. I finiani aprono a Casini: nuovo polo, ma di centrodestra

CHIANCIANO TERME - Il nome è un problema. E guai a chiamarlo "terzo polo". Italo Bocchino però ha portato al meeting Udc un messaggio che vale come una promessa di adesione al progetto: se Berlusconi insisterà nell'esclusione dei finiani dal Pdl (e oggi non c'è motivo di pensare il contrario), allora la convergenza con Pier Ferdinando Casini in un nuovo soggetto politico sarà inevitabile. Bocchino ha insistito nel definire il "nuovo polo" di centrodestra: «Noi siamo per il bipolarismo. Se Berlusconi ci caccia, faremo un polo diverso di centrodestra. Qualcuno si domanderà perché un tempo Berlusconi e Bossi stavano sul palco insieme a Fini, Casini e Buttiglione, mentre ora sono rimasti soli. Quando si litiga con tutti, forse si è sbagliato qualcosa».
La definizione di centrodestra non piacerà a Francesco Rutelli, che ieri ha portato a Chianciano un convinto sostegno al nuovo polo, con tanto di complimenti a Casini per aver avuto il «coraggio» di tenere aperta la prospettiva quando tutto congiurava contro. E in realtà il nome sta stretto anche all'Udc, se è vero, come ha ripetuto ieri Rocco Buttiglione, che il termine «centristi» può essere sostituito al massimo con «centrali». Tuttavia la giornata di ieri ha finito per dare una spinta ulteriore al nuovo progetto dei «moderati». Anche se l'area siciliana che fa capo a Totò Cuffaro non ha mancato di manifestare il proprio dissenso attraverso Saverio Romano: per i cuffariani l'orizzonte politico dell'Udc resta un nuovo accordo con Berlusconi.
Oggi Casini chiuderà il meeting. Ieri intanto, insieme allo stato maggiore del suo partito, ha più volte applaudito gli interlocutori chiamati al Palamontepaschi: non solo Rutelli e Bocchino, ma anche Giuseppe Pisanu e Massimo Cacciari, Beppe Fioroni e Roberto Formigoni. Interlocutori interni ed esterni al progetto. Tuttavia, anche qualche esterno potrebbe un giorno diventare un compagno di strada.
Il più vicino al "nuovo polo" è sembrato Cacciari, non a caso molto applaudito: «Le casematte di un tempo non esistono più. Non ci sono più la sinistra e la destra degli anni '60, figuariamoci se possono esserci i loro partiti». Ma anche Pisanu ha usato parole di incoraggiamento. Innanzitutto ha premesso di «parlare in famiglia». Poi ha detto che «se gli schemi precostituiti non servono a risolvere i problemi del Paese, è bene che questi schemi saltino in aria». Con linguaggio colto, Pisanu ha anche lasciato intendere di essere d'accordo con la riforma elettorale sul modello tedesco, rilanciata da Rutelli e Buttiglione.
Bocchino sul tema ha frenato. Tuttavia anche lui ha parlato di fine della Seconda Repubblica e di «fase embrionale» della Terza: «Dobbiamo ancorare il nostro bipolarismo all'Europa, anziché farlo scivolare verso modelli sudamericani». I finiani comunque, finché continuerà la legislatura, resteranno «fedeli al patto con gli elettori» e chiederanno a Berlusconi «di continuare a governare come è suo dovere». Il dialogo e la convergenza con Casini partiranno insomma da posizioni parlamntari distinte, a partire da problemi concreti come «il quoziente familiare». Rutelli ha proposto anche un documento «sulla crescita, la piccola impresa e la famiglia» da sottoporre al voto nelle Camere. Dall'esterno Fioroni ha detto che intende battersi per un'intesa di governo «tra il Pd e il centro sulla base di un programma riformista». «L'alleanza con la sinistra radicale e con Di Pietro - ha aggiunto - sono impraticabili. Ma per arrivare all'intesa con il centro il Pd deve dare più spazio ai riformisti e ai cattolici». Anche Formigoni ha proposto un'alleanza: «Il partito della Nazione sta bene nel centrodestra. E' stata un errore la rottura del 2008, come lo fu quella del '96 con la Lega».

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