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Pescara, 18/04/2026
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Data: 13/09/2010
Testata giornalistica: Il Centro
Aumentano le ore di cassa integrazione. I dati Inps gennaio-agosto allarmano la Cgil: subito un piano per il lavoro

La provincia più in sofferenza è Teramo poi Chieti

PESCARA. I numeri della crisi parlano chiaro, serve un Piano per il lavoro. A reclamarlo è la Cgil, che commenta così i dati relativi alla Cassa integrazione in Abruzzo dopo che il rapporto Cresa, pubblicato nei giorni scorsi, ha indicato proprio nei bassi livelli occupazionali il nodo dell'economia regionale che nessuno riesce a sciogliere. Il principale sindacato dei lavoratori è preoccupato per la fotografia che emerge dal report dell'Inps relativo al periodo gennaio-agosto 2010. L'istituto di previdenza sociali ha infatti autorizzato oltre 21 milioni (21.052.949) ore di cassa, soltanto 320mila in meno rispetto all'anno precedente. Le persone che ne hanno beneficiato sono state 15.212, rispetto alle 15.446 registrate nel periodo precedente.
Il ricorso al salario assistito ha tuttavia un andamento variegato, a seconda dei territori di riferimento. La provincia più in difficoltà è quella di Teramo, con 9.103.254 ore, di cui 6.693.593 di cassa integrazione straordinaria nel settore industriale.
«Un dato quest'ultimo sicuramente allarmante per il futuro del sistema industriale teramano», commenta per la segreteria regionale della Camera del lavoro, Sandro Giovarruscio, «che da sempre rappresenta uno dei principali poli abruzzesi».
Nelle province di Chieti, Pescara e L'Aquila sono state autorizzate rispettivamente 5.570.907, 1.691.044 e 4.687.744 ore. Nell'Aquilano, si segnala il livello più alto si cassa integrazione in deroga, pari a 2.303.843 ore, della quali 1.641.742 nel commercio. Queste ultime ore di cassa integrazione in deroga sono legate principalmente alla chiusura delle attività nel centro storico del capoluogo per effetto del terremoto. Quanto agli altri ammortizzatori sociali (indennità di mobilità, indennità di disoccupazione esclusa quella agricola) il numero dei beneficiari, sempre nel periodo gennaio-agosto di quest'anno, è passato da 14.237 a 15.115. L'aumento più considerevole si è verificato in provincia di Pescara.
«Nonostante i segnali positivi registrati nell'ultimo periodo in Abruzzo», riprende Giovarruscio, «grazie all'aumento della produzione industriale, del fatturato e degli ordinativi, questi dati sugli ammortizzatori sociali dimostrano purtroppo che l'occupazione non è in ripresa. Questa situazione pertanto deve spingere i governi nazionale e regionale a recuperare il tempo perduto, individuando strumenti e risorse per il rilancio dello sviluppo e soprattutto dell'occupazione. In quest'ottica, è necessario che la giunta regionale avvii un confronto con le forze sociali, gli enti locali, le università e tutti i soggetti interessati allo sviluppo del nostro territorio. L'obiettivo? Realizzare con sollecitudine un programma di rilancio per il lavoro».

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