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Pescara, 18/04/2026
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14/09/2010
Il Messaggero
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Campagna acquisti, cuffariani contro Casini. I "colpi di mercato" sono Mannino e Cuffaro, ancora incerta quota 20. Ma i 316 senza Fini ora ci sono
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ROMA - Si resterà ancora giorni attorno al pallottoliere. Che il gruppo dei 20 «ascari» berlusconiani (secondo la sintetica definizione di Umberto Bossi) venga alla fine costituito senza prestiti del Pdl è allo stato incerto. L'annuncio di ieri di Francesco Nucara, dopo l'incontro a Palazzo Grazioli con il premier, rientra pienamente nella guerra dei nervi in corso. La giornata però ha messo in luce il cuore dello scontro, l'obiettivo principale della campagna acquisti di Berlusconi: rendere incomponibile la frattura tra l'Udc nazionale e quella siciliana di Cuffaro e Mannino, portando subito in maggioranza il drappello di deputati "cuffariani". E l'ottimismo del Cavaliere ieri era alimentato proprio dalla polemica pubblica che Calogero Mannino e Francesco Saverio Romano hanno scatenato contro il discorso di Pier Ferdinando Casini a Chianciano. I deputati Udc siciliani sono quattro (Mannino, Romano, Giuseppe Drago e Giuseppe Ruvolo). E a loro potrebbe unirsi anche il campano Michele Pisacane. Non basterebbero ancora a Berlusconi queste cinque unità per portare a quota 20 il gruppo della «legione straniera». Tuttavia un primo traguardo potrebbe essere per lui raggiunto: i 316 voti di fiducia, rendendo il gruppo dei finiani non determinante. La transumanza guidata dal Cavaliere è un esplicito atto di ostilità a Casini. Il leader Udc, avendo comunque ribadito la piena autonomia del Centro, sperava probabilmente di contenere la dialettica interna entro i confini di partito. Almeno in questa fase. Tuttavia Casini a Chianciano ha anche fatto capire che non avrebbe accettato condizionamenti sulla linea del "nuovo polo". E, appena Mannino ha sferrato l'attacco, una secca risposta è stata affidata a Gianpiero D'Alia (capo dei siciliani Udc fedeli a Casini): «Se Cuffaro, Mannino e Romano pensano di cambiare atteggiamento rispetto a Berlusconi, è un problema loro. Noi restiamo fedeli al voto degli elettori». La Sicilia è una Regione nevralgica per il centrodestra. Ma è anche una realtà politica complicatissima. I cuffariani, infatti, sono strenui avversari del governatore Lombardo. Eppure il Mpa di Lombardo, a Roma, fa parte della maggioranza. Anche il Mpa ha cinque deputati. Lo stesso Lombardo ha promesso per fine mese il voto a Berlusconi. E il Cavaliere ancora spera di convincere i deputati Mpa ad entrare nel nuovo gruppo: così quota 20 verrebbe raggiunta (scontata l'adesione di Nucara, di Pionati, di tre deputati Lib-dem, di cinque Noi Sud, più l'eventuale apporto dei transfughi Udc). Tra Lombardo e Cuffaro però la guerra è aperta: la prima delle richieste dei siciliani Udc è proprio quella di staccare la spina al governo Lombardo. Per ora il Mpa ha assicurato il voto al governo (del resto, è sempre stato in maggioranza salvo talune episodiche astensioni) ma non l'ingresso nel gruppone. Anzi Aurelio Misiti, a nome di Lombardo, ha spiegato che il Mpa fa parte di un'altra "area di responsabilità istituzionale", una sorta di patto di consultazione costituito insieme a Udc, Fli, Api (Rutelli). Insomma, se i cuffariani si muoveranno verso la maggioranza è probabile che l'effetto sia quello di spingere ancor più il Mpa verso il "nuovo polo". Anche quota 316 senza finiani, l'obiettivo sbandierato da Berlusconi e Bossi, è in questo contesto una vittoria non definitiva. Perché è vero che il gruppo Fli non sarebbe determinante. Ma lo diventerebbe il Mpa, che pur sempre ha un piede nel "nuovo polo" e che comunque nella trattativa con il Cavaliere tiene sempre come priorità il governo della Sicilia. Per questo Berlusconi spera di trovare altrove i cinque deputati che ancora gli mancano. Lui, come sempre, ostenta ottimismo. Assicura che i nuovi acquisti saranno «sorprese»: verranno dagli eletti all'estero, persino dall'Idv, dice. Lo stesso Nucara si è permesso di dubitare. Se poi sarà necessario, il Pdl farà un prestito di deputati. Il nuovo gruppo serve per spostare i pesi delle commissioni il più possibile a favore del Cavaliere. Innanzitutto per non rendere più determinanti i finiani nella commissione Giustizia.
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