MILANO - «I numeri ci sono» aveva assicurato Francesco Nucara. Il leader Pri ha garantito l'appoggio al governo Berlusconi, annunciando lunedì la costituzione di un «gruppo di responsabilità nazionale» («ma io preferirei che si chiamasse di responsabilità repubblicana»): venti deputati in grado di far ottenere la maggioranza dei voti in Parlamento anche senza l'appoggio dei finiani, garantendo dunque al premier (oggi ospite di "Porta a Porta") la possibilità di andare avanti.
UDC E MPA - Nessun nome ufficiale, però: sui presunti appartenenti a questa "lista salva-governo" sono circolate parecchie indiscrezioni. E il giorno dopo, alcuni parlamentari ci tengono a chiarire la propria posizione. «Con me nessuno dei parlamentari dell'Udc che esprimono dissenso dalla linea politica tenuta a Chianciano da Casini - afferma il segretario regionale dell'Udc Sicilia, Saverio Romano - ha mai pensato di aderire al Gruppo Nucara. Ogni attribuzione di intenzioni, di esodo dall'Udc è puramente arbitraria oltre che maliziosa: essendo impegnati in un confronto interno, attendiamo di verificare se è garantito lo spazio di discussione». «L'Mpa non farà parte di nessun 'gruppo di responsabilità nazionale' alla Camera - dichiara poi Aurelio Misiti, deputato del Movimento per le autonomie - e voterà la fiducia ai 5 punti programmatici del Pdl solo a patto che ci sia un cambio di rotta sul Sud e la sicurezza». «Vedo che oggi sulla stampa ci confondono con chi è pronto ad appoggiare il governo a prescindere - aggiunge. - Non è così, noi sosterremo la maggioranza solo se saranno adottati provvedimenti concreti per rilanciare il Meridione e assicurare la sicurezza nel Sud. In ogni caso, non siamo disposti a fare nessun gruppo, stiamo bene dove siamo».
SVP E LIB-DEM - Anche Siegfried Brugger si tira fuori: «Tagliamo subito la testa al toro: alla Camera come al Senato la Svp non cambia linea, resta fuori dai blocchi e non entrerà in maggioranza» dice il presidente dei deputati Svp, anche a nome della collega senatrice Helga Thaler: «Continueremo a votare i provvedimenti che riterremo condivisibili e a non votare quelli che non riterremo condivisibili. Ogni altra speculazione - conclude - è fuori luogo». Poco più tardi, arriva Daniela Melchiorre a smentire quello che definisce l'«arruolamento» dei tre Lib-Dem (gli altri sono il coordinatore del partito Italo Tanoni e il deputato Maurizio Grassano) nel nuovo gruppo del centrodestra. «Noi siamo un piccolo partito - sostiene la presidente dei Liberal-democratici - ma abbiamo una nostra struttura e siamo abituati a prendere le decisioni in modo collegiale. Questo non è avvenuto e non abbiamo nemmeno riunito la direzione. Lo faremo nei prossimi giorni per esaminare la situazione. Allo stato attuale posso assicurare che nessun esponente della maggioranza ci ha contattati e che le voci su un nostro 'arruolamento' sono destituite di ogni fondamento».
MARONI - A proposito dei venti deputati pronti a sostenere il governo, Roberto Maroni ribadisce la posizione della Lega: «Sono convinto che si debba andare in Parlamento, come ha deciso il presidente del Consiglio, e chiedere a Camera e Senato di rinnovare la fiducia su un documento di 5 punti - dichiara a "Mattino 5" il ministro dell'Interno. - Se ci sarà la fiducia e la maggioranza ci saranno le condizioni per andare avanti, altrimenti la cosa più giusta è andare a elezioni e chiedere al presidente della Repubblica di sciogliere le Camere». E l'ipotesi di proseguire con una maggioranza diversa rispetto a quella emersa dalle elezioni del 2008? Per Maroni, sul piano politico «non è la stessa cosa». «Se una maggioranza eletta dagli elettori viene sostituita da altri - dichiara il responsabile del Viminale - c'è una questione seria. Un governo c'è in quanto ha la maggioranza, ma poi serve operare. Se la maggioranza ogni giorno deve cercare i voti in Parlamento si lavora male».