Iscriviti OnLine
 

Pescara, 22/04/2026
Visitatore n. 753.355



Data: 16/09/2010
Testata giornalistica: Il Centro
Chiodi, strana giornata tra voci e sospetti. G8 e appalti, presidente nella bufera: «Non c'entro nulla, voglio parlare coi giudici»

Tam-tam da Chieti all'Aquila «Commissario ai domiciliari» Lui a Roma per la ricostruzione e l'Antimafia lo convoca con Tordera per i contatti post-terremoto

L'AQUILA. La strana giornata del commissario della ricostruzione. Lui è a Roma per battere cassa sui debiti post-sisma. In Abruzzo si scatenano voci e sospetti di una nuova bufera giudiziaria. Il tam-tam parte da Chieti, dove si blocca un consiglio provinciale per voci di imminenti arresti. Poi si apprende di Chiodi chiamato dall'Antimafia per riferire dei contatti con Verdini e la cricca, di Chiodi ai domiciliari. A sera lo sfogo: «Non c'entro nulla. Voglio parlare coi giudici».
TAM-TAM A CHIETI. Consiglieri che alzano le mani in segno di resa. La tensione è alta, poi il presidente Enrico Di Giuseppantonio esclama: «Siamo alla follia». Momenti di tensione, intorno alle 21, nell'aula del consiglio provinciale di Chieti dov'è in corso una seduta. Pochi minuti prima si sparge la voce di indagini della magistratura con risvolti teatini. Un passaparola che rimbalza durante una riunione tecnica chiesta dalla maggioranza di centrodestra. Nel frattempo, un'agenzia di stampa dirama un testo dove si ventila l'ipotesi di una sospensione ad hoc dovuta «secondo quanto riferito da alcuni consiglieri provinciali, a presunti provvedimenti della magistratura nei confronti di alcuni politici abruzzesi». Così il consiglio provinciale di Chieti cade nell'occhio del ciclone del tam-tam delle voci che si rincorrono su iniziative della magistratura teatina. Poi, a mano a mano, dopo interminabili minuti di attesa, si capisce che le notizie sono attribuite all'inchiesta della Procura dell'Aquila sulla gestione degli appalti per la ricostruzione della città. Il consiglio provinciale riprende i lavori mentre l'ufficio stampa invia ai giornali una nota, che così recita: «Sono destituite di ogni fondamento le illazioni circolate sulle agenzie di stampa circa una sospensione dovuta a qualsivoglia altro motivo».
DOMICILIARI? Addirittura, nella tarda serata di ieri, si diffondono voci di un'imminente misura cautelare, gli arresti domiciliari, nei confronti del commissario della ricostruzione. Contattato dal Centro alle 22, rispondendo al cellulare da un ristorante di San Lorenzo in Lucina, nella capitale, il presidente della giunta dichiara: «Ho sentito parlare di G8, di sanità. Auspico di essere ascoltato dalla magistratura, voglio uscire da questo stillicidio di voci. Non è giusto stare nel tritacarne. Qui non è più un'aria respirabile. Per chi non ha commesso nulla è difficile affrontare la situazione. La mia è una disponibilità massima, non può esserci ombra. Per chi deve operare senza aver fatto nulla diventa una cosa di una difficoltà incredibile. Anelo che qualcuno tolga tutte queste ombre che rendono più difficile il lavoro. Ci deve pensare la magistratura, altrimenti il tritacarne mediatico ci ricama sopra. Sono stufo di fare il mio dovere e di ritrovarmi in mezzo a questa ridda di voci. Auspico che mi si ascolti. Ribadisco ciò che si è già detto. Ripeto, quindi, di non aver mai incontrato Fusi. Me lo passò Verdini dal suo cellulare. Né lui mi ha mai contattato, né io l'ho mai invitato neanche a prendere insieme un caffé. Nessuno ricami sopra questi innocenti fatti». Fin qui Chiodi. Poi una lunga nottata di attesa e di voci incontrollate.
LA CRICCA. Chiodi comparirà davanti ai magistrati aquilani. Nelle stesse ore, infatti, prende corpo l'ipotesi che la Procura nazionale antimafia, che all'Aquila ha distaccato il magistrato Olga Capasso, stia imprimendo l'accelerazione definitiva all'inchiesta sugli appalti per i Grandi eventi, il G8 e la ricostruzione post-terremoto che vede già iscritti nel registro degli indagati, con l'ipotesi di corruzione, il coordinatore nazionale del Pdl Denis Verdini, e l'imprenditore aquilano Ettore Barattelli, presidente del Consorzio Federico II che aprì le porte allo sbarco in città al colosso delle costruzioni Btp degli indagati Riccardo Fusi e Vincenzo Di Nardo. È proprio in questo discorso che s'inserisce la figura di Chiodi. Il suo interrogatorio, insieme a quello del direttore generale della cassa di risparmio della provincia dell'Aquila Rinaldo Tordera, sono calendarizzati per la prossima settimana. Indagati? Persone informate sui fatti? Il tam-tam da Chieti raggiunge immediatamente anche ambienti politici aquilani, dove trova conferma, sì, la notizia di imminenti misure cautelari riguardanti amministratori regionali, ma legate al filone della sanità.
BARATTELLI. La Procura aquilana, che l'ha già sentito nei mesi scorsi, è intenzionata a riconvocare anche il 42enne imprenditore Ettore Barattelli, vicepresidente dell'Ance, consigliere di amministrazione della Carispaq e componente dell'assemblea dei soci della fondazione Carispaq. Barattelli è finito nel registro degli indagati dopo la sua deposizione spontanea davanti ai pm aquilani nella quale ha respinto ogni addebito. L'inchiesta, in collaborazione con la direzione nazionale antimafia per le eventuali infiltrazioni mafiose, ruota attorno all'attività del Consorzio Federico II, costituito proprio per partecipare agli appalti per la ricostruzione e composto dall'impresa Fratelli Ettore&Carlo Barattelli srl, dalle altre due aziende aquilane Vittorini Emidio costruzioni srl e Marinelli ed Equizi srl e dalla Btp, del presidente dimissionario Riccardo Fusi, indagato nell'inchiesta di Firenze sui Grandi eventi e il G8 della Maddalena dalla Procura di Firenze, poi passata a Perugia. Secondo l'accusa, i componenti del Consorzio avrebbero cercato di ottenere appalti nella ricostruzione attraverso la presentazione di politici molto influenti.

www.filtabruzzo.it ~ cgil@filtabruzzo.it