Non parteciperò al consiglio regionale del 21. Voglio che sia riconosciuta la mia estraneità ai fatti che mi si contestano
L'AQUILA. Gianni Chiodi non ci sta, si sente accerchiato. Il titolo forte del Centro di ieri, che ha raccolto le voci di un'accelerazione dell'inchiesta su G8 e appalti con il coinvolgimento del presidente della Regione, ha scatenato molteplici reazioni. «Per me la prima cosa è la dignità», ha dichiarato ieri a telefono il diretto interessato, «tutto il resto viene dopo. Sacrificherei tutto alla dignità e non mi si possono attribuire cose che finiscono in prima pagina, ma non hanno seguito».
«Non ci sto al tritacarne mediatico», sottolinea Gianni Chiodi, che è anche commissario alla ricostruzione, «in questo clima di inquisizione. Non credo che parteciperò al consiglio regionale del 21 perché voglio che tutte le cose che sono state scritte sui giornali e non hanno avuto seguito e non avrebbero mai potuto averlo, vengano precisate. Vorrei avere lo stesso rilievo e per fare questo devo fare qualcosa di eclatante. Il 21, dopo aver fatto dichiarazioni, non parteciperò al consiglio regionale, se i fatti che io dirò non avranno trovato riscontro».
Chiodi precisa «di non aver ricevuto avvisi di garanzia».
«Non ce l'ho con la magistratura, che sta indagando», sottolinea, «l'unica cosa che posso addebitarle è che oggi il clima in Abruzzo è di inquisizione e deve tenere conto di questo. Vorrei solo che venga scritto sui giornali. Contano il titolo e la locandina, non solo il corpo dell'articolo. Non ci sto, mi sta telefonando tutto l'Abruzzo e io devo lavorare per fare gli interessi della mia regione. Perdo un giorno a rispondere alla gente e a dare spiegazioni. Se c'è qualcuno che ritiene che siano meglio i politici che non fanno nulla, ma nulla di nulla, e quindi non possono essere sindacati, io non sono di questa pasta. Ho bisogno di dignità, l'Abruzzo ha bisogno di dignità, sul nulla questa notizia ha fatto il giro d'Italia. Contesto il titolo che suggestiona».
«È inaccettabile», spiega il presidente, «anche la strumentalizzazione che si sta facendo sull'attività degli organi inquirenti che hanno il compito, giustamente, di sentire chiunque possa avere una qualche conoscenza dei fatti su cui si sta indagando. Va da sé che questo clima irrespirabile di «caccia alle streghe» mina profondamente l'immagine del presidente della Regione Abruzzo. Ma si rassegnino perché tutto il mio operato amministrativo è sempre all'insegna della più cristallina legalità. Spero ci sia l'onestà intellettuale, oltre che deontologica, affinché gli organi di stampa riservino al presidente Chiodi lo stesso clamore per annunciare che non c'è assolutamente nessuna bufera che lo riguardi. Vorrei, invece, poter lavorare per il bene della mia terra e della mia gente con la serenità e la dignità che spettano a chi ogni giorno s'impegna duramente tra mille problemi, ma sempre con grande spirito etico, riuscendo tra l'altro ad ottenere risultati unici per la nostra regione. E mi riferisco, in primis, alla riduzione dell'indebitamento o al riordino della Sanità. Traguardi lodevoli che ci vengono puntualmente riconosciuti da testimoni esterni. È il caso di Repubblica, testata non certo di parte».
Il presidente Chiodi tocca anche gli affetti personali. «Da Roma, dove mi trovo per una tre giorni di intensi contatti, ho dovuto rassicurare la mia famiglia e le mie figlie, preoccupatissime per una notizia che non ha il minimo fondamento. E questo non è umanamente sopportabile. Non è accettabile».
LA PROCURA. Il procuratore Alfredo Rossini ieri non ha voluto fare assolutamente commenti sul tam tam di voci e sospetti di una nuova bufera giudiziaria; ha invece risposto alle domande dei giornalisti sulla posizione di Chiodi che entro il mese sarà ascoltato come persona informata sui fatti, insieme al direttore della Carispaq, Rinaldo Tordera. Rossini ha confermato la circostanza chiarendo il ruolo di Chiodi: il presidente della Regione Abruzzo ha avuto sempre dei rapporti molto chiari con quest'ufficio fin dall'inizio con i processi sui crolli, dimostrando sempre disponibilità», ha spiegato Rossini, «in questa fase dovrà probabilmente riferire alcune cose che chiariscano la posizione nell'ambito degli appalti ma non perchè è indagato». Rossini ha spiegato che «si tratta di chiarimenti nell'ambito di appalti in senso lato, quindi G8 e il resto, e questo solo perché come testimone e persona informata dei fatti ci può dare dei dati in relazione alla posizione di altre persone che sono all'attenzione di questo ufficio».
ORDINE GIORNALISTI. Chiodi incassa la solidarietà dell'Ordine dei giornalisti: «Il semplice rincorrersi di voci non giustifica la diffusione di notizie senza il preventivo, necessario riscontro. Chiodi ha ragione di dolersene pubblicamente».
LE REAZIONI. Il coordinatore regionale abruzzese del Pdl, Filippo Piccone sottolinea che «la Procura ha già avuto modo di smentire categoricamente il coinvolgimento di Chiodi nell'inchiesta G8 e appalti all'Aquila. Una campagna denigratoria di questo tipo lede la dignità di un uomo che da sempre ha agito nella trasparenza e legalità e sta continuando su questa strada anche nel difficile compito della ricostruzione».
Il capogruppo in consiglio regionale del Pdl, Gianfranco Giuliante, parla di «clima di sospetto e area irrespirabile». Il presidente del consiglio regionale, Nazario Pagano, critica «il gesto generato da un irresponsabile che rischia di provocare un danno irreparabile agli interessi sociali ed economici degli abruzzesi».
Il presidente della Provincia di Chieti, Enrico Di Giuseppantonio è preoccupato «perché in questa situazione c'è il rischio concreto che soccombano le istituzioni e la politica, già minata da una cronica disaffezione da parte dei cittadini». Solidarietà anche dal capogruppo in consiglio regionale, Antonio Menna (Udc): «Mi auguro che queste presunte rivelazioni non siano utilizzate come strumento di lotta politica». Secondo il presidente della Provincia di Pescara, Guerino Testa, «le voci che si rincorrono nelle ultime ore in molti corridoi possono contribuire solo a rendere irrespirabile il clima». Il vicepresidente della giunta regionale Alfredo Castiglione si dice «dispiaciuto come amministratore e come abruzzese». L'onorevole Pierluigi Mantini (Udc) dichiara: «La magistratura faccia il suo corso con serenità ma a nulla servono i veleni e le preventive condanne per responsabilità non accertate». Anche Giovane Italia L'Aquila e segretario regionale Ugl, Piero Peretti solidali con Chiodi.