PESCARA - Se fosse una corsa, arriverebbero tutti primi. Tutti e 117 all'unisono al traguardo, stesso fiato stesso passo, persino stessa tempra. Uguali e spiccicati nelle capacità nella dedizione e nella resistenza, persino nei giorni di malattia perchè alla fine contano pure quelli. Bravi, bravissimi i dirigenti della Regione Abruzzo, promossi in blocco dal nuovo nucleo di valutazione insediato dalla giunta Chiodi, superano a pieni voti il giudizio dei tecnici e tornano a casa con la pagella ripiegata sotto il braccio. "Ottimo" per tutti tranne che per due dirigenti, è il giudizio del nucleo di valutazione che promuove a pieni voti gli obiettivi del 2010: solo in due restano indietro, uno un po' distaccato l'altra addirittura al palo mentre un terzo trasferito in altro ufficio risulta invece "non valutabile". Un giudizio in ciclostile che dovrebbe essere lo specchio di una Regione che funziona come un orologio, ingranaggio perfetto e ben oliato. Ma così non è. E le polemiche si scatenano.
Costeranno cari, molto cari alle casse della Regione gli "ottimo" elargiti a piene mani a 114 dei 117 direttori e dirigenti regionali, perchè a voti e pagelle sono appesi i premi di produzione che sono parte integrante delle retribuzioni. E che variano dai diecimila ai ventimila euro: ma in questo caso massimo dei voti e massimo del premio, cioè ventimila euro per tutti, alla faccia delle disastrate casse regionali. I premi di produzione, tra l'altro previsti dal contratto nazionale, costeranno lo scherzetto di quasi due milioni e mezzo di euro.
Un fine anno da nababbi, ma non per tutti. Due pecore nere, bollate dal nucleo di valutazione (del quale fa parte, secondo una denuncia del consigliere regionale del Pd Claudio Ruffini, anche un collega di studio del presidente del consiglio regionale Nazario Pagano) si devono accontentare di un "buono" e di un magro "sufficiente". Sono Antonio Perrotti, architetto della Regione sempre molto critico rispetto al "progetto Case" di Silvio Berlusconi ma sarà sicuramente una coincidenza, che si deve accontentare di un giudizio "buono" e la dirigente del Servizio cultura Paola Di Salvatore che ha allestito cartelloni di successo nella città terremotata ma poco graditi all'assessore. E anche questo sarà un caso. Il terzo dirigente ritenuto non valutabile, è Francesco D'Atri, che è tornato al suo lavoro d'origine all'ospedale di Popoli.
Tutto regolare, naturalmente. Ma soltanto un anno fa, quando i dirigenti regionali furono promossi col massimo dei voti ma in percentuale più bassa e quattro di loro si dovettero accontentare del "buono", fu un apriti cielo. La ricca "quattordicesima" assegnata lo scorso anno fece sparlare in lungo e in largo sindacati e opposizione. Anche perchè, si fa notare, quella dei dirigenti è una vera e propria casta. Più dei dipendenti regionali ai quali Brunetta ha tagliato le indennità di missione e il 20 per cento dello stipendio, più ancora dei consiglieri regionali, che sia pure dopo il pressing dei giornali, si sono ridotti lo stipendio del dieci per cento. Intoccabili soltanto loro, i responsabili dei servizi e degli staff della Regione. Bravi, bravissimi: nell'elenco d'oro dei dirigenti ci sono naturalmente i due esterni Gianluca Caruso e Carla Mannetti, e poi di seguito tutti gli altri. Promossi dopo un'attenta valutazione degli obiettivi raggiunti. Altro che sei politico, è l'ottimo politico. Una specie di dieci in condotta.