ROMA. In caso di elezioni politiche anticipate, secondo i dati del Barometro Politico dell'Istituto Demopolis (sondaggio effettuato tra il 10 e 15 settembre su un campione di 1.080 cittadini), l'asse Lega-Pdl si aggiudicherebbe il premio di maggioranza alla Camera (anche senza i finiani), mentre non otterrebbe la maggioranza al Senato.
Il Pdl di Berlusconi si posizionerebbe oggi al 29%, con la Lega di Bossi in ulteriore crescita al 13%. Il Pd otterrebbe il 26,5%, con l'Idv di Antonio Di Pietro al 6%. In lieve crescita, Sinistra, Ecologia e Libertą di Vendola (4,5%) e l'Udc di Casini (7%); Fli intorno al 7,5%. Tra lo 0,5% e il 2% gli altri partiti minori (MpA di Lombardo, Api di Rutelli, Lista Bonino-Pannella, Socialisti, Prc con i Comunisti Italiani, la Destra, ecc). Una assoluta incognita potrebbe rivelarsi il Movimento Cinque Stelle di Grillo.
Lo schieramento del Presidente della Camera otterrebbe oggi un consenso tra il 7% e l'8%. Una stima di massima destinata a modificarsi, anche radicalmente, in base alle alleanze che Futuro e Libertą sceglierą.
2 milioni e 700 mila voti, secondo Demopolis, sono il bacino odierno di Fini: uno spazio composito e trasversale, che incrocia segmenti di diverse aree politiche, non solo di centrodestra. Il 63% di quanti sceglierebbero Fli aveva in precedenza votato per il Pdl (circa un milione e 700 mila), il 2% per la Lega di Bossi; il 5% aveva invece preferito l'Udc di Casini, il 4% Di Pietro, il 12% il Partito Democratico (circa 325 mila elettori). Il resto, stimabile intorno al 14% (in parte "vecchi" elettori di An), non si era recato alle urne.
In sintesi, dunque, quasi due terzi del consenso verrebbero sottratti agli alleati di centrodestra; un segmento significativo recuperato dall'astensione, oltre un quinto tra quanti nel 2008 avevano scelto l'Udc o il centrosinistra.
«In assenza di un'offerta politica chiara - afferma il direttore dell'Istituto Demopolis Pietro Vento - la fotografia delle odierne intenzioni di voto degli italiani evidenzia nel Paese un quadro piuttosto incerto, nel quale i due partiti maggiori, PD e PDL, appaiono penalizzati, pił degli altri, da ampi segni di disaffezione verso la classe politica». E la quota del non voto si allarga ogni giorno di pił.