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Data: 18/09/2010
Testata giornalistica: Il Messaggero
Trasporti, sviluppo urbano e risorse. La sfida per i nuovi poteri inizia adesso

ROMA - Nata la forma della "quarta Capitale" - come la chiama il vice sindaco di Roma Mauro Cutrufo, uno dei principali tessitori della riforma - ora tocca definire la sostanza, ossia i reali poteri. Quelli, insomma, che differenzieranno il nuovo ente speciale di Roma Capitale da un Comune "normale". Ed è proprio il secondo decreto applicativo il vero nodo del dibattito: quali saranno le reali competenze di Roma Capitale? Il confronto è aperto, soprattutto con la Regione, da cui dovrebbero provenire gran parte dei nuovi poteri, e con le province del Lazio, che chiedono in coro di «non creare squilibri» con la Città eterna.
In realtà la cornice dei nuovi poteri è già contenuta nell'articolo 24 della legge delega 42/2009, sul federalismo fiscale. La norma assegna a Roma Capitale funzioni amministrative in materie di primaria importanza: la valorizzazione dei beni artistici, ambientali e fluviali (seppur in concorso con il ministero per i Beni culturali); lo sviluppo economico e sociale, con particolare riferimento al settore produttivo e turistico; lo sviluppo urbano e la pianificazione territoriale; l'edilizia pubblica e privata; i servizi urbani, a partire dai trasporti e mobilità. Ma anche la protezione civile, di concerto con il relativo dipartimento nazionale presso la Presidenza del Consiglio dei ministri e con la Regione Lazio. La legge sul federalismo fiscale sancisce anche il trasferimento a titolo gratuito dei beni appartenuti al patrimonio dello Stato «non più funzionali all'amministrazione centrale». Non solo poteri speciali, quindi, ma anche risorse ad hoc, ovvero commisurate «alle funzioni e alle competenze a essa attribuite».
La questione ancora aperta riguarda lo "spessore" di queste competenze: ossia quali saranno gestite di concerto, per esempio, tra Roma Capitale e Regione Lazio, e quali passeranno di mano completamente. «Nei prossimi giorni incontreremo il sindaco di Roma e coinvolgeremo il consiglio regionale perché, nell'ambito del nuovo processo di Roma Capitale, sia mantenuto un equilibrio tra tutti i territori», avverte la governatrice Renata Polverini, che all'audizione alla commissione bicamerale sul federalismo fiscale aveva messo i paletti: «La Regione può decidere di delegare alcuni suoi poteri, ma non può essere obbligata a trasferirli».
Gianni Alemanno, dopo aver portato a casa lo storico risultato del primo decreto, è ottimista anche sul secondo step: «Sulla questione dei poteri sarà impostato un confronto e presto ci sarà un incontro con Renata Polverini e il ministro Calderoli per cercare la massima intesa - spiega l'inquilino del Campidoglio - Senza la prima trasformazione, ratificata ieri, i nuovi poteri avrebbero poggiato su uno status troppo debole». E Cutrufo si affretta a precisare: «Gli ambiti delle nuove competenze sono già legge dello Stato - sottolinea il vice sindaco - È giusto attendere due mesi per l'approvazione del prossimo e ultimo decreto, per non licenziare frettolosamente cose complesse, ma entro l'anno anche queste due ultime rifiniture, i decreti delegati, saranno approvati».
Il limite massimo per approvare il secondo decreto attuativo, infatti, è fissato per maggio. Ma sul colle capitolino sono convinti di poter chiudere la partita già per la fine dell'anno. Il decreto sui poteri, dopo il confronto tra gli enti locali, dovrà essere approvato in prima lettura dal Governo, per poi passare alle commissioni Bilancio e Finanze di Camera e Senato, in consiglio comunale, alla commissione bicamerale sul Federalismo e, di nuovo, dal Consiglio del ministri per l'ok definitivo. la strada da fare, insomma, non manca.

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