ROMA -Concentrato sugli appuntamenti della prossima settimana dedicati alle celebrazioni per il 150° dell'Unità d'Italia(lunedì visita alla città di Roma, martedì inaugurazione dell'anno scolastico), Giorgio Napolitano non ha prestato eccessiva attenzione all'ennesimo attacco velenoso proveniente dalle colonne di "Libero", pure indicativo dell'intenzione di alcuni giornali filo-governativi di tenere alta la tensione con il Colle. Beninteso: nessuna reazione ufficiale di sdegno per una vicenda «trita e ritrita» relativa a una questione di rimborsi di biglietti aerei risalente a quando Napolitano era europarlamentare. I fatti - come di consueto - parlano da soli. Nè il Colle ha reagito formalmente ad un'altra poco onorevole vicenda: anche nel Consiglio dei ministri di ieri c'è stata fumata nera sulla nomina del nuovo ministro dello Sviluppo economico e sul presidente della Consob.
Per il successore di Scajola siamo ormai al 137° giorno di interim di Berlusconi, cioé quattro mesi e mezzo. E le voci secondo cui il Cavaliere aveva finalmente sciolto la riserva ed aveva pronto il nome da proporre a Napolitano sono state smentite per l'ennesima volta dai fatti. Nel Cdm l'argomento è stato semplicamente ignorato.
A nulla sono serviti gli appelli, i richiami, le esortazioni provenienti non solo dal Quirinale ma anche da autorevoli esponenti del mondo imprenditoriale (Marchionne e la Marcegaglia) sulla insostenibilità di una situazione del genere. Come si è detto, Sul Colle si evitano commenti, ma la preoccupazione e il disappunto sono evidenti. Anche perché Napolitano ha già espresso la sua opinione in varie occasioni; così come, nelle scorse settimane, quando era circolato il nome dell'attuale viceministro Paolo Romani come principale candidato, il capo dello Stato aveva manifestato i propri dubbi a Berlusconi per il possibile conflitto d'interessi, considerata l'attività editoriale di Romani. Il Cavaliere si era riservato di fornire gli opportuni chiarimenti. Poi il silenzio più completo è calato su una vicenda che sta diventando quasi paradossale.
Anche il Colle - come si è detto - tace su questo interminabile interim. Ma chi conosce le abitudini del capo dello Stato sa che egli difficilmente interviene in una vicenda "a caldo", sotto l'impulso di considerazioni di ordine politico. Si muove sempre in una logica istituzionale. Quindi bisogna solo aspettare l'occasione propizia. A meno che, nel frattempo, il premier non riempia finalmente quella benedetta casella vuota.