VAL DI SANGRO Tensione alta nello stabilimento di Atessa in vista della protesta in programma stamattina
ATESSA. Alla Sevel la tensione resta alta e palpabile. Lo scontro tra l'azienda del gruppo Fiat e una parte dei sindacati, Fiom-Cgil in testa, è di nuovo dietro l'angolo, dopo l'annuncio di un nuovo sciopero anche in occasione del secondo sabato lavorativo comandato nello stabilimento dei furgoni Ducato e previsto per oggi.
Ieri, tuttavia, se ne è avuto un prologo con altre due ore di astensione dal lavoro, proclamate sempre dalla Fiom, stavolta contro le deroghe al contratto nazionale dei metalmeccanici del 2008, disdetto da Federmeccanica, contro l'estensione dell'accordo di Pomigliano e in favore della salvaguardia dei diritti dei lavoratori. Un altro fronte caldo nella più grande fabbrica abruzzese.
Alle 9,30 gli operai della Fiom sono usciti dai cancelli. Sono in molti a lasciare le postazioni di lavoro. Secondo la Fiom, almeno in 700, tanto che il reparto montaggio si blocca per un'ora.
«C'erano così tanti lavoratori che abbiamo improvvisato un'assemblea davanti all'ingresso dello stabilimento», dice con soddisfazione Marco Di Rocco, segretario provinciale di Chieti della Fiom. «Ancora una volta i lavoratori della Sevel hanno compreso il senso della protesta e hanno manifestato pacificamente il loro dissenso rispetto alle politiche scellerate di Fiat, condivise da Fim, Uilm e Fismic».
E la Fiom è ottimista anche per oggi.
Questa mattina, infatti, si replica, ma per l'intero turno di lavoro straordinario programmato dalle 6 alle 14. Con la Fiom ci sono anche la Failms-Cisal egli ex Cobas dell'Usb (Unione sindacale di base). Le organizzazioni sindacali contestano alla Sevel e alla Fiat di non aver riaperto una trattativa sul premio di risultato - 600 euro non pagati a luglio - e sul reintegro di parte dei 1500 precari licenziati durante la crisi. Nello sciopero contro gli straordinari, dunque, le questioni nazionali si intrecciano a quelle nazionali.
Alla Sevel la battaglia è partita la settimana scorsa. Ad accendere lo scontro è stata dapprima la decisione di Federmeccanica di stoppare il contratto del 2008. Poi si sono aggiunte le accese assemblee di fabbrica con il segretario nazionale della Fiom, Maurizio Landini, le roventi polemiche con Fim e Uilm sul contratto e ancora, venerdì scorso, il no della Sevel all'ingresso in fabbrica di Giovanni Barozzino e Antonio Lamorte, due dei tre operai licenziati a Melfi, i quali avrebbero volito parlare con gli operai. Si sciopera e la Fiom denuncia la Sevel per comportamento antisindacale.
A seguire, la richiesta dell'azienda di quattro sabato lavorativi è l'ultima goccia che fa traboccare il vaso. Parte un'altra raffica di scioperi, cui Sevel e Confindustria rispondono con una diffida e una richiesta di risarcimento danni.
Per oggi copione identico. «Se lo sciopero non è la strada giusta, ci dicano allora qual è lo strumento per riconquistare un tavolo sul premio, sui precari e anche sul futuro della Sevel, perché quest'ultimo manca dal 2005», sostiene Di Rocco. Un futuro sul quale, in verità, tutte le sigle sindacali intendono discutere.
La Sevel sta dando segnali di ripresa, dopo la grave crisi vissuta a cavallo tra il 2008 e il 2009. E gli straordinari ne sono una prova. Non se ne facevano infatti da quasi da due anni. Il 2010 chiuderà, poi, con una produzione di 178 mila furgoni, oltre 50 mila in più dell'anno prima. Un concreto segnale di speranza per i 6.200 occupati della fabbrica leader d'Abruzzo.