No al nuovo Ulivo si sta insieme sul programma Al primo posto il lavoro riduzione delle tasse e assunzione dei precari
VASTO. Antonio Di Pietro vuole portare allo scoperto i «Ponzio Pilato della politica». Quelli che pongono la questione morale e poi votano il nuovo lodo Alfano. E dal cortile di un assolato Palazzo D'Avalos apre la Festa dell'Italia dei Valori proponendo due mozioni di sfiducia.
La prima mozione è diretta al governo Berlusconi, per sfiduciarlo e andare al voto anticipato. La seconda a Silvio Berlusconi come ministro dello sviluppo. Ma è soprattutto la prima mozione quella che Di Pietro ritiene le «forche caudine» della fedeltà all'idea di un'Italia democratica e fedele alla costituzione. Per trasformare la mozione in ordine del giorno, spiega Di Pietro, occorrono 63 firme di parlamentari «e noi non ce l'abbiamo» (mentre per la sfiducia personale al ministro le firme non servono). Per questo, sottolinea Di Pietro, le firme devono arrivare anche da chi oggi si dice all'opposizione. «Chiediamo a tutti coloro che pongono la questione morale di essere coerenti o di tacere per sempre», dice il leader dell'Idv, «vogliamo vedere se chi oggi si dice all'opposizione lo è veramente».
«Se ci si riesce dobbiamo provarci», avverte, «se non ci si riesce dobbiamo prepararci, perché la legislatura per fortuna avrà una fine».
Di Pietro sa che non sarà semplice arrivare alla sfiducia del gloverno, anche perché «ad agosto sembrava che si potesse sfiducialo, a settembre la cosa è diventata difficile e a ottobre finirà a tarallucci e vino». Il riferimento è ai finiani che Di Pietro vede impegnati in una rapida retromarcia rispetto alle parole di Mirabello, «quando sembrava che invece di Fini fossi io a parlare da quel palco, ma non ero io, tanto che volevo dire a Fini: la prossima volta vieni tu a Vasto. Ora però cosa succede?», si chiede Di Pietro, «succede che finiani e Pdl si mettono d'accordo per il nuovo lodo Alfano». E come verifica sull'affidabilità di chi oggi si dice all'opposizione Di Pietro annuncia di avere inviato il progetto di legge anticorruzione alle segreterie di Pd, Futuro e libertà, Udc e gruppi misti «per vedere se lo firmano. La mia la metto per ultima e se non la vogliono non la metto».
L'obiettivo di Di Pietro è «togliere il modello piduista berlusconiano dal governo del paese, un modello che ha eliminato la corruzione perché ha eliminato i processi», spiega tra gli applausi. Un obiettivo che non ha troppo di personale, perché «noi combattiamo il berlusconismo, epicentro del degrado che sta erodendo le coscienze, tanto che dobbiamo cominciare a temere il berlusconismo che è in noi».
Ma con quali alleanze vincere le elezioni e mandare a casa il Cavaliere? Di Pietro dice due cose chiaramente: non si fanno alleanze con Futuro e libertà di Gianfranco Fini e non si fanno alleanze con l'Udc di Pier Ferdinando Casini. «Il Pd fa un errore a rincorrerli. Perché Fini al massimo farà un'altra destra e dunque sarà un nostro antagonista. Casini come al solito lavorerà per un posto al sole».
D'altra parte Di Pietro diffida dei «cattolici ovattati tipo Propaganda fide», preferisce invece il diffidente San Tommaso e Gesù che «è stato il primo socialista».
Il disegno dell'alleanza non è un nuovo Ulivo, dice di Pietro, progetto astratto che durerebbe «lo spazio di un mattino», ma un'alleanza di programma (l'Idv ne ha presentato uno di 11 punti), che Di Pietro fa capire di individuare nei partiti che domani parteciperanno al dibattito conclusivo della festa: Pd, Sinistra ecologia e libertà, Verdi e Rifondazione.
Quanto al voto, sarebbe meglio andarci con un'altra legge elettorale, dice Di Pietro. L'Italia dei valori preferisce il modello bipolare maggioritario a doppio turno di collegio, ma diffida dei governi tecnici indicati dal Pd per realizzarlo, «perché quelli poi non li schiodi più». E se proprio bisogna fare un governo tecnico che lo si faccia a scadenza «sotto la garanzia del presidente della Repubblica», per fare solo due cose: una legge elettorale, appunto, e una sulla libertà di stampa.
Su programma Di Pietro è categorico: al primo posto il lavoro, con allungamento della cassa integrazione da 52 a 104 settimane, riduzione dell'aliquota fiscale al 20% per i bassi salari e le pensioni al minimo, tassazione delle rendite al 20%, stabilizzazione di tutti i precari della scuola. Di Pietro sfida il Pd anche sul no al nucleare invitandolo ad appoggiare il referendum. Un programma che sa molto di sinistra, ma che Di Pietro definisce «liberale-solidale» chiudendo l'intervento.
A inizio di mattina era toccato al coordinatore regionale Alfonso Mascitelli e al capogruppo Carlo Costantini aprire la festa. Mascitelli ha ricordato doverosamente i problemi legati alla ricostruzione all'Aquila (sarà forse per questo che ha definito Di Pietro «cemento armato» della difesa della Costituzione?) lodando il «federalismo della solidarietà» che ha investito le aree del terremoto. «La ricostruzione non è una missione impossibile», ha detto Mascitelli, «ma occorrono risorse e coraggio. Ma di tutto l'Abruzzo aveva bisogno tranne che di un terzo commissario mandato in Abruzzo per vigilare, e condannato in passato dalla Corte dei Conti per malagestione».
Tra gli ospiti che hanno sfilato sul palco un esuberante don Antonio Mazzi, presidente del movimento Exodus, che ha invitato «a ripartire dagli adolescenti per cambiare la politica. I ragazzi di oggi hanno sensibilità straordinaria e voglia di avventura: sono migliori di noi, sarebbe un peccato perderli». Applaudito anche l'intervento di Maurizio Landini, leader della Fiom.