Il Codacons chiede il ripristino delle vecchie tariffe
PESCARA. La Strada dei Parchi SpA concessionaria delle autostrade abruzzesi ha proposto ricorso al Consiglio di Stato contro la sentenza del Tar Lazio che ha giudicato illegittimi gli aumenti «automatici» dei pedaggi autostradali. Secondo la società controllata da Autostrade e gruppo Toto la motivazione riportata nella sentenza «è assolutamente contraria agli atti di gara successivamente tradotti in atti contrattuali. Nessun aumento tariffario è stato posto in essere in relazione agli investimenti tuttora in corso».
Il Tar Lazio ha accolto il ricorso presentato dall'avvocatura della Regione Abruzzo e della Regione Lazio. La decisione si riferisce ai soli incrementi partiti dal primo gennaio 2006. Secondo i giudici del Tar Lazio le tariffe di pedaggio autostradale devono essere adeguati ancorandoli «all'attuazione del programma di investimenti previsto dal piano finanziario, secondo l'indicatore di produttività». Di conseguenza «gli adeguamenti annuali della tariffa non possono essere automatici, ma si giustificano in relazione agli investimenti che il concessionario effettua».
In Abruzzo le tariffe avevano subito un rincaro del 5,87 per cento, il terzo aumento in tre anni. La società si difende sostenendo che gli aumenti decisi per il 2006 sono comunque «inferiori del 30% rispetto alla media delle tariffe nazionali delle autostrade di montagna».
Intanto, dopo la sentenza del Tar Lazio il Codacons ritiene che debbano essere subito ripristinate le vecchie tariffe, «altrimenti gli utenti pagheranno somme non dovute e i casellanti potrebbero essere ritenuti colpevoli». Il Codacons Abruzzo chiede alla società «Strade dei Parchi» che i pedaggi siano riportati ai valori antecedenti il primo gennaio di quest'anno, come conseguenza di legge alla decisione del Tar, invitandola «a non richiedere agli automobilisti somme non dovute». «In caso contrario», conclude il Codacons, «si rischiano illeciti a danno dell'utenza, le cui responsabilità potrebbero cadere anche sui singoli casellanti».