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Pescara, 23/06/2026
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Data: 19/09/2010
Testata giornalistica: Il Centro
Appalti terremoto, sfilata di big in Procura. Bertolaso, Chiodi e Tordera testimoni nell'autunno caldo dell'inchiesta sul G8

L'Antimafia cerca di fare luce sui legami del consorzio tra Fusi e Barattelli e il Palazzo per ottenere lavori in emergenza

L'AQUILA. Bertolaso, Chiodi e Tordera. Poi, forse, anche Fusi. E di nuovo Barattelli, l'uomo che ha permesso lo sbarco all'Aquila dell'impresa Btp attraverso il cavallo di Troia del consorzio «Federico II». Si profila un autunno caldo, in Procura, con una sfilata di big sentiti come persone informate dei fatti nell'ambito dell'indagine sulla cricca degli appalti degli amici di Verdini.
LE TELEFONATE. La Procura nazionale antimafia, rappresentata all'Aquila dal magistrato Olga Capasso, vuole tirare la linea sui risvolti aquilani dell'indagine nata a Firenze e trasferita a Perugia e quindi a Roma, che ha messo in luce una fitta rete di rapporti tra politica e imprenditoria ai più alti livelli. Basti pensare, a titolo di esempio, ai viaggi della speranza a palazzo Chigi da parte dell'imprenditore Ettore Barattelli e del direttore generale della Carispaq Rinaldo Tordera ricevuti da Gianni Letta in persona. Un palazzo dove, dopo il terremoto, anche gli aquilani facevano la fila per accreditarsi e cercare appoggi per gli appalti. Oppure al fatto che il consorzio «Federico II» sia nato, sotto gli auspici del coordinatore nazionale Pdl Denis Verdini, nella sede Carispaq, il 15 maggio 2009, di fronte al notaio Antonio Battaglia, che di quella banca è presidente, al consulente-testimone-presidente del collegio sindacale Luciano Cicone, al consulente-testimone-direttore generale Tordera. Un raggruppamento che annovera la toscana Btp insieme alle ditte aquilane «Fratelli Ettore&Carlo Barattelli srl», «Vittorini Emidio costruzioni srl» e «Marinelli ed Equizi srl». L'ex capo di Btp, Riccardo Fusi, nell'inchiesta fiorentina ha evitato l'arresto, chiesto dai pm e non concesso dal gip. Lo stesso imprenditore, il 17 giugno 2009, riceve la telefonata di Verdini che gli passa il presidente della Regione Gianni Chiodi. Memorabile la confusione di Verdini sul nome. «Come si chiama il vostro consorzio, scusami... Vittorio Emanuele II?». E poi: «Come si chiama l'imprenditore di lì?». Quindi Chiodi («ma lo feci solo per motivi di cortesia», ha sempre ripetuto) gli detta il numero del cellulare. E Verdini chiosa: «Va' a trovarlo...ti spiega un po' tutto...lui è un amico...». L'uomo forte di Berlusconi ha ammesso, davanti ai pm, «di aver raccomandato» il presidente dell'impresa «perché avesse appalti in Abruzzo». La Procura vuole chiarimenti anche dal capo della Protezione civile che ha gestito gli appalti nella fase dell'emergenza.
ANTIMAFIA. Si fa più pericolosa l'offensiva delle mafie nel cantiere più grande d'Europa: la Procura distrettuale antimafia, rafforzata da componenti della direzione nazionale, sta intensificando le indagini per scovare eventuali infiltrazioni mafiose nei lavori per la ricostruzione. Le attenzioni sono rivolte verso possibili infiltrazioni di camorra e 'ndrangheta. Per la prima si seguono imprese del Napoletano. Per la seconda, invece, la pista porta a Reggio Emilia. Sarebbero queste le aree da cui è partita l'offensiva verso L'Aquila dove, nei prossimi anni, arriveranno ingenti fondi. «Stiamo facendo un duro lavoro per arrivare a individuare la presenza di società colluse», spiegano fonti di Procura. «Si tratta di un'azione complessa. Le infiltrazioni vengono gestite in forma occulta e, quindi, sottraendosi ai controlli ad esempio mediante partecipazioni societarie difficili da far venire a galla oppure attraverso i subappalti».

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