La leggera flessione di luglio sembrava una nube passeggera che tutto sommato lasciava sperare in una pronta ripresa nel mese più caldo per le vacanze. Niente di più sbagliato, e i dati di agosto lo confermano oggi: alla casella dell'Aeroporto d'Abruzzo i dati del traffico internazionale di passeggeri segnano una secca perdita del 9,3 per cento, a dimostrazione della perdita di appeal di Pescara, città che diventa "turistica" solo sulle veline di palazzo. Il saldo negativo del 9,3% si traduce nella perdita di più di quattromila passeggeri solo ad agosto (e il Pescara Jet al porto ne aveva persi 1400). A controbilanciare il risultato negativo c'è un 6,3 all'attivo per i passeggeri che hanno viaggiato sulle rotte nazionali (1200 in più dell'agosto 2009). Viene dunque da chiedersi a cosa fosse dovuta quella "straordinaria" produzione di rifiuti a Ferragosto, che l'amministrazione comunale fu una "conferma della maggior presenza di turisti". A tenere a galla la barca (anzi, a tenere in quota l'aereo) è il prospetto riassuntivo da gennaio ad agosto con un più 21,4% totale, dato dal più 60% alla voce nazionali e dal più 4,5% di internazionali: segno che in estate i turisti, quelli veri, scelgono altre destinazioni.
Rispetto all'agosto dell'anno precedente l'aeroporto registra un meno 4,8 per cento. Tradotto in altri numeri, ad agosto i passeggeri "internazionali" passati per Pescara sono stati 42.567 contro i 46.922 dell'anno prima; quelli "nazionali" 19.928 a fronte dei 18.739. Insomma, non un bel segnale per chi ha scommesso sui collegamenti con l'estero. Se Londra e Francoforte reggono grazie a Ryanair è evidente che altre scelte stanno risultando meno redditizie e non a caso proprio in questa fase il nuovo cda della Saga, presieduto da Carla Mannetti, sta mettendo a punto scelte strategiche mirate per un rilancio dello scalo aeroportuale. Nuovi voli e nuove compagnie, nuove destinazioni per ampliare il ventaglio dell'offerta, sempre lasciando all'irlandese Ryanair un ruolo da primadonna sulla scena. Ma il rilancio dello scalo non può prescindere da una ridefinizione degli spazi commerciali, per i quali - la Mannetti lo ha ammesso - ci sono state manifestazioni d'interesse che non vanno sottovalutate. In quest'ottica è probabile che altri spazi, specie per i servizi al passeggero, vengano realizzati nell'area del gate per l'imbarco, perché è dopo aver superato il check in (e non prima) che i passeggeri si rilassano e, in attesa del volo, hanno un po' di tempo per l'ultimo shopping, per un souvenir o anche per un caffè: cose che a tutt'oggi sono impossibili da realizzare in una sala d'aspetto che all'aeroporto è più triste e desolata di quella di un ambulatorio medico.