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Pescara, 23/06/2026
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Data: 21/09/2010
Testata giornalistica: Il Centro
«Lo sciopero è diritto garantito» Fiom a Sevel: i danni li chiederanno i lavoratori

ATESSA. Botta e risposta tra Sevel e Confindustria, da una parte, e Fiom, dall'altra, dopo la diffida con cui l'azienda del Ducato intimava alle tute blu della Cgil di revocare lo sciopero di sabato scorso, ritenuto illegittimo, riservandosi di chiedere i danni. «Lo sciopero è un diritto costituzionalmente riconosciuto e le motivazioni a suo fondamento traggono origine da problematiche contrattuali, retributive e occupazionali» ribatte la Fiom. Il sindacato ricorda di avere proclamato l'astensione dal lavoro contro la decisione della Sevel di ricorrere ai sabato straordinari per tre motivi: la disdetta del contratto nazionale di categoria, la mancata erogazione del premio di risultato e il mancato reintegro di almeno una parte dei 1200 precari licenziati. Temi condivisi da Failms-Cisal e Usb (Unione sindacale di base), le altre due sigle promotrici dello sciopero, e sui quali si chiedeva di riaprire un confronto. «Non comprendiamo dove sia l'illegittimità dello sciopero. Le ragioni delle vostre pretese e il fondamento giuridico delle richieste di risarcimento, che pertanto vi invitiamo a spiegarci», prosegue la Fiom in una lettera inviata alla direzione Sevel e a Confindustria, riservandosi «ogni iniziativa utile a tutelare le prerogative sindacali, nonché ad avanzare proprie richieste risarcitorie nei loro confronti».
Intanto, Fim-Cisl spiega perché non condivide le iniziative Fiom in atto alla Sevel, la fabbrica più grande d'Abruzzo con oltre 6200 addetti. «Non è il muro contro muro che darà una risposta ai precari rimasti fuori. In passato, abbiamo stabilizzato migliaia di posti di lavoro. Ma lo abbiamo fatto seguendo una chiara strategia sindacale» afferma Domenico Bologna, segretario Fim della provincia di Chieti. «Dichiarare sciopero sul mancato premio di risultato, poi, non porta alcun risultato, perché la questione riguarda tutto il gruppo Fiat. Anzi», prosegue Bologna, «arreca solo una grave perdita economica ai lavoratori». Per la Fim, non ha senso equiparare la Sevel a Pomigliano d'Arco, «perché in Val di Sangro gli investimenti sono stati fatti, non sono stati toccati i diritti e nessuna discussione in merito è in programma». Il segretario Fim-Cisl ricorda che la disdetta del contratto nazionale dei metalmeccanici del 2008, da parte di Federmeccanica, «non mette in discussione la piena validità del contratto stipulato il 15 ottobre 2009 (firmato da Fim e Uilm ndc), che ha rinnovato e migliorato il precedente». In questo contesto, «l'impegno di Fim e Uilm è stato decisivo» sottolinea Bologna «per evitare il tentativo della Fiat di uscire dal contratto nazionale e di costituire un contratto aziendale dell'auto, il che avrebbe azzerato l'attuale sistema contrattuale».

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