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Pescara, 23/06/2026
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Data: 22/09/2010
Testata giornalistica: Il Messaggero
I comitati sfondano la porta, Regione occupata. «No a Cicchetti commissario», slogan e striscioni contro «la cricca e gli sciacalli». Il Pdl in coro: «Violenti» E Daniela va alla guerra

L'AQUILA - No non è un boato non è una bomba ma è come se lo fosse, si alzano tutti le facce terrorizzate gli occhi sgranati, ecco fa irruzione L'Aquila qui in consiglio regionale, ci sono i giovani gli anziani le signore in taiileur i ragazzi con l'orecchino, e c'è la rabbia e la disperazione e la voglia di essere ascoltati, per favore un po' di attenzione e basta con le prese in giro. Sono le quattro del pomeriggio quando una marea potente e esasperata, la marea del comitato 3.32 ma non solo quello, sfonda il cancello col lucchetto e poi la porta del consiglio, si parla di acqua e di tasse in quell'istante, un istante che in molti non si scorderanno più. "Fuori gli sciacalli/dalla città", "noi Cicchetti non-lo-vogliamo", sono tanti sono tantissimi, poi diranno violenti, diranno incivili diranno centri sociali solo perchè c'è anche Francesco Caruso, ma no, non c'è violenza negli slogan e nei ritornelli e nei mantra che riempiono l'aula e la assordano in un momento.
De Matteis in tutta fretta scioglie il consiglio, ed è un fuggi-fuggi, via fuori dall'aula Chiodi che doveva rispondere su Abruzzo engineering, fuori la maggioranza fuori l'opposizione, resta al suo posto Mauro Febbo e chissà perchè gli esce una risata, ride in faccia ai manifestanti e non è una buona idea, quella risata ricorda altre risate più feroci più sciacalle, e si becca il coro subito, "Io- non-ridevo, io-non-ridevo", no loro quella notte non ridevano. Restano qui, gridando la loro rabbia, basta cricche basta commissari, "Stati- diamanti, Cicchetti-delinquente" e Daniela Stati sente, arriva, affronta i manifestanti col megafono in mano, «io non ho dato un euro, i 50 milioni di lavori di Abruzzo engineering gliel'hanno dati altri, non certo io», le fanno il gesto delle manette. Maurizio Acerbo di Rifondazione spiega: «Un condannato che sovrintende alla ricostruzione in un paese civile non si è mai visto, un condannato non può avere incarichi così importanti». Parla di Cicchetti naturalmente. Sì, dice, questa è gente che sta soffrendo. «Sì- commenta fuori dall'aula Nicoletta Verì- ho visto la sofferenza in quelle facce» anche se adesso diranno che sono facinorosi e violenti e chissà che altro ancora. E forse lo diranno anche alla signora con i capelli bianchi e gli occhiali da professoressa che chiede a De Matteis quando finalmente alle sei di sera si decide ad affrontare la sua gente, «quali sono i modi?», quali, visto che quando hanno protestato a Roma in ventimila lui disse che non erano modi, e quando erano qui con le carriole non erano modi, «e quando mi sono presa le manganellate», sì anche lei la signora con gli occhiali e i capelli bianchi, i segni li porta ancora sul braccio, no non erano modi neppure quelli. E allora quali, dottor De Matteis gli fa la gente infuriata, chi era l'assessore ai lavori pubblici quando L'Aquila fu declassata nella mappa del rischio sismico, chi sono Chiodi e Cicchetti se non amici tuoi, «hai svenduto L'Aquila», gli urlano in faccia. Non fanno sconti qui, non li fa chi ha perso tutto, o i tanti che pagano un mutuo per la casa crollata, «chi controllerà il controllore?», chiedono, oppure come spiega Mattia Lolli a una platea che lo sa benissimo, «un condannato per culpa vigilando non può vigilare sulla ricostruzione». Tentano una mediazione i capigruppo di Pd e Idv, chiedono la riconvocazione immediata del Consiglio, si beccano un po' di fischi pure loro. Il Consiglio riprende questa mattina alle 11, e ci saranno anche loro qui, i ragazzi di 3.32 e L'Aquila intera, o quel che resta. «Cicchetti, dicci se a te Cicchetti ti sta bene», chiedono per l'ultima volta a De Matteis prima che lui se ne vada. Ma non risponde.

Il Pdl in coro: «Violenti» E Daniela va alla guerra

L'AQUILA - Ci saranno di nuovo, puntuali. Solo che questa volta forse le forze dell'ordine proveranno a non farli entrare. Dopo l'occupazione dell'Emiciclo, i comitati cittadini spiegano: «La seduta di Consiglio è stata prima sospesa e poi interrotta. Non era certo questo che volevamo: eravamo arrivati per entrare e ascoltare. Al Consiglio regionale la ricostruzione è blindata. Siamo stati costretti a forzare i blocchi della Polizia. Un simile ordine del giorno - dicono - era tale da prevedere una grande partecipazione: come si può pensare di farlo a porte chiuse, o limitando a pochissime persone la libertà di partecipazione? Condanniamo il comportamento di quei consiglieri, e del presidente Chiodi, che hanno abbandonato l'assise». E non sono nè violenti nè facinorosi, ribadiscono, vogliono solo che venga ritirata la nomina di Cicchetti. «Riteniamo che la vera violenza sia quella di sottrarre ai cittadini il loro futuro, di esautorare le istituzioni democratiche per attribuire i loro poteri a chi non ha nessun titolo per riceverli e cercare di criminalizzare ogni forma di dissenso». E il sindaco Cialente, arrivato verso la fine dell'assemblea all'Emiciclo, è sbottato: «Se continua così mi dimetto da vice».
In realtà dalla maggioranza sono arrivati due documenti di condanna per i comitati. Uno di Ricardo Chiavaroli: «Il fatto che un gruppo violento di facinorosi possa irrompere in un'aula istituzionale ed interrompere i lavori, non è un buon servizio alla democrazia nè tantomeno alla città dell'Aquila. Un fatto incredibile mai successo prima e che non va sottovalutato per il germe di violenza che lascia intravedere»; l'altro di Gianfranco Giuliante: «L'ennesimo attacco alle istituzioni, con un salto di qualità che ha visto coinvolti personalità di rilievo del panorama dei centri sociali e della sinistra antagonista italiana. Caruso, già parlamentare ed extraparlamentare, si è presentato all'Aquila interrompendo i lavori dell'assemblea legislativa abruzzese, coadiuvato dai soliti noti dei centri sociali e dell'antagonismo militante. Il gravissimo episodio ha ricevuto il plauso dei consiglieri regionali sinistramente co-protagonisti dell'accaduto».
A questo punto da parte del Pdl si apre il processo anche alle forze dell'ordine, ree di aver sottovalutato la mobilitazione anti-Cicchetti. Il consiglio riprende oggi, in prima fila c'è Daniela Stati, pronta alla sua personale resa dei conti contro il Pdl: «Sì sono stata lasciata sola, ma Piccone e Di Stefano mi hanno fatto un piacere - dice fuori dall'aula - Questo lo chiamano il partito dell'amore? Quale amore, ho chiamato e fatto appelli a Berlusconi in tutti i modi, non mi ha risposto. Vorrà dire che lo citerò come teste perchè su 50 milioni di lavori di Abruzzo engineering, io non ho firmato una che sia una sola delibera. Chiodi, il bel ragazzo, lo sa benissimo». Brutta aria per il centrodestra.

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