PALERMO - Quattro giunte, di colore sempre diverso, in 30 mesi. Il governatore Raffaele Lombardo (che da una costola di impronta cuffariana dell' Udc di Follini partorì l' Mpa) ha presentato ieri sera a Sala d' Ercole la sua ultima creatura, interamente composta da "tecnici". Mai visto prima. Nei 90 eletti dal popolo (proprio come lui), Lombardo non ha la fiducia che tuttavia ad essi si appresta a richiedere, al termine del dibattito d' Aula, per dare legittimità al suo nuovo governo. La quarta maggioranza del Governatore ha "espulso" gli azzurri di Micicchè ed è - sulla carta - sostenuta da Mpa, Pd, finiani, rutelliani, Udc fedeli a Pieferdinando Casini, e da altre stampelle estratte dal gruppo misto. Si potrà allora dire che in quello che fu una volta il "laboratorio siciliano" la maieutica di Lombardo sperimenti una formula di governo che molti a centro ed a sinistra auspicano per il Paese. Si potrà anche dire, ma non è proprio così.
Intanto perché questo stesso governatore, da maggiore azionista dell' Mpa, tre giorni fa ha deposto ai piedi di Berlusconi l' appoggio dei suoi 5 deputati e dei 4 senatori, poi perché è impossibile stilare una seria lista dei partiti associati da Lombardo alla sua giunta. E' più corretto affermare che vi aderiscono correnti o uomini iscritti a quei partiti. L' incertezza è tale che, ad esempio, nelle dichiarazioni rese all' Aula, in un clima tempestoso tanto da dover ripetutamente sospendere la seduta, il governatore si è chiesto esplicitamente se gli sia consentito affermare di avere l' appoggio dell' Udc: «Non ho capito ancora - ha affermato-, non vorrei si aprisse un problema di simbolo. Mi confronterò con ciascuno di loro». Di sicuro non lo voterà quella pattuglia dell' Udc che guarda a Calogero Mannino e si sente orfana di Totò Cuffaro. E i partiti che, volenti o nolenti, sono stati associati al Lombardo quater hanno subito compreso di dovere fare i conti con quanti a sinistra chiamano la magnifica progressione di Lombardo verso dosaggi e formule in progress con lo sprezzante termine "ribaltone" associato all' immagine di mercato delle vacche.
Le prime e dure bordate sono partite da Antonio Di Pietro e Claudio Fava. «Il caso Sicilia è il più squallido esempio di inciucio- afferma il leader dell' Idv- è inimmaginabile che il governatore si regga con il voto del Pd mentre a Roma vota la fiducia a Berlusconi». E Fava (che del Pd è stato in Sicilia segretria regionale) a nome di Sinistra e Libertà definisce l' appoggio a Lombardo «una scelleratezza politica e un tradimento inqualificabile nei confronti dei siciliani», e si chiede come sia allora possibile «mentre i nostri partner si alleano con i nostri avversari» costruire «il nuovo Ulivo» per sconfiggere il centro destra.
A queste accuse Lombardo ha replicato sventolando la bandiera dell' "autonomia", che significa - ha contrattaccato in Aula - archiviare una logica degli schieramenti dai quali almeno negli ultimi 16 anni non è venuto niente di buono e lavorare per lo schieramento migliore: lo schieramento per la Sicilia.
Per varare la sua quarta giunta e imbarcare spezzoni di Pd e di Udc, finiani e rutelliani, Lombardo ha sbarcato dalla precedente gli amici di Miccichè, che pur lo avevano sostenuto contro il parere degli organi ufficiali del Pdl e ha smagrito la rappresentanza dell'Mpa. Il nuovo esecutivo ha confermato Massimo Russo, Piercamelo Russo, Mario Centorrino, Marco Venturi, Gaetano Armao, Caterina Chinnici, Massimo Russo (gli ultimi 2 presi a prestito dalla magistratura) ai quali ha ora associato Gianmaria Sparma, Andrea Piraino, Letizia Diliberti, Sebastiano Messineo, Elio D'Antrassi, e l'ex prefetto di Palermo e commissario antiracket nazionale Giosué Marino. Resta fuori il finiano Nino Strano, assessore uscente. Si parla di un veto del Pd. Per gli uomini di Lombardo si è voluto sottolineare la natura tecnica della nuova giunta.