Iscriviti OnLine
 

Pescara, 23/06/2026
Visitatore n. 755.269



Data: 22/09/2010
Testata giornalistica: Il Centro
I comitati contro Cicchetti. Invaso l'Emiciclo: «Non deve fare il commissario». Il Pdl: si intravede il germe della violenza.






Duro Cialente «Se rimarrà questa confusione potrei lasciare l'incarico alla Sge»

BERARDINO SANTILLI
L'AQUILA. La rabbia e l'indignazione dei cittadini e comitati aquilani, insoddisfatti del processo di ricostruzione, sono arrivate fino alla massima istituzione regionale. Ieri un folto gruppo di persone, circa 150, ha invaso palazzo dell'Emiciclo, dove si stava svolgendo la seduta ordinaria del Consiglio regionale alla quale sarebbe seguita quella straordinaria sulla ricostruzione, ed hanno occupato l'aula consiliare. La protesta, iniziata con un sit in fuori dal palazzo, si è scatenata in seguito alla nomina del nuovo vice commissario per la ricostruzione nella persona del manager aquilano trapiantato a Roma Antonio Cicchetti, non accettata tra le altre cose «perché condannato dalla Corte dei conti».
I manifestanti hanno fatto irruzione dopo aver forzato il cancello di ingresso. In una'aula trasformata in un'arena dove le forze dell'ordine per alcuni tratti hanno faticato per tenere gli animi calmi, la seduta è stata sospesa e quella straordinaria proprio sulla ricostruzione annullata, con i manifestanti che hanno promosso un'assemblea durata sei ore. Il blitz ben presto ha dimezzato le presenze dei consiglieri, soprattutto di quelli della maggioranza di centrodestra. Anche il presidente della Regione e commissario per la ricostruzione, Gianni Chiodi, uno dei bersagli della protesta, ha lasciato il palazzo. Alcuni consiglieri di maggioranza e della minoranza di centrosinistra, hanno tentato con poco successo la mediazione. La mobilitazione è rientrata intorno alle nove di ieri sera, dopo le minacce di occupazione ad oltranza se non fossero state attuate le richieste dei comitati: revoca della nomina di Cicchetti, fine dei commissariamenti e ricostruzione trasparente e con risorse sicure decisa con la partecipazione dei cittadini. Eloquente in tal senso lo striscione attaccato nel corso del blitz dei comitati nel quale campeggiava la scritta: «basta commissari e cricche di affari». A questo epilogo si è giunti perché la seduta straordinaria è stata rinviata ad oggi alle ore 15, quando cittadini e comitati si sono dati appuntamenti per un'altra giornata campale. L'invasione era stata in un certo senso annunciata ieri in apertura dei lavori del Consiglio dalla protesta del capogruppo di Rifondazione comunista, Maurizio Acerbo, e da quello dei comunisti Italiani, Antonio Saia, che hanno esposto un grande striscione sugli scranni con la scritta: «Cicchetti è condannato». Il presidente del Consiglio regionale, Nazario Pagano, è stato costretto a far rimuovere lo striscione. «Abbiamo voluto evidenziare in maniera eclatante in consiglio regionale questo scandalo alla luce del sole della nomina di Cicchetti perché riteniamo omertoso il fatto che la quasi totalità delle forze politiche facciano finta che quella di Cicchetti sia una nomina come le altre» ha spiegato Acerbo. «Nonostante l'Abruzzo sia la Regione degli scandali e delle inchieste, si continua a tenersi lontani e indifferenti rispetto ad una cultura delle regole e della correttezza amministrativa. Chiodi e Berlusconi, nominando Cicchetti, offendono i cittadini perché con tutte le ombre che ci sono su questa ricostruzione, progressivamente, calerà sempre più la solidarietà nazionale ed internazionale». La protesta ha alimentato anche un duro scontro tra maggioranza e opposizioni. Il centrodestra, con il consigliere del Pdl Ricardo Chiavaroli, ha parlato di «contestazione vergognosa che non ha nulla a che fare con la legittima espressione del pensiero e del dissenso». Il capogruppo del Pdl, Gianfranco Giuliante, ha parlato di «un nuovo attacco alle istituzioni», denunciando il fatto che «Caruso, già parlamentare ed extraparlamentare, ex Rifondazione comunista, si è presentato all'Aquila interrompendo i lavori dell'assemblea legislativa abruzzese, coadiuvato dai soliti noti dei centri sociali e dell'antagonismo militante». Il centrosinistra ha accusato la maggioranza di «fuga incomprensibile», difendendo le ragioni dei comitati. «Non è incivile che siano entrati i comitati» ha detto il capogruppo del Pd, Camillo D'Alessandro «ma che sia stato sospeso il Consiglio». Fischi e battibecchi ci sono stati con tutti i consiglieri che hanno tentato la mediazione: contestato il consigliere del Pdl, il finiano Emilio Nasuti, ed anche l'ex assessore regionale Daniela Stati, costretta alle dimissioni per essere stata coinvolta in una inchiesta sulla ricostruzione, ora consigliere regionale del Gruppo dopo aver sbattuto la porta in faccia al Pdl. Momenti di tensione si sono vissuti anche quando ha affrontato i manifestanti il vice presidente del Consiglio regionale, l'aquilano Giorgio De Matteis (Mpa). Tra i più applauditi Acerbo, intervenuto per ribadire il no a Cicchetti, «una nomina che può essere fatta solo in Italia, con il vice commissario che oltre ad essere condannato è in confitto di interessi in quanto ha società insieme a costruttori e questo non si può fare». Mentre Acerbo interveniva il consigliere Nasuti ha commentato: «Acerbo sta facendo il suo comizio elettorale». In serata si è intrattenuto con i manifestanti con toni più distesi il sindaco dell'Aquila e vice commissario per la ricostruzione, Massimo Cialente, il quale ha annunciato che se la situazione continuerà ad essere così confusa, si dimetterà da vice commissario. L'annuncio è stato accolto da applausi. Infine, il portavoce dei comitati, Annalucia Bonanni. «Siamo stati costretti a forzare i blocchi della Polizia. Un simile ordine del giorno era tale da prevedere una grande partecipazione: come si può pensare di farlo limitando a poche persone la libertà di partecipazione? Condanniamo il comportamento di quei consiglieri, e del presidente Chiodi che se ne sono andati».

Il Pdl: si intravede il germe della violenza. I comitati: «Volevamo il confronto, la maggioranza è scappata»

L'AQUILA. Dall'appello al prefetto lanciato dal consigliere regionale del Pdl, Riccardo Chiavaroli, preoccupato dal «germe di violenza» che l'episodio lascia intravedere, alle accuse contro le contraddizioni della ricostruzione da parte di alcuni consiglieri della minoranza. Suscita numerose reazioni la protesta all'Emiciclo dei comitati spontanei. «Volevamo confrontarci», spiega Anna Maria Barile dell'assemblea cittadina, «sulla nomina di Cicchetti e seguire il consiglio, ma la maggioranza è scappata e abbiamo occupato l'aula».
Il consiglio si spacca su i pro e i contro dell'occupazione. Un atteggiamento che, del resto, rispecchia le sensazioni dei cittadini, divisi tra chi condanna la mobilitazione a priori, chi ne comprende le ragioni «ma non i metodi» e chi fa il tifo per i manifestanti. Decisamente critico il parere di Gianfranco Giuliante, capogruppo del Pdl. «Si tratta», spiega, «dell'ennesimo attacco alle istituzioni, con un salto di qualità che ha visto coinvolti personalità di rilievo del panorama dei centri sociali e della sinistra antagonista italiana». E Giuliante fa riferimento, in particolare alla presenza di Francesco Caruso, già parlamentare, venuto a dar man forte alla mobilitazione: «Si è presentato all'Aquila interrompendo i lavori dell'assemblea legislativa abruzzese, coadiuvato dai soliti noti dei centri sociali e dell'antagonismo militante».
«Il gravissimo episodio», aggiunge, «ha ricevuto il plauso dei consiglieri regionali sinistramente co-protagonisti dell'accaduto, per un'azione che ci ha impedito di occuparci dei problemi dell'occupazione, Abruzzo Engineering, e della ricostruzione».
Alle sue parole fanno eco quelle del compagno di partito, Luca Ricciuti, il quale sottolinea che «i comitati rappresentano una parte minima della città e tra loro ci sono molti non aquilani».
Ma la reazione più dura, resta quella di Riccardo Chiavaroli (Pdl). «Quanto avvenuto», afferma, «non ha nulla a che fare con la legittima espressione del pensiero e del dissenso. Il fatto che un gruppo violento di facinorosi possa irrompere in un'aula istituzionale ed interromperne i lavori, non è un buon servizio né alla democrazia né tantomeno alla città dell'Aquila. Un fatto», continua, «che non va sottovalutato per il germe di violenza che, al pari di altri episodi in Italia in questi giorni, lascia intravedere. Mi auguro», conclude, «che si tratti di un episodio isolato ma al contempo rivolgo sin d'ora un pubblico appello a prefetto e forze dell'ordine affinché, nel rispetto assoluto delle leggi, non sia mai più impedito al consiglio regionale, di esercitare le proprie funzioni a causa di azioni di forza esterne. Ciò infatti rappresenterebbe un vulnus grave a danno della democrazia».
Il Partito democratico che, attraverso il suo capogruppo, Camillo D'Alessandro, ha bacchettato il centrodestra per «sfuggire troppo spesso alle sue responsabilità», si è fatto ancora una volta promotore della richiesta di un incontro.
«Dopo la manifestazione odierna», commenta il consigliere, Giovanni D'Amico, «ritengo che non si possa più eludere un incontro all'Aquila con un adeguato coinvolgimento di tutti i gruppi dirigenti e le rappresentanze istituzionali locali, regionali e nazionali per definire una linea di indirizzo chiara, evidente nella direzione di restituire alle assemblee elettive il reale controllo delle politiche di ricostruzione».
Non sono mancate le voci contrarie alla nomina di Cicchetti, che si vanno ad aggiungere a quelle di Maurizio Acerbo (Prc) e Antonio Saia (Pdci).
Mentre Carlo Costantini (Idv) ribadisce che «la nomina di Cicchetti è una violenza fisica», mentre Silvio Paolucci, segretario regionale del Pd, parla di «un ulteriore esproprio delle funzioni degli enti locali e del diritto degli aquilani a partecipare alla ricostruzione della loro città», in un momento in cui, «anziché sbloccare i fondi per l'assistenza delle decine di migliaia di cittadini ancora fuori casa», sottolinea, «il governo Berlusconi produce una nuova e inutile sovrastruttura».

www.filtabruzzo.it ~ cgil@filtabruzzo.it