PESCARA. La bomba dei rifiuti, la prima di una lunga serie, esplode in Abruzzo con il suo carico di tangenti e l'ennesimo intreccio politica-affari. E' una deflagrazione dagli effetti devastanti: alle 6 del mattino, la squadra mobile di Pescara guidata da Nicola Zupo piomba a Teramo e notifica l'ordinanza di arresti domiciliari a Lanfranco Venturoni, assessore regionale alla sanità. Che sibila scosso «Sono innocente», mentre la polizia gli perquisisce la casa e, poche ore dopo, anche l'ufficio all'assessorato regionale di via Conte di Ruvo a Pescara.
«E' molto peggio della Sanitopoli che decapitò la giunta Del Turco nel luglio 2008», dicono a palazzo di giustizia, «perché in questo caso si tratta di un sistema. Non esiste l'interesse pubblico, contano solo soldi e potere».
Con Venturoni, da ieri è ai domiciliari anche l'imprenditore dei rifiuti Rodolfo Di Zio, ex amministratore delegato della Deco spa. Sono 12 gli indagati di una bufera giudiziaria targata solo Pdl perché investe in pieno anche i senatori Paolo Tancredi e Fabrizio Di Stefano, e il sindaco di Teramo Maurizio Brucchi. Per tutti, l'accusa è corruzione, ma nei guai finisce anche, per favoreggiamento, l'ex assessore regionale all'ambiente Daniela Stati, che davanti al pm avrebbe coperto le pressioni subìte per favorire Di Zio. Un altro duro colpo per la giunta del presidente Gianni Chiodi, del tutto estraneo all'inchiesta rifiuti, come sottolineato dalla stessa procura pescarese.
VENTURONI Nel 2007, Venturoni, quando era presidente del cda della Team spa, che gestiva i servizi ambientali del Comune di Teramo, avrebbe cercato di favorire i Di Zio, interessati a realizzare un inceneritore a Teramo, dribblando la procedura per la gara di appalto. Un affare da 15 milioni di euro. Venturoni, secondo il gip Guido Campli che ha firmato l'ordinanza richiesta dal procuratore Nicola Trifuoggi e dai pm Gennaro Varone e Anna Rita Mantini, avrebbe dato vita a un «congegnato e sistematico piano di svuotamento» delle risorse della società per trasferirle all'impresa privata.
TANGENTI In cambio, Di Zio e il fratello Ettore Ferdinando, ex presidente del cda Deco, anche lui indagato, avrebbero versato a Venturoni in più occasioni denaro contante, per importi e in luoghi non accertati, tra gennaio 2007 e dicembre 2008; avrebbero assunto un dipendente da lui indicato; gli avrebbero promesso una quota dei profitti dell'affare; avrebbero assicurato «finanziamenti in denaro, di volta in volta stabiliti», scrive il gip, «allo schieramento (Pdl) a cui appartenevano Venturoni e Tancredi, che consolidavano la propria posizione di potere e prestigio personale nel partito».
BRUCCHI E ancora: su richiesta del duo Venturoni-Tancredi, i Di Zio avrebbero versato a Brucchi nel maggio 2009, durante la campagna elettorale per il nuovo sindaco di Teramo, un contributo di 20 mila euro. Un finanziamento che aveva come espressa, ma non dichiarata "causale", la promessa di ottenere quell'appalto senza gara per l'inceneritore. Brucchi lo sapeva, sostiene il gip, ed ecco perché ora è indagato per corruzione.
TANCREDI
Il senatore avrebbe esercitato la sua influenza di parlamentare per pilotare l'aggiudicazione dell'appalto al gruppo Di Zio, incontrando per due volte l'imprenditore Rodolfo e in un'occasione anche il senatore Filippo Piccone (non indagato) affinché, scrive il gip, «non intralciasse il progetto delittuoso che legava Tancredi ai Di Zio». Inoltre, avrebbe esercitato pressioni per creare le condizioni di legge per realizzare un inceneritore in Abruzzo e cioè abbassando la soglia del 40 per cento di raccolta differenziata quale condizione per il via libera.
DI STEFANO Pressioni per favorire gli imprenditori di Spoltore sarebbe state esercitate anche da Di Stefano, che pure avrebbe ricevuto una somma non precisata dai Di Zio, autori anche di un versamento di 10 mila euro, non richiesto, il 26 maggio 2009 in favore del candidato sindaco di Pescara Luigi Albore Mascia, estraneo all'accordo.
Un altro aiuto, Di Stefano lo avrebbe chiesto ai Di Zio per aiutare un candidato di Napoli al Parlamento europeo, Crescenzio Rivellini (non indagato): 20 mila euro, 5mila dei quali però, secondo la Procura, tornati subito indietro, attraverso un assegno al senatore.
FAVORI A DI ZIO Venturoni avrebbe deliberato, senza il mandato del consiglio di amministrazione, l'acquisto del 60% delle quote della società Tecnologyl srl, costituita il 12 luglio 2007 da Rodolfo e Ferdinando Ettore Di Zio con capitale interamente conferito dalla Deco, poi trasformata in Team tecnologie ambientali il 19 luglio successivo per attribuire al privato un partneriato in società pubblica in favore della quale sarebbe stata di lì a poco disposta l'autorizzazione a costruire e gestire il termovalorizzatore di Teramo, originariamente in capo alla Team.
Venturoni è anche accusato di essersi impossessato di 30 mila euro del patrimonio della Team (di qui il reato di peculato) versandola alla Deco quale prezzo corrispettivo per l'acquisto di quote.
15 MILIONI Venturoni, i Di Zio e i componenti della Team Tec, indagati per abuso, Cardarella, Faggiano, Saccomandi, Bellamio e Panzone avrebbero realizzato l'affare attraverso l'affidamento diretto alla Deco della costruzione e gestione dell'impianto di bioessiccazione dei rifiuti, denominato Tmb, mascherandolo da "affidamento in house", per il quale però la legge prevede il totale capitale pubblico della società. I Di Zio si sarebbero così procurati un profitto corrispondente agli utili derivati dal contratto a oggetto pubblico, stimato in almeno 15 milioni di euro.
L'inchiesta è durata due anni e si fonda in gran parte sulle intercettazioni, effettuate anche negli uffici regionali. La polizia ha effettuato perquisizioni a Roma e Avezzano. «E non è finita qui», si lascia scappare un inquirente. La bomba dei rifiuti ha appena cominciato a esplodere.