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Pescara, 23/06/2026
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Data: 23/09/2010
Testata giornalistica: Il Messaggero
Denaro e assunzioni. Il prezzo salato dell'appoggio politico

PESCARA - Il rapporto strettissimo e «patologico», come viene definito dagli inquirenti, tra l'imprenditore Rodolfo Di Zio da una parte e gli uomini di vertice del Pdl abruzzese dall'altro, viene spiegato molto bene in un apposito capitolo delle carte processuali, che sintetizza in maniera egregia l'inchiesta e che vale la pena riportare.
«I Di Zio mettono a disposizione il loro patrimonio e le loro capacità aziendali ogni volta che sia necessari finanziare campagne elettorali, assicurare assunzioni e offrire servizi di contenuto economico. I politici si impegnano ad atti illeciti del contenuto più vario. Questo scambio si inserisce in un preciso programma affaristico-delittuoso: ai Di Zio importa monopolizzare i servizi di smaltimento dei rifiuti in Abruzzo in violazione della legalità e dell'evidenza pubblica a discapito della concorrenza, ai politici importa avere risorse economiche per perpetuare il proprio potere. Questo spiega ciò che altrimenti sarebbe incomprensibile. Perché Venturoni, uomo di vertice del Pdl abbia così clamorosamente e disinvoltamente violato la legge penale e ripetutamente abusato delle proprie funzioni e del proprio ruolo; per quale ragione l'assessore Stati si sia piegata al proprio referente Di Stefano, anche quando quest'ultimo le chiedeva di adottare atti non soltanto illeciti, ma contrari al suo autentico intendimento (c'è un passaggio di una intercettazione telefonica in cui la Stati non ha esitato a definire i suoi referenti politici una «banda di delinquenti» ndr); per quale ragione tutta la vicenda dell'inceneritore sia stata costellata da plurimi incontri tra Rodolfo Di Zio ed i massimi esponenti del Pdl abruzzese, tutti pronti ad avallare un appalto senza gara; per quale ragione il senatore Di Stefano sia stato così pronto ad esautorare un amministratore scomodo per Di Zio senza neppure chiedersi se non vi fossero ragioni di interesse pubblico che ispirassero l'azione di moralizzazione di La Morgia; per quale ragione il sindaco di Teramo Brucchi sia così pronto ad avallare l'idea che l'assegnazione al gruppo Di Zio dell'inceneritore debba avvenire senza gara; perché tutti stiano cospirando per affossare il servizio pubblico a vantaggio del privato e costruire in una delle regioni più verdi d'Italia una fornace pericolosa per la salute pubblica. Spiega anche per quale ragione Di Zio sia stato pronto ad elargire centinaia di migliaia di euro di finanziamenti a politici a semplice richiesta dei referenti di vertice del Pdl abruzzese o sia stato pronto a mettersi a disposizione per le richieste più varie».
E poi ancora nell'articolata ed efficace disamina dell'intera vicenda giudiziaria i magistrati aggiungono che «gli illeciti e le azioni lobbistiche in favore di Di Zio sono di tale natura e di tale rilevanza, da rendere evidente che essi costituiscano contropartita all'impegno economico-aziendale del Di Zio verso il gruppo politico di Venturoni-Di Stefano-Tancredi. Il "sistema delle relazioni illecite" funzionali al piano criminale del Di Zio; le aperte dichiarazioni di Di Zio circa il movente dei suoi pagamenti, indicano l'esistenza di un piano corruttivo ampio...In Abruzzo esiste una consorteria fondata su un patto di scambio senza scrupoli, che non ha per obiettivo l'equilibrato sviluppo del territorio».

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