Iscriviti OnLine
 

Pescara, 23/06/2026
Visitatore n. 755.269



Data: 23/09/2010
Testata giornalistica: Il Centro
Quattro anni di scandali senza respiro in Abruzzo. Da Montesilvano ad Avezzano, come gli arresti stravolgono la storia della regione

Tutto inizia a novembre 2006 con Cantagallo Le elezioni a Pescara dopo le indagini sul «sistema» D'Alfonso

PESCARA. Dalle «mani pulite» di Enzo Cantagallo alle mele di Ottaviano Del Turco, al «sistema» D'Alfonso, al tesoro di Angelini. E poi i lavori fantasma della Mare-monti, la scoperta della più grande discarica di rifiuti tossici d'Europa, gli arresti degli Stati, le inchieste sulla ricostruzione e sul G8. Non si è fatto davvero mancare nulla l'Abruzzo dal punto di vista giudiziario. In quattro anni è successo di tutto e quel che è peggio non si avverte alcuna inversione di tendenza.
L'Abruzzo vittima degli scandali e del terremoto. Dal 2006 le bufere giudiziarie hanno spazzato via una giunta regionale, due amministrazioni comunali, colpito personaggi ritenuti trasparenti ed intoccabili, messo in bilico enti pubblici e fatto sì che venisse stravolto il sistema sanitario. Adesso tocca ai rifiuti, altro settore dai grossi investimenti (e dai grandi guadagni) che più volte nel passato ha incrociato interessi e obiettivi politici.
Ciclone. All'alba del 15 novembre 2006 viene arrestato a Montesilvano, il sindaco Enzo Cantagallo (Pd), maestro di musica e concertista. E' la svolta dell'inchiesta «Ciclone» con 31 indagati che parla di un complesso sistema di tangenti e che decapita un'intera classe politica travolgendo imprenditori e dirigenti comunali. Voci sull'arresto si erano sparse fin dalla sera prima, ma Cantagallo aveva avuto modo di dire agli amici che lui aveva sempre le mani pulite perché suonava il pianoforte: «E se la mano non è pulita si attacca alla tastiera». Alle 5 della mattina dopo il capo della squadra mobile Nicola Zupo bussa alla sua villa: «Sindaco, lei è in arresto», gli dice portandolo in questura. Cantagallo oggi insegna pianoforte al conservatorio di Matera e fa jogging sulla riviera. A febbraio inizia il processo.
Sanitopoli. Lo scandalo Del Turco scoppia l'estate del 2008 e decapita l'amministrazione di centrosinistra alla Regione portando l'Abruzzo alle elezioni anticipate. E' il 14 luglio quando il governatore pd e un'altra decina di assessori e funzionari sono arrestati dalla Procura di Pescara diretta da Nicola Trifuoggi. E' la Sanitopoli d'Abruzzo sulle cartolarizzazioni dei crediti vantati dalle case di cura private nei confronti delle Asl abruzzesi.
Secondo i magistrati, Del Turco ha incassato tangenti per favorire le cliniche private. Ad accusarlo è l'imprenditore della sanità Vincenzo Angelini, a sua volta indagato: «Gli portavo i soldi nella casa di Collelongo, lui li prendeva e nella busta ci metteva delle mele per non far vedere che fosse vuota».
L'inchiesta era stata avviata in base agli elementi emersi nel corso dell' indagine sulla gestione dei fondi Docup da parte della Finanziaria regionale (Fira), per la quale erano finite in carcere, il 27 ottobre 2006, undici persone, fra le quali l'ex presidente della Fira, Giancarlo Masciarelli. La sera precedente agli arresti, proprio nella casa di Masciarelli, c'era stata quella che è stata definita «la cena del capretto», nel corso della quale i cinque avrebbero stabilito la ripartizione illecita di denaro.
Per Del Turco è ancora in ballo la richiesta di rinvio a giudizio (l'udienza preliminare riprende a ottobre). I soldi delle tangenti non si trovano. Lui, l'ex governatore, ripete di essersi fatta un'idea precisa della sua vicenda. Non la ritiene un errore giudiziario e accusa «i poteri forti»: «Mi dicevano "parlème", mettiamoci d'accordo, ma con me non hanno avuto strada».
Housework. Cinque mesi dopo la Sanitopoli abruzzese, il capo della squadra mobile notifica gli arresti domiciliari al sindaco di Pescara Luciano D'Alfonso (Pd) dopo un lungo rincorrersi di voci a Palazzo di città. E' la sera del 14 dicembre 2008, proprio la sera in cui Gianni Chiodi viene proclamato governatore dell'Abruzzo al posto di Del Turco. Corruzione, concussione, abuso, falso ideologico, truffa aggravata le accuse della Procura (inchiesta «Housework»). Le stesse ipotesi di reato che fanno scattare il secondo arresto per il più fidato dei collaboratori di D'Alfonso, Guido Dezio.
Pochi minuti prima, il sindaco aveva chiuso la riunione di giunta dicendo: «Io sono una persona onesta. Adesso mi fermerò per un anno per difendermi». La città si divide. Sotto casa di D'Alfonso stazionano stabilmente i suoi fedelissimi. Al centro dell'inchiesta, condotta dal sostituto procuratore Gennaro Varone, ci sono due appalti: quello da 18 milioni di euro per l'ampliamento e la gestione dei due cimiteri di Pescara, a Colle Madonna e a San Silvestro, e il mega-appalto da 60 milioni per la riqualificazione dell'area di risulta, assegnato alla Toto Costruzioni. Ma gli investigatori puntano l'indice su una serie di episodi che fanno rientrare sotto quello che viene chiamato il «sistema D'Alfonso».
L'ex sindaco era stato eletto nella primavera 2008 e quattro mesi dopo si era trovato, come segretario regionale del Pd, a fronteggiare gli arresti di Del Turco. D'Alfonso manda un certificato medico al presidente del consiglio comunale con il quale si autosospende. All'inizio del nuovo anno si dimette e Pescara deve tornare al voto.
La strada fantasma. Una strada mai cominciata, il cui tracciato, deciso dall'appaltatore e modificato per trarne maggiori vantaggi, finiva nella riserva naturale del Lago di Penne: è il 19 aprile 2010 quando viene a galla l'opera fantasma alla quale lavoravano un consulente per la ricostruzione post terremoto in Abruzzo e un allora funzionario Anas in carcere a Firenze per l'inchiesta sul G8. Il primo, Carlo Strassil, ingegnere romano, viene arrestato; il secondo, l'ex provveditore alle opere pubbliche della Toscana Fabio De Santis, è indagato. Nell'inchiesta, avviata su denuncia del Wwf, figurano anche gli imprenditori Carlo, Paolo e Alfonso Toto (il primo fondatore di Air One).
Gli Stati. Il penultimo ciclone giudiziario si abbatte sull'Abruzzo il 2 agosto di quest'anno con gli arresti ad Avezzano dell'assessore regionale all'Ambiente Daniela Stati (Pdl), il padre Ezio (ex Dc e poi Fi) e l'ex deputato (An poi Fi) Vincenzo Angeloni. L'inchiesta, del procuratore capo dell'Aquila Alfredo Rossini, riguarda l'appalto da 1 milione 200mila euro di Abruzzo Engineering per la ricostruzione post-sisma. La Stati viene interdetta dai pubblici uffici e si dimette. La delega all'Ambiente è ancora nelle mani del presidente Chiodi.

www.filtabruzzo.it ~ cgil@filtabruzzo.it