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Pescara, 23/06/2026
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Data: 24/09/2010
Testata giornalistica: Il Messaggero
Spuntano contributi al centrodestra. I 250 mila euro di Di Zio. Il Gip: «Il governatore sapeva». La risposta: «Vado avanti»

PESCARA - Vado avanti, dice alla fine di una mattinata passata a leggere i giornali e l'ordinanza di custodia cautelare che ha mandato agli arresti domiciliari il suo assessore e amico Lanfranco Venturoni e il ras dei rifiuti Rodolfo Di Zio. Chiuso nel suo ufficio all'Aquila con gli uomini del suo staff, a metà mattina il presidente della Regione Gianni Chiodi riceve il capogruppo Pdl Gianfranco Giuliante che in passato gli ha fatto ballare la rumba, per capire se può contare sull'appoggio compatto di tutto il gruppo consiliare. Sì, Giuliante si schiera col presidente, in questo momento fedeltà assoluta. E più tardi gli ribadirà lealtà e vicinanza lo stesso finiano Emilio Nasuti che parteciperà addirittura alla direzione politica del Pdl, con la scusa che è cominciata subito dopo la riunione del gruppo consigliare, al quale partecipava di diritto.
Non se la sente soltanto di affrontare la Conferenza Stato-Regioni, gli sguardi e le domande dei colleghi, ci spedisce il vice presidente Alfredo Castiglione. Non è indagato, ma il suo nome è pericolosamente spalmato sull'ordinanza dalla quale emerge che lui era al corrente di tutto, delle pressioni, dell'affare, che era in strettissimi rapporti con Di Zio dal quale si era fatto assumere il figlio del suo segretario Giuliano Gambacorta. Non solo. Dalle carte dell'inchiesta spuntano robusti finanziamenti al centrodestra: secondo il gip Di Zio versò oltre 250 mila euro in occasione delle competizioni elettorali in Abruzzo del 2008 e 2009, dei quali «94 mila euro in favore di candidati della lista di Gianni Chiodi alle elezioni d'Abruzzo 2008». In serata la sua replica: nessuna pressione, «sapevo solo che La Morgia non convocava da tempo l'assemblea dei soci del Consorzio di Lanciano perchè temeva di non essere confermato nella carica.Questo percorso era sollecitato anche da Fabrizio Di Stefano».
Esce dalla sua stanza solo per andare a mangiare un boccone in mensa, poi dopo il caffè dritto a Chieti per il vertice del Pdl. «Vado avanti, onorerò il mio impegno con gli abruzzesi», detta alla fine alle agenzie di stampa. «Sia chiaro a tutti che non consentirò che si arresti il processo di risanamento e di riforme in atto per il quale esistono ormai riconoscimenti nazionali e internazionali. L'Abruzzo non può permettersi il lusso, proprio ora, di abbandonare la via del cambiamento», aggiunge il governatore. Che però anche nel pomeriggio, al vertice del Pdl, appare frastornato. «Gli abruzzesi si aspettano che io concluda i processi già avviati di costruzione di una sanità di qualità, che si continui lungo il percorso difficile di riduzione del debito della Regione e che si proceda in modo rapido ed efficace con la ricostruzione dei territori martoriati dal sisma. Ho il dovere - ha detto ancora Chiodi - di continuare ad onorare il patto con gli abruzzesi, continuando in azioni virtuose già portate a termine. Posso garantire che moltiplicherò i miei sforzi e che chiamerò con me tutta la classe dirigente che, nonostante tutto quanto sta accadendo, è costituito da uomini e donne di elevatissimo valore e di notevole spessore morale». Una frase che ha destato molte perplessità, persino nel centrodestra.

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