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Pescara, 23/06/2026
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Data: 24/09/2010
Testata giornalistica: Il Centro
Di Zio e il partito dei soldi «Io sono apolitico ho rapporti con tutti». Gli stralci delle intercettazioni

Così secondo il giudice l'imprenditore spoltorese intrecciava i suoi affari con destra e sinistra

PESCARA. «Sono apolitico, nel senso che noi non facciamo politica e che non ho rapporti soltanto con la destra, io ce li ho anche con la sinistra». Rodolfo Di Zio come Giancarlo Masciarelli, l'ex presidente della Fira che in un'intercettazione rimasta scolpita nella memoria collettiva affermò: «Io non sto né di qua né di là, sto con il partito dei soldi». Come l'imprenditore spoltorese dei rifiuti, al quale il gip Guido Campli, nell'ordinanza, gli attribuisce una «macroscopica e abnorme cointeressenza con i suoi partner pubblici», i politici cioè, che «agiscono come tutori dell'interesse dell'imprenditore piuttosto che della collettività».
Di Zio versa contributi su richiesta dell'assessore regionale alla sanità Lanfranco Venturoni, ai domiciliari, dei senatori Paolo Tancredi e Fabrizio Di Stefano, indagati per corruzione. Paga per le campagne elettorali dei futuri sindaci di Pescara e Teramo e per un candidato al Parlamento europeo. Ma anche per il Pd, secondo il gip.
Ecco allora spiegata quella frase sui rapporti di Di Zio con entrambi i poli. «Il senso», sostiene il giudice, «è che il consistente sostegno economico con cui Di Zio ha foraggiato le campagne elettorali hanno quale unica finalità la compravendita delle funzioni pubbliche. Così, nel corso di un'animata discussione con gli amministratori della società Ambiente spa, rinfaccia la circostanza che "al segretario... e gli "sclocchiamo" ventimila euro ogni volta che facciamo le elezioni... coso... Castricone"». Dunque, sentenzia il gip, «si paga per comprare, non per sostenere una scelta di campo».
MASCIA Nel caso del sindaco di Pescara Luigi Albore Mascia, non indagato, il contributo arriva a sua insaputa. Di Stefano ha già perorato il finanziamento di 10 mila euro, erogato il 26 maggio 2009 dalla Deco al candidato sindaco in occasione delle elezioni comunali del 6 giugno. Il contributo è versato ad Albore Mascia, ma chi lo sollecita è il senatore del Pdl.
Di Zio Rodolfo: «Pronto?».
Mascia: «Eh, signor Rodolfo, sono Albore Mascia... mi ha detto Fabrizio Di Stefano, ha detto: "Chiamalo"».
Di Zio: «Sì, sì. Già apposto!».
Mascia: «Quando ci possiamo vedere?».
Di Zio: «Comunque, ehh... quello che mi ha detto lui l'ho già fatto!».
Commenta il gip: «Come si vede, quando Albore Mascia chiama Di Zio il versamento è già stato disposto ed eseguito, senza neppure che il candidato lo sappia! Dunque Di Zio dà perché sono i suoi referenti politici apicali a chiedere».
PICCONE Il 19 maggio 2009 Di Zio chiama per telefono un consigliere comunale di Pescara. Gli spiega che ha ricevuto una richiesta di contributi da un candidato dell'area del senatore Piccone: «Senti, ho ricevuto una richiesta di contributi... ma, ehh... senti: io siccome non conosco nessuno di questi, l'unico che conosco è Piccone, fammi fare un colpetto di telefono da lui».
Il versamento, di 10 mila euro, è, poi, eseguito da Deco spa sul conto del comitato comunale di FI e Pdl.
Commenta il gip: «Questo colloquio è particolarmente rilevante per la comprensione della tattica di Di Zio e, soprattutto, per capire il significato dei rapporti che egli ha pazientemente intessuto. Infatti, pur essendo i candidati, che hanno fatto richiesta, dell'area Pdl (a cui Di Zio ha erogato a piene mani), Di Zio non "versa senz'altro": ha necessità che il vertice assuma la paternità della richiesta (e degli obblighi di restituzione, che vi sono connessi). I finanziamenti, al di là del candidato che, di volta in volta li richiede e ne beneficia, sono eseguiti sempre con riferimento a uno o più politici apicali di riferimento a cui il Di Zio sa di potersi rivolgere in contropartita».
DI GIUSEPPANTONIO Il 22 maggio 2009, Di Zio ha un colloquio telefonico con il futuro presidente della Provincia di Chieti Enrico Di Giuseppantonio dell'Udc. Il dialogo verte su un finanziamento elettorale («Fammi avere una richiesta con i tuoi dati, eh! Bancari»), corrisposto dietro promessa della solita contropartita illecita («Sperando, poi, che me lo togli quel cane da lì dentro», il riferimento è a Riccardo La Morgia, presidente del Consorzio comprensoriale di Lanciano), subito garantita («Ah, ah, ah! Sicuramente!»).
La Morgia si era adoperato per una revisione delle tariffe affinché i Comuni potessero pagare meno e per la realizzazione di un impianto di biocompostaggio dei rifiuti che però avrebbe comportato la diminuzione dei guadagni per i Di Zio, che erano proprietari di un impianto dello stesso tipo in contrada Casoni a Chieti.
Il 26 maggio 2009, la Ecologica Sangro srl (partecipata al 95 per cento dalla Deco spa) eroga un contributo di 10 mila euro a Di Giuseppantonio, non indagato.
TOPPETA Il 10 dicembre 2008, Luigi Toppeta, candidato alle elezioni regionali, ringrazia Di Zio per un versamento elettorale. Si tratta, in realtà, di due versamenti da 7 mila euro ciascuno, eseguiti mediante bonifici sulla Tercas di Lanciano, il 20 e il 24 novembre 2008, tramite la Ecologica Sangro srl e la Deco spa. Qualche giorno dopo, Rodolfo Di Zio riscuote il suo credito: chiede (31 dicembre 2008) a Toppeta (consigliere del Consorzio di Lanciano) di aiutarlo a neutralizzare La Morgia.
Di Zio: «Lui (La Morgia) ci ha risposto con quattro lettere. dicendo che l'impianto va in gara di appalto. Per cui non mi interessa più niente... che la discarica futura non è compito nostro... insomma praticamente ha aperto la guerra... eh, ma Luigi io mi rivolgo alla magistratura, perché non posso più giocare così».
Toppeta: «Sì, sì fai benissimo fai... a noi non ha detto niente, noi glielo abbiamo detto più di una volta che doveva fare un lavoro collegiale per la concessionaria. Se non lo fa... comunque io dopo ti... quando ci vediamo ti voglio pure parlare».
Di Zio: «Con questo io non ce la faccio più».
Nel corso della successiva conversazione del 19 gennaio 2009 Toppeta, anche lui non indagato, offre ampie rassicurazioni al Di Zio, promettendogli che la gestione dell'ampliamento in capo alla sua società non è in discussione.
Il gip: «Che Di Zio abbia pagato "per ottenere" risulta anche dalla significativa conversazione del 5 febbraio 2009 con il fratello Ferdinando Ettore, nel corso della quale afferma che è pronto a corrompere, pur di evitare la gara sull'ampliamento di Cerratina».
BUSSOLO Il 12 dicembre 2008, Di Zio, scrive il gip, ha un significativo colloquio con Giuseppe Bussolo, sindaco di Mozzagrogna, che gli sollecita un versamento elettorale. Di Zio, per tutta risposta, formula la sua esplicita richiesta.
Di Zio: «Poi, però, ti voglio chiedere una cortesia: tu dovresti fare un colpo di telefono al sindaco di Lanciano, dicendogli soltanto questo: dici... "Guarda, noi stiamo sentendo diverse problematiche per il consorzio", senza entrare nei dettagli... e gli dici poi "Oltretutto questo consorzio è scaduto....". Per cortesia, io te lo chiedo per favore perché noi non ce la facciamo più. Stiamo ricevendo delibere del consorzio che sono, come si dice, che non sono giuste in quanto quel consiglio non c'è più».
Bussolo: «Va bene, mo' telefono».
Di Zio: «Ti pregherei di farlo, di dirgli, di trasmettergli un poco la tua preoccupazione e di altri sindaci».
A fronte di tale colloquio, Di Zio eroga un contributo di settemila euro al candidato in quota Pdl Emilio Nasuti. Altri contributi vengono poi erogati anche a Pasquale Di Nardo (8 mila euro) e Mauro Febbo (10 mila euro). «Febbo», sostiene il gip, «è l'assessore regionale che ha sostenuto l'iniziativa del commissariamento proposta da Di Stefano. Si tratta di contributi tutti in favore di candidati dell'area di Chieti, la stessa che ha espresso il senatore Di Stefano».

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