TERAMO - E venne per Brucchi il giorno del... Consiglio. La seduta consiliare di ieri mattina, fissata in tempi non sospetti, prima dello "scandalo rifiutopoli", è stata decisamente difficile per il primo cittadino, assediato dalla minoranza che chiedeva a gran voce un suo intervento chiarificatore sulla vicenda. Intervento che non c'è stato. «Non ho elementi sufficienti per parlare- ha affermato Brucchi, che ieri mattina non era ancora stato raggiunto dall'avviso di garanzia-, conosco i capi di imputazione solo dai giornali, spero che la magistratura arrivi presto a fare chiarezza su un argomento che può avere luci ed ombre e spero soprattutto che venga chiarita la mia posizione, nel frattempo vado avanti con il mio lavoro, guidato da un unico interesse: la comunità teramana». Brucchi ha anche utilizzato l'espressione "serenità celestiale" per descrivere il suo stato d'animo anche se tra i banchi la tensione era più che palpabile. Pd e Rifondazione hanno deciso di abbandonare l'aula, spaccando così l'opposizione. Motivo: il duro scontro con la maggioranza sulla relazione che Brucchi, secondo la minoranza, avrebbe dovuto tenere prima di dibattere gli altri ordini del giorno. Il sindaco è stato difeso a spada tratta dai consiglieri di maggioranza, primo fra tutti Mauro Di Dalmazio. «Siamo di fronte - ha affermato il capogruppo della lista civica al Centro per Teramo - ad un tentativo di strumentalizzare una situazione ancora non chiara nemmeno dal punto di vista giudiziario, non è possibile incentrare un dibattito politico su un argomento ancora così poco definito. Lasciamo lavorare la magistratura con serenità». Di Dalmazio ha quindi proposto di discutere sul problema rifiuti nel suo complesso. La proposta è stata discussa dai capigruppo che hanno indetto per il 7 ottobre un Consiglio straordinario sul tema. E' stato a questo punto che Pd e Rifondazione hanno deciso di abbandonare l'aula e di indire una conferenza stampa estemporanea. «Ci accusano di strumentalizzazione - ha esordito il capogruppo del Pd Giovanni Cavallari - noi, invece, chiedevamo solo di dare delle spiegazioni alla città, un chiarimento dovuto anche per le tante persone che lavorano alla Team». Duro il giudizio di Manola Di Pasquale (Pd). «Più volte - ha aggiunto - abbiamo chiesto al sindaco delucidazioni in merito alla gestione della Team, siamo stati accusati di volerla distruggere, invece il nostro intento era quello di salvarla da possibili scandali, ci tocca constatare adesso l'atteggiamento irresponsabile con cui è stata gestita l'azienda che offre lavoro a 250 famiglie teramane. Il famoso modello Teramo si è trasformato in una cricca». Sandro Santacroce è tornato sulla questione dei finanziamenti per le campagne elettorali definendosi "preoccupato" per le affermazioni rilasciate ieri dal senatore Paolo Tancredi. I rappresentanti delle liste civiche e dell'Udc hanno invece preferito restare sui banchi del Consiglio e di partecipare alla discussione sui debiti fuori bilancio. «Abbiamo punti di vista diversi - ha affermato Paolo Albi (gruppo misto) - non condanniamo l'atteggiamento di Pd e Rifondazione che riteniamo legittimo ma preferiamo dare priorità all'attività amministrativa». Intanto in un comunicato stampa il circolo di Rifondazione comunista ha chiesto le dimissioni del sindaco, mentre il segretario provinciale del Pd Robert Verrocchio ha annunciato la presentazione di un dossier contenente tutti gli interventi in Consiglio comunale, le interrogazioni le denunce e le prese di posizione manifestate in questi anni dal Pd di Teramo in merito alla gestione Team e Teamtec.