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Pescara, 23/06/2026
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Data: 25/09/2010
Testata giornalistica: Il Centro
Stati, memoriale contro i vertici del Pdl. Pescara, l'ex assessore interrogata per 3 ore rivela le pressioni subìte dagli indagati

Trifuoggi «Ha chiarito la sua posizione e fornito particolari molto interessanti»

PESCARA. Quasi tre ore di rivelazioni, un memoriale e una serie di documenti. Daniela Stati confeziona e catapulta contro i vertici del Pdl accuse pesanti lasciando cadere protezioni e barriere erette 10 mesi fa, quando i pm di Pescara le chiesero la verità sulle pressioni subìte per agevolare l'affare inceneritore a Teramo, propugnato dall'imprenditore Di Zio e caldeggiato dall'assessore regionale alla sanità Venturoni, ai domiciliari, e dai senatori Pdl Tancredi e Di Stefano.
La Stati non aveva collaborato con i magistrati, passando così da testimone a indagata per favoreggiamento. Era il 6 novembre 2009. Passato remoto.
IL GOVERNATORE L'ex assessore regionale all'ambiente, stavolta, si presenta a Pescara con tutt'altro spirito e con la voglia - annunciata 24 ore prima - di fare chiarezza su tutto, in attesa delle controrepliche dei senatori, convocati dalla procura la prossima settimana. La Stati parla anche del coordinatore Pdl Filippo Piccone e tira in ballo il governatore Gianni Chiodi, che indagati non erano e non indagati restano.
Davanti ai tre magistrati del pool di Pescara che indagano sullo scandalo rifiuti, il consigliere regionale passato dal Pdl al gruppo misto mette a fuoco scenari e situazioni, svela pressioni e interessi. E fa nomi, fissando le responsabilità, al punto da far dire al procuratore Nicola Trifuoggi - dopo l'interrogatorio fiume - che «la sua posizione è stata chiarita» e che la Stati «ha fornito particolari molto interessanti».
Anche dai volti dei sostituti Gennaro Varone e Annarita Mantini traspare una soddisfazione evidente. «Il quadro accusatorio è molto più che rinforzato», commentano a palazzo di giustizia.
LA POLITICA Alle 12,35 l'ex assessore regionale esce dagli uffici della procura, al fianco del suo avvocato Alfredo Iacone. E' tirata, stanca, ma sollevata, con l'aria di chi si è tolta molto più di un peso. «E' stata una conversazione serena con una magistratura serena che legge attentamente gli atti. E sono serena anch'io», dice la Stati, rispettando la prescrizione dei pm di non far filtrare all'esterno nulla dell'interrogatorio.
E infatti, sulle pressioni che avrebbe ricevuto e di cui avrebbe parlato anche con il presidente Chiodi, si limita a dire che «le indagini non sono chiuse» e che «io non posso parlare di questa vicenda: so soltanto che ho chiarito la mia posizione». Poi devìa il discorso sulla politica, «quella politica che tanto male mi ha fatto e tanta solidarietà, anche a livello nazionale, oggi dà a un assessore che lo era tanto quanto me».
«Oggi Quagliarello», aggiunge, «ieri tutta la politica nazionale si è scomodata per un assessore in difficoltà. Perché per Daniela Stati nessuno si è scomodato? Servivo tanto quanto gli altri assessori? O io davo così tanto fastidio? Beh, se qualcuno pensava di aver tirato fuori Daniela Stati dalla politica, con le unghie e con i denti difenderò il mio cognome e il mio territorio. Con questa serenità vado avanti». Resterà in politica. «Ricomincio da capo, con la gente che mi vuole bene».
LA SOLIDARIETA' Ma anche all'arrivo in procura, poco dopo le 9,30, la Stati non aveva risparmiato stoccate ai suoi ex compagni di partito che l'hanno abbandonata quando venne coinvolta nell'inchiesta della Procura aquilana sugli appalti per la ricostruzione post-terremoto. Così, prima di salire al quinto piano del palazzo di giustizia, nell'ufficio del procuratore, eccola affondare i primi colpi: «E' vero, vedo tanta solidarietà a Venturoni, beato lui. Sono tranquilla, risponderò ai giudici che ho imparato da questa vicenda che ci sono assessori di serie A e di serie B, ed è evidente che io ero un assessore di serie B, di una serie che non serviva a nessuno...».
LA PEN DRIVE Poi riempie molte pagine di verbale e svela il suo disagio di pedina utilizzata per interessi altrui e le pressioni subite per modificare la legge regionale sui rifiuti, al punto da vedersi recapitare la bozza di modifica, custodita in una pen drive.
Pressioni quando «Venturoni e Di Zio», come scrive il gip, «agiscono per garantirsi la necessaria collaborazione dell'assessore all'ambiente» e il primo «è convinto di avere portato la Stati sulle sue posizioni». Intercettato al telefono con l'imprenditore, il 21 aprile 2009, l'assessore regionale alla sanità dice: «Mi si sta legando quella ragazza...le ho spiegato come si deve comportare; si doveva affidare a te, gliel'ho detto chiaro e tondo». Concetto che Venturoni ripete il 4 agosto successivo: «Perché questa sta sulle mie posizioni, eh! Ci ho parlato a lungo adesso».
IL CAPO Pressioni anche quando il senatore Di Stefano («il capo», come lo chiama la Stati) si rivolge a lei affinché proceda con il commissariamento del consorzio di Lanciano e la Stati replica: «La puoi ritenere una cosa già...Che me lo devi chiedere, scusa? Il territorio lo conosci tu, le operazioni le conosci tu, tu puoi parlare in nome e per conto mio...». Lo stesso Di Zio così commenta in che rapporti siano la Stati e Di Stefano: «Io lunedì ho l'appuntamento con Fabrizio perché chi dirige l'assessore è Fabrizio. Allora, io adesso a Fabrizio dico che l'assessore mi deve chiamare».
CHIODI SAPEVA Chiodi era al corrente delle pressioni per fare fuori il presidente del consorzio Riccardo La Morgia.
E' la stessa Stati a discuterne con lui: «La Morgia è provenienza Forza Italia, però poi pare che si sia...questo me lo dicono Fabrizio e Mauro Febbo, che conoscono il territorio... si sia un pochettino lasciato andare nel corso del tempo diventando sempre più amico del potente di turno». Poi, come scrive il gip, «cerca una vaga giustificazione all'atto di epurazione che le viene chiesto e del quale neppure capisce la reale motivazione». Così, prima spiega a Chiodi che «il commissariamento è stato possibile perché ci sono i termini di legge», poi quando capisce che non è così, allo stesso Chiodi dice che è «più un piccio di Di Stefano e Fabbo che una necessità».
GLI SFOGHI E finisce per sfogarsi. Con Di Stefano: «...e poi mi dovresti dire che devo fare sull'altro settore perché qualcuno pressa in un modo, qualcuno pressa in un altro». Con Febbo: «Ho qualche pressione perché adesso con questa modifica sulla legge sui rifiuti, dove andare a mettere sto termovalorizzatore...mi stanno a tritare Mauro». Con l'assessore Paolo Gatti: «Perché se questi hanno fatto questa gran porcata sulla sanità, io la legge sui rifiuti a fargli mangiare i termovalorizzatori in mano non ce la metto, eh?». Martedì saranno interrogati Venturoni e Di Zio, poi toccherà ai senatori, ma la convocazione del primo ottobre potrebbe slittare.

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