MONTESILVANO. Parte da Montesilvano l'inchiesta della procura di Pescara sullo scandalo dei rifiuti che ha portato all'arresto dell'assessore regionale alla Sanità Lanfranco Venturoni e dell'imprenditore dei rifiuti Rodolfo Di Zio. Montesilvano, città dell'immondizia: dalle carte dell'indagine, spunta la proposta del sindaco Pasquale Cordoma al fratello di Di Zio, Ettore Ferdinando Di Zio, di costruire un termovalorizzatore a Montesilvano. Così ne parla Cordoma dopo un finanziamento elettorale di 10 mila euro dei Di Zio al suo «mentore» Lorenzo Sospiri: «Io ti devo incontrare per sapere e parlare di termovalorizzatore», dice Cordoma a Di Zio, «perché quella idea, quel semino che abbiamo gettato l'altra sera lo sto innaffiando e vediamo se può nascere qualcosa». Ma Montesilvano, 50 mila abitanti stretti tra i palazzi, può sopportare anche il peso di un termovalorizzatore?
Per la gestione dei rifiuti, il Comune spende 7.146.704 euro, un settimo del bilancio 2009. Per sostenere questo prezzo, però, non bastano le entrate della Tarsu, la tassa sui rifiuti: il totale pagato dai cittadini è di 6 milioni 450 mila euro nel 2009. All'appello, quindi, mancano 696.704 euro che il Comune deve rimettere di tasca propria.
Dei 7.146.704 euro, il Comune ne dà 4.068.742 all'Ecoemme, la società mista formata dall'amministrazione (49,86 per cento) con la Deco spa dei Di Zio (47,83) e con la Comunità montana Vestina (2,31). Come la Team tec di Teramo, anche l'Ecoemme è sotto la lente della procura di Pescara: una bomba pronta a scoppiare. Tra le ipotesi di reato contestate dalla procura all'inizio delle indagini c'è anche l'associazione per delinquere. L'Ecoemme, cessata dal 31 dicembre 2006, opera in proroga da quattro anni: vista l'inerzia del Comune per scegliere un nuovo socio privato, si profila un'altra proroga per il 2011.
E l'altra parte dei 7.146.704 euro? Trasporto e smaltimento rifiuti costano 2.791.461 euro che il Comune paga direttamente alla Deco: la ditta dei Di Zio, prima, raccoglie i rifiuti con la società mista Ecoemme e, poi, li trasporta in proprio con i suoi camion alla discarica di Colle Cese a Spoltore che è gestita dalla stessa Deco. Il costo del trasporto e lo scarico dei rifiuti in discarica viene pagato a peso: più rifiuti uguale più soldi al privato. Un circolo che si completa con una raccolta differenziata ferma al 16,6 per cento nel 2009: dal 2003 a oggi, a Montesilvano, la differenziata è salita del 6,5 per cento appena. Comune ed Ecoemme, con l'inchiesta in corso, hanno avviato una campagna di sensibilizzazione con manifesti e lo slogan «Partecipo anch'io». Ma sulle strade i cassonetti per carta, plastica e vetro non sono sufficienti. Emerge, quindi, un conflitto d'interessi della Deco: se la quota di differenziata crescesse, diminuirebbero le entrate del gigante privato dei rifiuti.
In questo scenario, il prezzo pagato dal Comune per l'uso della discarica gestita dalla Deco si è più che raddoppiato in dieci anni passando dal milione e 358 mila euro del 1999 ai tre milioni e 93 mila euro del 2008. Negli stessi anni, l'incremento della bolletta dei rifiuti è stato del 105 per cento. In campagna elettorale, maggio e giugno 2007, Cordoma ha annunciato un taglio della Tarsu ma, finora, la tariffa è rimasta invariata.
Montesilvano, poi, convive con una bomba ecologica: è l'ex discarica di Villa Carmine, una collina di rifiuti alta 27 metri, 250-300 mila metri cubi di immondizia secondo le stime della Regione Abruzzo accatastati sulla «nuda terra» e senza protezione che scaricano percolato nel fiume Saline. Anche sull'ex discarica, la Deco ha ottenuto un appalto nel 2005: un intervento «di somma urgenza» da 198 mila euro.
Con l'ex discarica coperta a metà da teli di plastica, il risultato è che il Saline è sempre più inquinato: a valle dell'impianto, l'Arta ha trovato piombo, cloroformio, percolato, solfati, «notevole» aumento di cromo, nichel e sostanze organiche.
Lungo il fiume c'è anche il depuratore dell'Aca: dopo essere stato sequestrato per un mese nel 2008 perché inquinante secondo un'indagine della forestale, l'impianto è stato potenziato e la concentrazione di colibatteri fecali nel fiume si è abbassata. Ma il Saline resta avvelenato. E sulla bolletta dell'acqua, i cittadini continuano a pagare una quota, fino al 48,5 per cento del totale, come canone di depurazione.