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Data: 25/09/2010
Testata giornalistica: Il Centro
Il Teramano a rischio emergenza. Di Zio chiude Casoni ai camion del Cirsu, Roseto invasa dalla spazzatura

Il consorzio non paga da mesi Interviene il prefetto e ottiene una tregua di poche settimane

TERAMO. Lo spettro dell'emergenza rifiuti, che aleggia da anni sul Teramano, non è mai stato minaccioso come in questi giorni. I mucchi di immondizia (nella foto) che hanno invaso Roseto da mercoledì, del resto, non erano fantasmi ma una brutta realtà. E dietro quella realtà, gira e rigira, spunta sempre lui: Di Zio. In questo caso come gestore della discarica di Casoni di Chieti.
È accaduto che - guarda caso in coincidenza con l'abbattersi della tempesta giudiziaria - la società Deco di Di Zio, che ha in concessione l'impianto del Comune di Chieti, abbia stoppato l'arrivo dei rifiuti teramani del Cirsu. Il Cirsu - la cui discarica è esaurita - è il consorzio rifiuti che include Giulianova, Roseto, Mosciano, Bellante, Morro d'Oro e Notaresco. Da mesi i Comuni del consorzio non pagano le proprie quote al Cirsu. Perché non pagano? Perché contestano al consorzio - cioè, in sostanza, a se stessi: bel paradosso - di aver aumentato le quote rispetto al previsto, gestendo male l'emergenza causata dall'esaurimento della discarica. Ebbene: il Cirsu, senza i soldi dei Comuni, non può pagare il suo braccio operativo, Sogesa, una società mista che controlla con il 51 per cento - e il cui 49 per cento privato è, guarda un po', in gran parte di Di Zio. Sogesa, senza i soldi del Cirsu, paga a singhiozzo i dipendenti e non paga da mesi l'impianto di Casoni, dove porta i rifiuti. Così Casoni (ovvero Di Zio) ha chiuso le porte a Sogesa (ovvero a Di Zio: altro paradosso!). Risultato: Sogesa, con i container pieni e fermi, per tre giorni non ha raccolto l'immondizia a Roseto.
È sceso in campo il presidente della Provincia di Teramo Valter Catarra, che ha chiesto l'intervento del prefetto Eugenio Soldà. Quest'ultimo ha ottenuto una dilazione di qualche settimana da parte dell'impianto di Casoni e ieri pomeriggio i camion di Sogesa sono tornati a raccogliere la spazzatura a Roseto. Ma il problema resta e, dice Catarra, «se Cirsu non salda Sogesa e se Sogesa non salda i fornitori, fra qualche giorno saremo nell'emergenza».
La "napoletanizzazione" di Roseto ha ovviamente scatenato le opposizioni al monocolore Pd che governa la città (e non solo: il Pd, con i suoi uomini, controlla il Cirsu). Il Popolo di Roseto, movimento di centrodestra, e dalla sponda opposta la Federazione della Sinistra hanno parlato di «situazione drammatica».
GRASCIANO BIS. Da sinistra, intanto, si punta il dito sul progetto della nuova discarica del Cirsu a Grasciano di Notaresco. Un impianto da 500mila tonnellate (raddoppiabili a un milione) che sarà realizzato da Sogesa. Il fatto che la titolarità del progetto sia della società pubblico-privata nella quale è presente Di Zio scatena gli attacchi della sinistra. I consiglieri regionali Caporale (Verdi), Acerbo (Rifondazione) e D'Alessandro (Idv), firmatari lo scorso 9 agosto di un'interpellanza sull'argomento, ieri insieme a Tommaso Di Febbo, coordinatore teramano di Sinistra Ecologia Libertà, hanno illustrato alla stampa l'interpellanza e denunciato una vicenda, quella di Grasciano, che per Maurizio Acerbo «presenta inquietanti analogie con la vicenda dell'inceneritore di Teramo: nell'uno e nell'altro caso il pubblico ha abdicato al suo ruolo a favore di un monopolista privato». Di Febbo invita i sindaci a rivedere le proprie posizioni e rimettere «la titolarità del progetto della discarica in mano al Consorzio. Solo così si può impedire un'operazione che sa tanto di speculazione».
Intanto la Provincia ha convocato lunedì Cirsu e Sogesa, insieme al dirigente del settore rifiuti della Regione Abruzzo, Franco Gerardini, «per un approfondito esame delle molteplici problematiche che stanno emergendo per la realizzazione di una nuova discarica a Notaresco». Contestualmente il presidente Catarra ha chiesto a Cirsu e Sogesa una memoria scritta. (red.te)

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