PESCARA - Un "bel ragazzo", sicuro. Da quel giorno, da quando Daniela Stati racconta come e perchè Silvio Berlusconi sceglie l'ex sindaco di Teramo come candidato governatore dell'Abruzzo, «un bel ragazzo davvero», intendendo una bella faccia e niente più, da quel giorno per la giunta Chiodi comincia il conto alla rovescia. Un messaggio, l'anticipazione di quello che ieri la bionda ex assessore regionale alla Protezione civile ha raccontato ai magistrati. Una specie di elegante avvertimento per chi l'ha scaricata senza troppi scrupoli dopo l'inchiesta sugli appalti della ricostruzione che ha travolto la sua famiglia, «quel bel ragazzo» come continuava a definire Chiodi, e poi i senatori Piccone e Di Stefano.
Che il futuro della Regione sia appeso a Daniela Stati e al padre Ezio, il Pdl lo sa benissimo. Sia in Abruzzo che a Roma. Lo sa benissimo il vicecapogruppo dei senatori Pdl Gaetano Quagliariello che nel giorno degli arresti di Lanfranco Venturoni e Rodolfo Di Zio per lo scandalo rifiuti, scrive accusando Daniela di «dimissioni preventive» che farebbero da battistrada a nuovi «spettacoli pirotecnici». Ad interpretarla, quella frase, si capisce che Quagliariello insinua che la Stati agisca in tandem con la procura, per evitare l'arresto forse in cambio di una più corposa collaborazione. Ma è solo un'insinuazione gratuita, visto che l'inchiesta sulla ricostruzione è della procura dell'Aquila mentre quella sui rifiuti è della procura pescarese. Ma quella dichiarazione comunque tradisce l'attenzione se non il timore di quanto potrà ancora accadere.
Gli Stati a Chiodi e al Pdl gliel'hanno giurata. Non possono fare le spese solo loro di quanto è accaduto, questo ha detto ieri l'ex assessore ai magistrati. Le dichiarazioni rilasciate ai microfoni prima del suo ingresso in procura, sono solo l'antipasto: «Sì sono dei delinquenti», ha detto riferendosi agli indagati dell'inchiesta, «vedo tanta solidarietà intorno a Venturoni, beato lui. Evidentemente io ero un assessore di serie b». Brutta aria, davvero, per Chiodi & c.
La Regione subirà un forte contraccolpo, e non soltanto giudiziario ammesso che ci siano nuovi sviluppi dell'inchiesta. E il Pdl teme fortemente l'effetto-Stati. A dimostrarlo anche l'intervista preventiva di Quagliariello rilasciata a un quotidiano romano il giorno dopo gli arresti, «in Abruzzo i magistrati fanno politica», ha detto il vicecapogruppo. Poche ore dopo Filippo Piccone detta alle agenzie una dichiarazione sulla stessa linea. Una delegittimazione di quanto accade in questi giorni, delle stesse rivelazioni della Stati.
Intanto anche il Pdl abruzzese aspetta di vedere cosa accadrà a Roma dopo il discorso di Berlusconi, e come cambierà il partito dopo lo strappo di Fini, con annessi coordinatori. Ci si aspetta un muro contro muro da parte di un paio di deputati, decisi a giocarsi la partita fino in fondo. Qualcuno minaccia di passare con Fini se in Abruzzo non ci sarà il cambio della guardia, che significa azzeramento del comando nelle mani di Tancredi-Piccone-Di Stefano, poco probabile in questi giorni in cui l'inchiesta che tocca tutti indistintamente, sembra aver provocato un vero e proprio "serrate le fila".
La paura fa brutti scherzi, ma nel frattempo Chiodi dovrà comunque risolvere un paio di problemi. Primo fra tutti l'assessorato della Stati, vacante da oltre un mese. Non un assessorato qualsiasi, ma quello alla Protezione civile e ai rifiuti che non può certo gestire lui. Se non altro perchè ha già troppe cose da fare. E poi il rimpiazzo di Venturoni, perchè nonostante la solidarietà e il no alle dimissioni, è davvero impensabile far finta di nulla. Anche per una giunta a tempo determinato.