Adesione bassa all'interruzione di ieri indetta dal sindacato autonomo Usb Rifondazione attacca Confindustria Chieti
ATESSA. Terzo sciopero consecutivo oggi alla Sevel, l'azienda del gruppo Fiat dove si producono i furgoni Ducato. L'astensione dal lavoro per 8 ore, l'intero turno previsto stamattina, vede ancora una volta uniti Fiom-Cgil, Failms-Cisal ed ex Cobas dell'Usb (Unione sindacale di base). E sarà così fino alla prossima settimana, quando è in programma il quarto ed ultimo sabato straordinario alla Sevel, ai quali una parte dei sindacati si oppone. Chiedono infatti l'apertura di un tavolo di trattativa su premio di risultato (saldo di 600 euro non pagato) e sui lavoratori precari licenziati. Richiesta alla quale però la Fiat non ha dato alcuna risposta. Ma di mezzo c'è anche la disdetta del contratto nazionale delle tute blu del 2008.
«Per far fronte alla crescita produttiva di settembre è necessario far rientrare in fabbrica i lavoratori precari che da circa 2 anni aspettano. Inoltre occorre un piano di rilancio occupazionale così come prevedeva l'accordo del 2005, purtroppo disatteso dalla Sevel», sostiene la Fiom. «Siamo entusiasti della ripresa, ma pensiamo sia giusto discutere di come maggiori volumi produttivi possano generare ricadute su diritti, occupazione e salari», aggiunge il sindacato.
«Ricordiamo all'azienda che se ha bisogno di aumentare la produzione ci sono 1200 lavoratori che aspettano di rientrare in fabbrica da due anni e che hanno fatto sacrifici e tante ore di straordinario, con la speranza di mantenere il posto di lavoro che gli era stato promesso e poi all'improvviso negato», afferma Fabio Cocco, delegato sindacale dell'Usb.
Ieri, intanto, alla Sevel c'è stato lo sciopero contro le deroghe al contratto di categoria, indetto però solo dall'Usb. «L'adesione è stata del 20% al mattino e del 40% al pomeriggio, un dato assai positivo perché eravamo i soli a scioperare» dichiara il sindacato autonomo.
Intanto il segretario regionale di Rifondazione Marco Fars polemizza con Confindustria Chieti che ieri è tornata a diffidare chi sciopererà. «E' un attacco politico che nulla ha a che vedere con le normali relazioni sindacali ed è volto a generalizzare il modello Pomigliano», dice Fars. «E' il tentativo di forzare i tempi verso la demolizione del Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro. Gli scioperi indetti dalla Fiom, oltre ad essere sacrosanti da un punto di vista sindacale per le rivendicazioni poste, rappresentano il pieno spirito del primo articolo della nostra Costituzione. Per questo il 16 ottobre saremo in piazza a Roma sostenendo senza se e senza ma la battaglia della Fiom».