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Pescara, 23/06/2026
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Data: 26/09/2010
Testata giornalistica: Il Messaggero
La Stati incalza Quagliariello: «Venga a parlare con il pool. Io ero nei guai fino al collo, loro firmavano per Abruzzo engineering»»

PESCARA - Lo dice sprezzante, si capisce. «Caro senatore professore vicecapogruppo Quagliariello», lo dice come chi non ha più bisogno di mandare messaggi, quando ti alleggerisci dalle zavorre della politica e della diplomazia, come fa chi ha già perso tanto e sperimentato la solitudine, della malattia e dell'esclusione dal dorato circolo del potere.
Ma quali «dimissioni preventive», cosa dice il professore? Attacca a testa bassa Daniela Stati il giorno dopo il suo interrogatorio davanti ai pm di Pescara, ce l'ha con Gaetano Quagliariello che poche ore dopo l'arresto di Venturoni e Di Zio ha parlato di «dimissioni preventive» appunto, di dimissioni sospette che dovevano fare da antipasto allo «spettacolo pirotecnico» che sarebbe arrivato poi, puntuale. Le sue.
«No, ricordo al professore senatore vicecapogruppo che le mie dimissioni non sono state un capriccio o una scelta avventata -dice infuriata Daniela Stati- , gli ricordo che la sera dell'interrogatorio di garanzia su di me gravava una interdizione dai pubblici uffici che mi è stata tolta soltanto dopo quel mio colloquio».
Sperava di ottenere la libertà per il padre, la Stati: «Ricordo al senatore professore che io avevo un padre agli arresti e il mio compagno ai domiciliari, troppo facile parlare da parte sua».
E continua: «Voleva fare il Gaspari d'Abruzzo, Quagliariello. Me lo disse un giorno in piazza a Celano: cara Daniela spero di diventare io lo zio Remo di questa regione, il suo successore. Quagliariè, ma mi faccia il piacere».
Sprezzante, decisa a tutto. Determinata a non pagare da sola il prezzo del ciclone giudiziario che si sta abbattendo sulla Regione: «Mentre io mi trovavo nei guai fino al collo, la mia famiglia distrutta, loro firmavano l'ordinanza per Abruzzo engineering. Vorrei dire al caro senatore professore, che si impegna tanto nel difendere Berlusconi e il decreto sulle intercettazioni, che io in questa situazione mi ci trovo a causa sua, a causa di Berlusconi. Di chi ha firmato quella ordinanza».
Cinquanta milioni di lavori gestiti da Abruzzo engineering, nessuna delibera firmata da Daniela Stati: è un ritornello che in questi giorni, in queste ore, l'ex assessore regionale alla Protezione civile ripete come un mantra.
Lasciata sola da tutti, neppure una virgola della solidarietà dispensata a Venturoni è stata riservata a lei. «Evidentemente ci sono assessori di serie A e di serie B, io facevo parte di quest'ultima categoria».
Ha parlato del ruolo di Gianni Chiodi e dei senatori Pdl abruzzesi la Stati, venerdì in Procura. Oggi tocca a Quagliariello. «Io sono finita in mezzo ai guai per lui, per il caro professore senatore, forse perchè non faccio parte del cda della sua fondazione Magna Carta, forse per questo non ho ottenuto neppure una parola di solidarietà ma solo disprezzo. Ma sa quanti ne abbiamo visti di Quagliarielli passare per i lidi di Celano, per la Marsica e per l'Abruzzo, che si inventano convegni, associazioni, fondazioni. Ne abbiamo visti tanti ma solo uno, solo lui aveva l'ambizione di prendere il posto di Remo Gaspari. Figuriamoci».
Un appello: prima di parlare venga qui, si legga le carte, prima di accusare a ruota libera. Daniela Stati difende la magistratura: «Caro senatore professore, sappi che la politica e la magistratura sono fatte da uomini e che i sostituti di Pescara si stanno comportando e si sono comportati con estrema correttezza. I pm Varone, Mantini e Trifuoggi sono magistrati corretti, quella di Pescara è una Procura serena, altro che storie. Basta attacchi, Quagliariello deve venire qui a parlare anche lui con i magistrati, deve farlo al più presto».
Ma attenzione, è un leone in gabbia la Stati, un leone ferito ma pronto a difendere il suo territorio con le unghie e con i denti.
Il messaggio è diretto a lui e a Filippo Piccone. Dell'inchiesta non parla, dice che da adesso in poi non dirà più una parola, neppure in Consiglio regionale martedì prossimo, dice che basta con i battibecchi della politica, e sia chiaro: «Io non mi difendo dal processo ma nel processo».
Massima collaborazione con i magistrati, da questo momento in poi, per quello che la riguarda. «Quagliariello? Il caro senatore professore, e con lui tutti gli altri, hanno confuso l'immunità con l'impunità».

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