Iscriviti OnLine
 

Pescara, 23/06/2026
Visitatore n. 755.269



Data: 26/09/2010
Testata giornalistica: Il Centro
Venturoni ordina: zitti al telefonino. Per mesi gli indagati in silenzio dopo aver capito di essere intercettati

L'assessore regionale scopre di essere nel mirino e proclama: «Silenzio radio»

PESCARA. Febbraio 2009: Lanfranco Venturoni proclama il «silenzio radio». E l'inchiesta sullo scandalo dei rifiuti, partita pochi mesi prima e affidata in gran parte alle intercettazioni, si ritrova di colpo a percorrere una strada tutta in salita.
Diciannove mesi dopo, l'assessore regionale alla sanità viene posto ai domiciliari insieme all'imprenditore Rodolfo Di Zio per corruzione, peculato, istigazione alla corruzione e abuso d'ufficio.
NIENTE UFFICIO Venturoni si accorge quasi subito di essere tenuto sotto controllo e si fa scaltro. Evita incontri in ufficio, bandisce il telefonino dalle conversazioni importanti. E sparge la voce tra altri indagati, che subito si uniformano alla disposizione e cominciano a dribblare le intercettazioni. Come dimostra una telefonata tra Di Zio e una persona a lui vicina.
M.: «Mi ha detto di dirti una cosa».
Di Zio: «Eh...».
M.: Abbastanza delicata...dice di non chiamare Venturoni...e che gli ha detto Venturoni...per parlare di quella cosa che tu sai...perché ha delle intercettazioni...quindi, probabilmente sto telefono pure è proprio...meno parli...».
Di Zio: «Ah, va bene!».
M.: «Però, l'unica cosa che probabilmente proprio il cellulare, lui addirittura...quando mi ha detto sta cosa, mi ha fatto spostare a me il cellulare! Spento!...Venturoni stava preoccupato». In un'altra intercettazione si sente dire: «L'ordine è categorico: silenzio radio sul cellulare».
STOP AL TELEFONO Lo stesso assessore regionale all'ambiente, Daniela Stati, quando comprende che l'azione dei magistrati di Pescara si è avvalsa delle intercettazioni telefoniche, assume un atteggiamento guardingo nell'uso delle comunicazioni a distanza, fino a dichiararlo apertamente: «...ho detto: per telefono non parlo...quel vizio di parlare al telefono non se lo leva mai...».
E' lo stesso gip Guido Campli a dedicare un piccolo capitolo dell'ordinanza alla questione quando, sottolinea, «le indagini registrano, da un certo momento in avanti, la convinzione, non infondata, degli indagati di essere intercettati, come purtroppo è spesso accaduto nel corso di altre inchieste per reati contro la pubblica amministrazione».
LA TALPA Gli inquirenti non riescono a individuare la talpa che ha violato il segreto istruttorio. Certo è che la procura di Pescara e la squadra mobile diretta da Nicola Zupo sono costretti a moltiplicare gli sforzi per raccogliere gli elementi necessari a dimostrare l'accordo per favorire l'imprenditore di Spoltore, al quale si vuol attribuire l'affidamento senza gara dell'appalto per la costruzione e gestione di un impianto di bioessiccazione dei rifiuti a Teramo.
«Sicuro», prosegue il gip, «è che, a un certo punto, Venturoni proclama il "silenzio radio" e diviene, effettivamente, estremamente cauto, persino nelle conversazioni avute nel suo ufficio, tanto da evitarle, se può, con il dare appuntamento in luoghi aperti o, comunque, non indicati all'ascoltatore indesiderato».
APPOSTAMENTI Gli investigatori non si perdono d'animo e documentano ugualmente «numerosissimi incontri», scrive il gip, tra Di Zio e Venturoni, grazie ad appostamenti e intercettazioni ambientali «in occasione degli abboccamenti nella sede di Pescara dell'assessorato alla sanità».
In molti altri casi, tuttavia, i colloqui avvengono in forma riservata, in un bar in prossimità del casello autostradale di Dragonara.
Venturoni: «All'uscita dell'autostrada».
Rodolfo Di Zio: «Lì a quel bar, dove ci vediamo spesso». Commenta il gip: «Non raramente gli incontri sono stati organizzati in modo da evitare intercettazioni sgradite».
Di Zio R.: «Passo dall'ufficio tuo?».
Venturoni: «Sì».
Di Zio R.: «Va bene, grazie, io ti faccio avvertire dalla segretaria».
Venturoni: «Sì, così mi allontano un po'. Ce ne andiamo da un'altra parte».
A volte, gli incontri hanno luogo nel piazzale antistante l'hotel Dragonara di Chieti o ancora in posti non meglio individuati.
Di Zio R.: «Perché mi sono incontrato anche con quello di Milano».
Venturoni: «Mmm... alle otto e mezza, ci sentiamo per telefono e poi passo io da te».
Commenta il giudice: «Tenuto conto delle modalità e della durata, non si è trattato di incontri del tempo libero, ma di incontri di affari».
PROVE INQUINATE In ogni caso, un grave inquinamento probatorio. Che comunque non fa cambiare idea agli indagati nel portare avanti il progetto.
Recita ancora l'ordinanza: «La consapevolezza degli indagati Di Zio e Venturoni di essere intercettati, lungi dall'indurli ad abbandonare propositi di captazione o favoritismo, ha in verità ottenuto l'effetto di rendere ancor più riservata l'azione illecita-affaristica dei due. L'impasse investigativa derivante dalla fuga di notizie ha soltanto indotto un maggiore stato di allerta, con la dichiarata finalità di aggirare i meccanismi e gli strumenti tecnici disposti dall'autorità giudiziaria».
Di qui, la necessità di intervenire con l'arresto, richiesto dal procuratore Nicola Trifuoggi e dai pm Gennaro Varone e Annarita Mantini, perché «vi sono seri motivi per ritenere che Venturoni e Di Zio siano ancora impegnati a portare a termine l'azione delittuosa secondo un programma corruttivo solo parzialmente attuato».

www.filtabruzzo.it ~ cgil@filtabruzzo.it