Il premier al capo dello Stato: innumerevoli irregolarità in una sola direzione Voci sulla richiesta di un decreto. Poi precisa in una nota: chiedo verifiche
ROMA - Raccontano che in queste ore ha fatto una cosa sola: telefonate, telefonate, telefonate. Ai coordinatori regionali, ai capigruppo, a mezza Forza Italia. «Verificate, indagate, scoprite ogni imbroglio! Voglio fatti, denunce, tutto!»,ha ordinato Silvio Berlusconi, convinto che le elezioni «non le hanno vinte loro, ma noi, lo dimostreremo». E i suoi non se lo sono fatti ripetere due volte: in poche ore, hanno intasato centralino e fax di Palazzo Grazioli, è esploso il sito di FI e denunce dettagliate, rivelazioni, sospetti hanno fatto tracimare l'indignazione di un premier già fuori di sè per le parole «sprezzanti» di Prodi che lo invitava a lasciare la politica.
IL DECRETO - Il ris ultato di una giornata così? La clamorosa presa di posizione del Cavaliere, che sale al Quirinale a denunciare le «innumerevoli irregolarità del voto», addirittura i «brogli unidirezionali» tali da richiedere non solo la verifica delle schede contestate, ma anche il rigoroso controllo su «60 mila verbali», quelli di tutte le sezioni, e soprattutto la riapertura di «un milione e centomila schede annullate» e ormai depositate. Un fatto senza precedenti, e una richiesta che cozza contro la legge attuale: per questo sembra che Berlusconi abbia sottoposto a Ciampi l'ipotesi di un «decreto» ad hoc che permetta di verificare tutte le schede non attribuite. Richiesta che si presume respinta, e comunque è lo stesso premier che a notte, dopo una riunione con il ministro Pisanu - che si è sentito al telefono con Prodi - e con Letta, Bonaiuti, Verdini e Cicchitto, ammorbidisce parecchio i toni e dirama una nota in cui nega di aver mai fatto «accuse» o parlato di «brogli» e si augura che i magistrati «delle corti di appello e circoscrizionali svolgano il loro compito in assoluta coscienza, con la necessaria imparzialità e serenità».
IL CASO CAMPANIA - Violando il consiglio di Letta e Bonaiuti di rimanere in silenzio, è Berlusconi stesso - dopo il suo colloquio con Ciampi - a spiegare ai cronisti i motivi di una mossa che non ha precedenti, se non - come dicono i suoi - ai tempi del referendum monarchia-Repubblica. D'altra parte «il momento è altrettanto grave» spiegano, citando chi il presidente di seggio che si è infilato la scheda in tasca, chi il fatto che troppi «presidenti di seggio erano iscritti ai Ds», chi gli «scatoloni abbandonati». Per non parlare dell'episodio che Berlusconi ritiene più grave: «In Campania stavamo vincendo noi, lo spoglio era praticamente finito: all'improvviso i Ds dichiarano che non è vero e magicamente dalla Prefettura arrivano al Viminale dati che danno la vittoria all'Ulivo: cosa è successo?» si chiedono a Palazzo Chigi.
VERIFICHE E TEMPI - «Pensavate di esservi liberati di me?» è l'esordio con il sorriso; ma subito dopo partono le mitragliate: «Il risultato deve cambiare e cambierà, perché ci sono brogli a non finire in diverse parti, in tutta Italia: brogli unidirezionali, ne stanno venendo fuori di tutti i colori». E Ciampi, scandisce il premier «lo sa, perché gliel'ho detto» anche se la risposta «non la dico, non faccio come quello...», come lo sanno «gli alleati». «Sono in contatto con tutti i coordinatori di FI e con quelli degli altri partiti - racconta il premier - e di ora in ora arrivano dati, sulle stesse schede, che non sono conformi. Ci sono somme sbagliate, dati riportati male sulla stessa scheda, indicazioni errate» e tutte contro la Cdl. «Ci sono un milione e 100 mila schede annullate: secondo voi questo non deve essere verificato?» insiste il premier. E non importa quanto ci vorrà: «I tempi sono quelli necessari per fare i controlli. Ma non ci sono limiti di tempo, certo ci vorrà qualche giorno».
In questo clima, si capisce come sia ormai roba morta e sepolta l'offerta di Grande Coalizione lanciata solo due giorni fa: «Ho fatto un'apertura e mi è stata data la risposta che conoscete... Ma ora non parliamo di come hanno reagito gli altri. Ora parliamo di cose serie. E le elezioni sono una cosa seria», taglia corto Berlusconi.