PESCARA. Sono oltre tremila i lavoratori abruzzesi che sono stati collocati in mobilità, in seguito ad accordi sindacali stipulati entro il 30 aprile 2010 e che maturano i requisiti per il pensionamento. «Tali requisiti per il pensionamento» spiega Sandro Giovarruscio della segreteria regionale Cgil, «vengono messi in discussione dal decreto Tremonti, che prevede il tetto massimo di 10.000 unità in tutta Italia. Da una prima ricerca della Cgil nazionale, i lavoratori che maturano il requisito sono, invece, 100.000 e quindi 9 lavoratori su 10 per un anno, non prenderebbero né l'indennità di mobilità né la pensione».
In Abruzzo questo si tradurrebbe, dice il sindacato, «in un peggioramento della crisi sociale, già gravata dai 30.000 posti di lavoro persi e dai livelli elevatissimi di cassa integrazione straordinaria e cassa integrazione in deroga».
Per questa ragione, la Cgil Abruzzo chiede al presidente della giunta regionale Gianni Chiodi, all'assessore al Lavoro Paolo Gatti, ai presidenti delle Province, ai parlamentari abruzzesi «di intervenire nei confronti del Governo affinché elimini la norma prevista nel decreto Tremonti, che limita l'accesso alla pensione ad una quota minima dei Lavoratori in mobilità. Del resto, la norma, oltre ad essere ingiusta presenta dei profili di illegittimità poiché gli accordi sono stati firmati prima del Decreto», spiega Giovarruscio. Nell'ultimo rilevamento Istat la disoccupazione nella regione ha raggiunto il livello più basso dal 2005.