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Data: 01/10/2010
Testata giornalistica: Il Centro
«Intrighi nel Pdl, ribelli telecomandati». Dopo le dimissioni i fedelissimi difendono Cordoma: «Nel mirino di traditori e vigliacchi»

L'affondo di Marchegiani «I quattro contrari vanno espulsi per riportare la pace all'interno del partito»

MONTESILVANO. «I ribelli del Pdl sono stati telecomandati per vomitare veleno sul sindaco Pasquale Cordoma». Ermanno Falco, vice coordinatore del Pdl di Montesilvano, lava in pubblico i panni sporchi del partito e rivela i retroscena di una lotta di potere che da sei mesi consuma il gruppo politico di 12 consiglieri su trenta. Il punto di non ritorno è stato il no al bilancio: i dissidenti del Pdl hanno votato con l'opposizione e Cordoma si è dimesso denunciando «manovre oscure».
Il patto dei ravioli siglato in un agriturismo di Carpineto della Nora il 30 giugno scorso tra il sindaco Pasquale Cordoma, i suoi fedelissimi e i quattro ribelli del Pdl legati agli ex assessori Carlo Tereo de Landerset ed Ernesto De Vincentiis non è bastato a evitare la crisi politica. Dopo neanche tre mesi dal pranzo sotto la pergola, l'amministrazione eletta l'11 giugno 2007 è finita in un vicolo cieco: il Pdl si è spaccato e la spirale della polemica diventa sempre più avvitata.
Dalla sua pagina di Facebook, Cordoma accusa i ribelli chiamandoli «irresponsabili»: «Le dimissioni sono un gesto di coraggio in un mondo pieno di traditori e vigliacchi. Non sono attaccato alla poltrona, ho dato tutto me stesso, ho commesso qualche errore ma senza dolo».
Tutto è cominciato l'11 aprile scorso con le dimissioni di Tereo de Landerset e De Vincentiis, i più votati di An e Forza Italia. Se Tereo de Landerset e De Vincentiis se ne sono andati, in consiglio sono rimasti i quattro amici ribelli: Adriano Tocco, Stefania Di Nicola, Paolo Cilli e Vittorio Catone, nipote del deputato Giampiero passato dal Pdl al gruppo finiano di Futuro e libertà. I ribelli sono diventati la spina nel fianco di Cordoma: una stilettata dopo l'altra fino alla trappola nel consiglio di martedì. I quattro, insieme a Oscaro Biferi dell'Udc, da ieri sospeso dal partito, hanno votato con il Pd, il Ple di Leo Brocchi e Rifondazione comunista per mandare sotto la maggioranza di centrodestra. «Un'imboscata», assicura l'assessore al Turismo Claudio Di Emanuele che, dopo il quarto rimpasto di Cordoma in tre anni, ha preso il posto di De Vincentiis. Il voto è finito 14 a 13: Cordoma è stato costretto a dimettersi. E dopo averlo fatto, gli è stata servita anche la beffa: i quattro ribelli hanno rivendicato l'appartenenza «convinta» al Pdl. «E meno male che i quattro sono del Pdl», commenta il capogruppo del partito Luigi Marchegiani, «altrimenti sarebbero venuti in consiglio con le bombe a mano». Per Marchegiani, l'unico modo per riportare pace nel partito è «l'espulsione» dei dissidenti: «Non c'è alternativa».
Si apre così il capitolo delle accuse: «Quando si è trattato di acchiappare», attacca Ermanno Falco, vicecoordinatore cittadino del Pdl fedele a Cordoma, «questi signori non si sono fatti scappare critiche verso sindaco e assessori fino a quando, telecomandati dall'esterno, hanno cominciato a vomitare veleno. Nel conclave di Carpineto della Nora, è stato sancito un impegno d'onore sul proseguimento dell'attività amministrativa: a distanza di meno di tre mesi, il patto è stato calpestato. Quando a maggio 2011 si tornerà alle urne, i cittadini dovranno ricordarsi di questa storia».
Fedeli a Cordoma anche Alfredo Caccamo, Massimo Cardone, Benito Olivieri e Silvano Dirodi: «Servono provvedimenti drastici verso chi ha votato no all'assestamento di bilancio», dice Dirodi, «manovre oscure contro Cordoma? Mica tanto oscure: martedì sono andato in consiglio con la consapevolezza della trappola». Degli intrighi di palazzo parla anche il vicesindaco Claudio Daventura: «Le manovre oscure? Un dato evidente. Il comune denominatore di quanto accaduto è la mancanza di responsabilità dei ribelli verso i cittadini».
Per Giuseppe Menè, la colpa di Cordoma è una sola: «Impegnarsi a fare il proprio dovere per la città».
E i ribelli? Non ci stanno a passare per «traditori», come li definisce Cordoma, e parlano di una trappola «preannunciata»: «L'azione di martedì», spiegano Tocco, Di Nicola, Cilli e Catone, «era stata preannunciata a diversi membri del nostro partito a livello provinciale e regionale perché non avrebbe dovuto essere intesa come un attacco ma come una spinta al rilancio del Pdl e dell'azione amministrativa. Auspichiamo che il coordinamento regionale del Pdl faccia un'analisi complessiva e intervenga per il bene del partito e di Montesilvano, non contro di noi ma contro altri personaggi che hanno portato a questa situazione».
Lo scontro tra i fedeli a Cordoma e i ribelli non si placa: ieri, durante il consiglio per nominare il nuovo cda dell'Azienda speciale, i consiglieri del Pdl, dell'Udc e Mauro Orsini della lista Libero non si sono presentati. «Se il sindaco ha presentato le dimissioni e alcuni membri della sua maggioranza hanno scelto di non partecipare al consiglio impedendone lo svolgimento», accusa Biferi dell'Udc, «esiste una discrepanza tra le intenzioni di Cordoma e quelle della sua maggioranza così attaccata alle poltrone». «Certa gente che fa politica solo per i suoi interessi», risponde Ottavio De Martinis del Pdl, «deve tornare a casa».

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