PESCARA - Mentre il sindaco di Teramo, Maurizio Brucchi, indagato per corruzione nell'inchiesta sui rifiuti, era sotto interrogatorio prima davanti al Pm Mantini e poi a Varone, nello stesso momento il procuratore della Repubblica di Teramo, Gabriele Ferretti, era a colloquio con il collega di Pescara, Nicola Trifuoggi. Sul contenuto dell'incontro c'è il top secret, ma da indiscrezioni sembra che il numero uno della Procura teramana abbia rivendicato, diciamo così, la primogenitura dell'inchiesta sui rifiuti e sull'inceneritore che doveva, appunto, essere realizzato a Teramo, avanzando un'eventuale ipotesi di spostamento delle indagini nella sua città per evitare magari duplicazioni. Un passaggio a sorpresa che dovrebbe però aver già trovato la risposta nel chiarimento tecnico che c'è stato tra i due procuratori.
L'inchiesta dovrebbe dunque restare saldamente nella mani della Procura di Pescara, peraltro prima in Abruzzo per numero di inchieste e qualità delle indagini svolte (anche se qualcuno, come il presidente Chiodi e l'onorevole Piccone, per citare gli ultimi due politici in ordine di tempo, lamenta la poca concretezza delle inchieste e la politicizzazione della magistratura: ma la Procura di Pescara ha indagato su destra e sinistra e semmai qualche sconto, certo non voluto, l'ha rimediato proprio il centrodestra, vedi scandalo sanità). E stando a quanto finora fatto, dal punto di vista delle indagini, dalla Procura teramana su questa vicenda rifiuti, pericoli di intralci reciproci nelle indagini non dovrebbero esserci. Pescara è molto più avanti nell'inchiesta e su versanti che non dovrebbero sovrapporsi. E' vero che l'inceneritore si doveva realizzare a Teramo, e la società di cui era presidente l'assessore Lanfranco Venturoni (ai domiciliari come l'imprenditore Rodolfo Di Zio), la Teramo Ambiente spa e la Team Tec spa, sono di Teramo, ma è anche vero che l'ordinanza di custodia firmata dal Gip Guido Campli e voluta dal procuratore Trifuoggi e dai sostituti Mantini e Varone disegna un quadro preciso di accordi, incontri, decisioni, prese tutte a Pescara, persino dentro l'Assessorato alla Sanità di Venturoni. L'inchiesta, dovesse essere "spacchettata", rischierebbe di finire in una bolla di sapone, così come si sta tentando di fare per l'inchiesta sullo scandalo della sanità dove, con forza, viene ripetutamente sollevata l'incompetenza territoriale.
E se a questa possibilità si aggiunge quella di un altro stralcio verso Avezzano, dopo le rivelazioni dell'ex assessore regionale Daniela Stati, che chiama in causa l'onorevole Filippo Piccone, coordinatore regionale del Pdl (attualmente non indagato), si capisce quale fine potrebbe fare questa inchiesta che, così com'è oggi, è pronta per arrivare direttamente in tribunale senza passare neppure per il giudice dell'udienza preliminare.
Quanto all'interrogatorio di Brucchi, per ragioni di lavoro fatto a metà da Mantini e Varone (entrambi erano impegnati in udienza), non avrebbe apportato nulla di nuovo. «Se prima ero sereno e tranquillo -ha detto il sindaco all'uscita dalla Procura- adesso lo sono ancor di più. Oggi ho dato le prove testimoniali, e non solo della mia assoluta estraneità a tutta la vicenda e anche al finanziamento». Su questo punto, in effetti, Brucchi ha negato di aver chiesto finanziamenti elettorali all'imprenditore Di Zio che gli versò, regolarmente registrati, 20mila euro. Ma, negando, ha involontariamente scaricato la richiesta sul senatore Tancredi (che dovrà essere interrogato a metà ottobre). Quanto agli incontri con Di Zio e Venturoni avrebbe dichiarato che gli argomenti in discussione erano altri, non certo quelli riguardanti la realizzazione dell'inceneritore. Il pool dovrà ora esaminare la memoria difensiva che il sindaco, attraverso il proprio legale, ha depositato in Procura.