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Data: 01/10/2010
Testata giornalistica: Il Centro
Ecoemme, Cozzi indagato con i Di Zio. Montesilvano, anche l'assessore provinciale dell'Udc coinvolto insieme a Cordoma

L'indagine partita da un esposto dell'ex presidente Di Carlo Sotto la lente i rapporti con la Deco

MONTESILVANO. Valter Cozzi, assessore provinciale alle Politiche sociali a Pescara ed ex presidente del consiglio comunale di Montesilvano, è indagato per l'affare dei rifiuti e per i legami con la Deco spa insieme al sindaco Pasquale Cordoma. Nell'inchiesta sull'Ecoemme sono indagati anche gli imprenditori Rodolfo Di Zio, il fratello Ettore Ferdinando e il nipote Ettore Paolo.
La costola montesilvanese dello scandalo abruzzese dei rifiuti tira in ballo, oltre al sindaco Pasquale Cordoma sfiduciato dai ribelli del Pdl e costretto alle dimissioni, anche Valter Cozzi dell'Udc. Cozzi, alleato fedele di Cordoma, è assessore provinciale a Pescara scelto dal presidente Guerino Testa ed è anche capogruppo dell'Udc a Montesilvano. Tra i reati contestati, in base all'avviso di proroga delle indagini del 17 marzo 2010, c'è l'associazione per delinquere.
L'inchiesta ruota intorno all'Ecoemme, società pubblico-privata dei rifiuti composta al 49,86 per cento dal Comune di Montesilvano, al 2,31 per cento dalla Comunità montana Vestina e al 47,83 per cento dalla Deco spa dei fratelli di Di Zio.
Il blocco di partenza dell'indagine sull'immondizia di Montesilvano è una denuncia di Mimmo Di Carlo, ex presidente dell'Ecoemme nominato da Cordoma il 24 agosto 2007 per arginare il potere dei Di Zio: «Per dieci anni hanno mangiato e basta», sono le parole di Cordoma all'alba del suo mandato riferendosi al monopolio degli imprenditori. Subito dopo la nomina, spiega Di Carlo nell'esposto, «ho rilevato aspetti di illegittimità statutaria e gestionale dell'Ecoemme e di ciò ho notiziato in un primo momento e in via riservata Cordoma e, successivamente, Cordoma e Cozzi mediante una relazione datata febbraio 2008 consegnata a mano». Di Carlo denuncia anche lo strapotere concesso dal Comune all'amministratore delegato nominato dalla Deco. Dal 2007 al 2008, Cordoma si schiera dalla parte di Di Carlo e presenta anche un esposto in procura: «Una ventata di legalità improvvisa», così la chiama il gip Guido Campli perché, in un anno, Cordoma cambia strategia. La procura spiega questa manovra nell'ordinanza di arresto ai domiciliari dell'assessore regionale Lanfranco Venturoni e Rodolfo Di Zio: «Cordoma, improvvisamente, recede da ogni velleità di controllo sulla Deco», scrive il gip che lega il «cambio di rotta a 180 gradi» a un contributo dei Di Zio dato a Lorenzo Sospiri il 28 ottobre 2008 per le elezioni regionali. Un sostegno che, per la procura, è necessario a «comprare i favori di Cordoma».
Tra i candidati alle elezioni regionali nel 2008, c'è anche Cozzi, alleato di Cordoma e politico vicino a Enrico Di Giuseppantonio, presidente della Provincia di Chieti: secondo la procura di Pescara, anche Di Giuseppantonio è nella lista dei politici sostenuti dai Di Zio con un contributo di 10 mila euro.
Sotto inchiesta con Cordoma e Cozzi ci sono gli imprenditori Rodolfo Di Zio, il fratello Ettore Ferdinando e il nipote Ettore Paolo. Parlando con Ettore Ferdinando, Cordoma arriva a proporre di costruire un termovalorizzatore a Montesilvano: «Io ti devo incontrare per sapere e parlare di termovalorizzatore, perché quella idea, quel semino che abbiamo gettato l'altra sera lo sto innaffiando e vediamo se può nascere qualcosa».
Nell'inchiesta sulla spazzatura di Montesilvano, sono indagati anche Giordano De Luca, genero dei Di Zio, Fabio Savini della Comunità montana Vestina e, in base a quanto si è appreso, altri due tecnici di secondo piano.

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