LA CRISI POLITICA Il sindaco dimissionario: «Non cedo ai ricatti» Marchegiani: «Sì alla mediazione con i dissidenti»
MONTESILVANO. «Io non scendo a compromessi con nessuno. Io non cedo ai ricatti. Io mi sono già dimesso e non torno indietro». Ieri, si è sfogato così il sindaco Pasquale Cordoma davanti ai capi del Pdl schierati come una giuria per il processo ai quattro ribelli.
All'hotel Sea Lion con vista sul mare che ospita anche il premier Silvio Berlusconi durante le sue visite a Montesilvano, si è radunato lo stato maggiore del Pdl per celebrare un processo ai ribelli Adriano Tocco, Paolo Cilli, Stefania Di Nicola e il presidente del consiglio Vittorio Catone, colpevoli di aver votato no al bilancio. La conseguenza dello strappo - «Una manovra oscura», per Cordoma - è stata la lettera di dimissioni del sindaco.
Per ascoltare Cordoma sono arrivati tutti: il presidente Gianni Chiodi, i senatori Fabrizio Di Stefano, Filippo Piccone e Andrea Pastore, il presidente del consiglio regionale Nazario Pagano, il consigliere regionale Ricardo Chiavaroli, il presidente della Provincia di Pescara Guerino Testa, il coordinatore provinciale Lorenzo Sospiri e il vice Lino Galante. Il primo a parlare è stato Cordoma, sindaco della legalità ma scivolato in quattro inchieste giudiziarie: si è discusso dell'inchiesta sui rifiuti che coinvolge, oltre a Cordoma, anche i senatori Di Stefano e Paolo Tancredi? «Non si è parlato di questo», ha raccontato il capogruppo Luigi Marchegiani, «abbiamo esaminato la situazione politica di Montesilvano. E la politica è l'arte della mediazione». Un modo per dire che il primo partito della città ha provato a capire se ci sono le condizioni per riportare all'ovile i ribelli. Alla riunione non sono stati invitati Carlo Tereo de Landerset ed Ernesto De Vincentiis, i più votati di An e Forza Italia che si sono dimessi sei mesi fa in contrasto con Cordoma. Dall'11 aprile, i dissidenti legati a Tereo de Landerset e De Vincentiis sono diventati la spina nel fianco di Cordoma.
Il Pdl ha ascoltato i quattro ribelli: secondo fonti vicine a Cordoma, dai senatori è partita una lavata di capo. Secondo fonti vicine ai ribelli, è vero il contrario.
Al centro della discussione, c'è stato anche il patto dei ravioli, l'accordo della maggioranza siglato tra Cordoma, assessori e tutti i consiglieri in un agriturismo di Carpineto della Nora il 30 giugno scorso: un elenco di promesse, da «diminuire la pressione fiscale» all'«affrontare il problema Ecoemme» fino «alla variante al Prg». Ma nonostante il pranzo sotto la pergola, le liti non sono finite: sono aumentate fino alla trappola di martedì con i ribelli alleati con Pd, Rifondazione e Ple di Leo Brocchi. Una spallata è arrivata anche da Rialzati Abruzzo, il partito di Carlo Masci: anche Giancarlo Cipolletti ha votato contro mentre Raffaele De Leonardis non si è presentato. Contrario anche Oscaro Biferi dell'Udc.