Berlusconi gli aveva scritto una lettera all'indomani delle dimissioni da vice commissario, giudicando quel gesto «inopportuno». Ieri il sindaco, Massimo Cialente, ha risposto al premier con un'altra missiva, dai toni concilianti, con la quale lo invita a tornare all'Aquila: «Ricordo - scrive Cialente al Cavaliere - quando, la sera del 29 gennaio, lei diede un appuntamento a me, al commissario Chiodi e agli altri sindaci del cratere, per la settimana successiva, allo scopo di confrontarci sull'emergenza economica e occupazionale. Da allora, caro Presidente, la situazione si è aggravata e quell'incontro è ancora più urgente. Il Comune dell'Aquila è pronto con le sue proposte, come tutti quelli del cratere, per fare questo incontro con lei e con i titolari dei competenti dicasteri, magari anche qui all'Aquila, dove ci piacerebbe che Lei tornasse». Il sindaco, poi, ricostruisce il perché del suo gesto, sgomberando il campo da qualsiasi dietrologia: «In questi lunghissimi e terribili mesi non c'è stato un momento nel quale io abbia anteposto qualsiasi logica di appartenenza politica o ideologica, o di ricerca di mia stupida visibilità personale, nei confronti del Governo, della Protezione Civile, di altre istituzioni o di qualsiasi forza politica». Il sindaco, che ha ribadito la propria «lealtà istituzionale», sul perché delle sue dimissioni ricorda che non sono dovute alla nomina di Antonio Cicchetti: «È un aquilano che conosco da anni e non mi sento sminuito in chissà quale ruolo, nel vedermi affiancato nella struttura commissariale. Le mie dimissioni sono un segnale di allarme, per una situazione che, ribadisco, vedo molto confusa». Cialente ha ricordato brevemente il percorso già fatto e le "emergenze": «Abbiamo avuto una prima fase nella quale si è lavorato molto e che si è conclusa il 29 gennaio, quando, alla sua presenza, ci fu il passaggio delle consegne. Proprio alla luce della mia esperienza nella Dicomac compresi ben presto che avevamo bisogno di alcune figure tecniche e, d'accordo con il presidente Chiodi, chiesi al capo dipartimento, dottor Bertolaso, e al suo vice, Gabrielli, di sostenerci in una fase di transizione. Questo Le dimostra l'assoluta assenza, da parte mia, di retropensieri, circa ruoli o rischi di diminutio, ma la mia ferma volontà di perseguire esclusivamente obiettivi utili al cratere. Purtroppo, non so perché, questa mia richiesta non ha avuto seguito e la situazione si è sempre più andata aggravando». Tra gli altri "crucci" ci sono «i ritardi nella firma dell'ordinanza per le abitazioni in categoria E, la carenza di risorse umane nel Provveditorato alle Opere Pubbliche e il chiarimento circa la natura, indennizzo o contributo, del finanziamento per la ricostruzione». Disguidi che comportano che «ogni mese si spendano milioni di euro (solo nel mese di maggio 10 milioni e mezzo) per il contributo di autonoma sistemazione, più altri milioni per gli alberghi». «Ecco allora - prosegue il sindaco - che il problema non è quello di avere un altro vice commissario, fra l'altro privo di specifica delega, ma è quello di cambiare il modo di affrontare questa situazione». Cialente ha rivelato di essersi sentito «tenuto ai margini» come vice commissario, mentre era «del tutto assorbito, con l'intera struttura comunale, nel gestire il difficile e complesso compito dell'assistenza alla popolazione». Chiusura con un appello al premier: «Affrontare la ricostruzione di una città moderna farà di questo sforzo collettivo un momento di orgoglio nazionale».