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Pescara, 18/04/2026
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02/10/2010
Il Centro
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Agguato a Belpietro, c'è l'identikit. Il direttore di "Libero": l'ombra degli anni di piombo, vado avanti nel mio lavoro. Le reazioni. Il Pdl punta il dito su Di Pietro «Violento il suo discorso alla Camera». L'ex pm: sciacalli |
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MILANO. E' stato diffuso ieri sera l'identikit del presunto aggressore che l'altra notte, a Milano, è stato trovato con una pistola in pugno nel condominio abitato dal direttore di "Libero", Maurizio Belpietro. L'episodio va ancora chiarito nei dettagli ed è stato denunciato dal poliziotto di scorta che ha sparato, a scopo intimidatorio, tre colpi di pistola. Ecco i fatti. Siamo in via Monte di Pietà, una strada del centro, e l'auto con a bordo i due poliziotti di scorta accompagna a casa il direttore di "Libero". Mancano pochi minuti a mezzanotte. Un agente resta al volante, l'altro accompagna il giornalista al quinto piano, davanti alla porta d'ingresso dell'appartamento. Belpietro entra e il poliziotto, che generalmente scende con l'ascensore, decide di accendersi una sigaretta e, per questo, imbocca in discesa le scale. Arrivato fra il terzo e il quarto piano incontra un uomo che gli punta addosso una pistola e preme il grilletto. La pistola s'inceppa. Il poliziotto si ripara dietro un muro e risponde con tre colpi a scopo intimidatorio (uno manda in frantumi una vetrata). Il presunto aggressore scappa di corsa. Arrivato al piano terra scavalca un muro alto 2 metri ed entra nel cortile del condominio vicino, quindi fa perdere le proprie tracce (non viene visto dall'altro agente rimasto in auto). Stando all'identikit, il presunto aggressore sarebbe alto 1,80, avrebbe la corporatura massiccia, gli occhi scuri, le pupille dilatate, i capelli pettinati all'insù con il gel. Però sorprende l'abbigliamento. L'uomo, dall'apparente età di 40 anni, vestiva un paio di pantaloni bianchi con riga laterale nera e una camicia grigio-verde estiva da finanziere, con relative mostrine. Il questore di Milano, Vincenzo Indolfi «non esclude alcuna ipotesi» ma al di là delle parole di circostanza, l'impressione è che le indagini non partano da zero. Intanto in via Monte di Pietà, in pieno centro, ci sono decine di telecamere, piazzate soprattutto dalle banche della zona. E poi aiuta la testimonianza dell'agente di scorta che ha visto bene in volto il presunto attentatore. Resta da capire come l'aggressore sia sfuggito all'altro agente che, sentendo gli spari, avrebbe dovuto intervenire. Invece, quando si è mosso, dell'uomo non c'erano più tracce. La procura ha aperto un'inchiesta. L'ipotesi di reato è tentato omicidio ai danni del poliziotto, ma vengono ipotizzati anche il porto e la detenzione dell'arma (anche se resta da stabilire se si sia trattato di un'arma-giocattolo). Si indaga a 360 gradi e non viene escluso nulla, dalla matrice politica al furto. «Io sto bene, sono tranquillo. Sono una persona tranquilla e serena, certo, da ieri un po' meno», sono state le prime parole di Belpietro. Il direttore di "Libero" ha poi spiegato di non aver intenzione di modificare il proprio lavoro. «Sono un semplice cronista - dice - e vado avanti a fare quello che ho sempre fatto. Certo, sono preoccupato per la mia famiglia. L'agguato davanti a casa mia mi ricorda i primi anni '70, agli albori degli anni di piombo». Belpietro ricorda un episodio del gennaio scorso, quando un uomo «dalle cattive intenzioni» cercò di entrare nella redazione di "Libero". Molte le reazioni, anche se l'episodio resta misterioso. «Sono molto cauto - dice Nando Dalla Chiesa, che evita analogie con gli anni di piombo - e si potrebbe parlare dell'azione di un pazzo, ma un pazzo non si traveste da finanziere. E, d'altra parte, anche una persona che avversa radicalmente le idee di Belpietro, queste cose non le fa». Le reazioni. Appello bipartisan ad abbassare i toni ma si scatena la polemica Il Pdl punta il dito su Di Pietro «Violento il suo discorso alla Camera». L'ex pm: sciacalli ROMA. L'appello bipartisan che, a poche ore dall'attentato a Belpietro, arriva dalla politica e dal mondo dell'informazione è un ritorno al rispetto delle opinioni altrui. Ma la polemica politica non tarda a scatenarsi. Protagonisti: Antonio Di Pietro ed esponenti del Pdl che puntano il dito contro il suo ultimo discorso alla Camera. «Il rispetto delle opinioni altrui è un principio fondamentale che troppo spesso viene dimenticato»: è il monito del ministro dell'Interno, Roberto Maroni che parla di «episodi brutti» che «purtroppo sono anche suscitati da certe affermazioni e certi attacchi personali». E mentre il Viminale assicura «massima attenzione» e il ministro Frattini parla di azione «preordinata», intanto dalla maggioranza si punta il dito contro Antonio Di Pietro. «Il linguaggio violento usato nelle piazze, in Parlamento e in televisione e l'esaltazione della contestazione mette in moto un meccanismo che alla fine suscita e provoca la violenza autentica - sostiene Fabrizio Cicchitto - Come è noto, gli apprendisti stregoni che stanno in campo si fanno anche concorrenza sul piano di chi fa affermazioni più spericolate. L'esempio classico è stato il discorso di Di Pietro alla Camera contro Berlusconi». Sulla stessa linea anche Daniela Santanchè, sottosegretario all'Attuazione del Programma di Governo, che parla di «clima torbido e violento che alcuni "cattivi maestri" stanno creando ad arte». E aggiunge: «Sono irresponsabili le parole pronunciate dall'onorevole Di Pietro in aula, che tendono solo a esasperare gli animi e a istigare odio e intolleranza». La replica di Di Pietro non si fa attendere: «Collegare il tentativo criminale di violenza ai danni di Belpietro al mio discorso alla Camera e, più in generale, all'opposizione portata avanti dall'Italia dei Valori è un intollerabile atto di sciacallaggio politico - dice - Si vergognino coloro che vogliono criminalizzare la protesta». Il botta e risposta prosegue con Daniele Capezzone, portavoce del Pdl: «Antonio Di Pietro insiste. Ancora una volta parole ambigue, di chi scherza col fuoco». Di «cattivi maestri», ma senza fare nomi, parla anche il ministro della Difesa La Russa: «Questa escalation del clima di violenza non nasce da sola, per caso - dice - i cattivi maestri degli anni della spranga ce li ricordiamo bene. Quando anche in Parlamento si alzano troppo i toni si deve immaginare che poi qualcuno aspetti nell'androne un giornalista». Infine da segnalare il titolo dell'editoriale del direttore del quotidiano ecologista Terra, Luca Bonaccorsi: «Se l'è cercata». Dove però si legge: «Se fossimo come Belpietro & Co oggi saremmo qui a scomodare perifrasi improbabili per dire se l'è cercata. E invece no. Perchè allora sì che avremmo perso la battaglia per non diventare come loro. Allora solidarietà a Belpietro». (m.v.)
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