L'EMERGENZA Le associazioni invocano un impegno unitario «Ritroviamo coesione prima che sia troppo tardi»
PESCARA. «Inchieste giudiziarie e economia al tracollo, l'Abruzzo ritrovi coesione prima che sia troppo tardi». Arriva dal mondo del lavoro un appello corale perché si cambi subito registro. «Lo sconcertante spettacolo che sta offrendo la politica regionale non deve assolutamente distogliere i nostri amministratori dai problemi reali che i cittadini abruzzesi affrontano ogni giorno». Angelo Taffo, presidente regionale di Confartigianato, indica i dati Istat che mostrano come l'Abruzzo sia la regione d'Italia più colpita dalla recessione e invoca maggiore responsabilità dalla classe politica.
«Finora poco o niente è stato fatto per tentare di risolvere la crisi di liquidità delle imprese», incalza Daniele Giangiulli, segretario dell'associazione degli artigiani. «Il pacchetto anticrisi proposto dalla Regione è stato un fallimento. E' indispensabile concentrarsi su provvedimenti concreti, che siano di reale sostegno alle imprese artigiane: sbloccare, ad esempio, subito i fondi Fas o affidare la ricostruzione nel territorio aquilano riservando una quota di appalti alle imprese locali».
Non meno preoccupante lo scenario dipinto da Cna Abruzzo.
«Le imprese hanno bisogno di un quadro di riferimento istituzionale certo», sostiene il presidente regionale, Italo Lupo, «che sorregga la fragile ripresa in corso, e permetta di utilizzare le poche risorse disponibili». Per Lupo, «di fronte alle parole pronunciate dal presidente della Conferenza episcopale abruzzese e molisana, monsignor Bruno Forte, la comunità regionale, piuttosto che concentrarsi su cervellotici teoremi nell'azione della magistratura, dovrebbe riflettere sul degrado in cui la vita pubblica regionale è caduta, sul rischio di perdita di coesione sociale».
Economia e etica sono al centro di un documento approvato ieri, a Pescara, dalla giunta di Confeercenti Abruzzo.
«L'Abruzzo», commentano il presidente Beniamino Orfanelli e il direttore Enzo Giammarino «sta scivolando verso sud non soltanto sotto il profilo economico. Gli indicatori sottolineano che la speranza di agganciare il reddito, la competitività, il dinamismo e la cultura di imprenditorialità diffusa delle regioni del Centro Italia, per anni obiettivo dell'intera comunità abruzzese, si scontra con il ritorno a una condizione economica prettamente meridionale. Spiace che questo non susciti una decisa reazione da parte della politica».
Per Confesercenti, sarebbe necessario investire risorse nel miglioramento della competitività delle piccole e medie imprese, nell'accesso al credito, nella crescita dimensionale, nella promozione turistica. Sarebbe inoltre necessario compiere scelte strategiche a tutela della cultura imprenditoriale e riformare un sistema di istruzione che resta sganciato dal tessuto produttivo.
«Per questo», riprendono Orfanelli e Giammarino, «diciamo che un ritorno alle elezioni, in questa condizione economica che confina l'Abruzzo in piena recessione, è l'ultima delle esigenze. Ma l'Abruzzo non può permettersi assolutamente di essere retto per i prossimi tre anni da un governo azzoppato e imbalsamato: è il momento che maggioranza, opposizione e forze sociali trovino insieme la strada migliore per salvare l'Abruzzo».