«Hic manebimus optime»: qui rimarremo ottimamente. Come dire che sulla strada parco stanno bene e dalla strada parco non hanno alcuna intenzione di muoversi. Da ieri il motto latino è diventato ufficialmente lo slogan degli ultimi Mohicani che non si arrendono all'arrivo del filobus, in bella mostra su un cartello "indossato" da un ragazzo dei comitati. Erano in tremila ieri pomeriggio alla "catena umana" organizzata dai comitati per contestare il progetto della filovia. Una catena simbolica perché i cittadini non si tenevano per mano, bensì marciavano compatti occupando interamente lo spazio della strada parco. Vedere tutta quella gente avanzare da Villa Sabucchi alle Naiadi ricordava vagamente l'avanzata del Quarto Stato nel quadro di Pellizza da Volpedo, ma ben diverse erano le facce: qui i visi stravolti degli operai, lì i volti sorridenti di ogni classe. Protesta pacifica non generazionale perché c'erano proprio tutti, dai neonati agli ottantenni, a piedi o in bicicletta, coi pattini o lo skate-roller, dai patiti del jogging a chi fatica a deambulare fino ai disabili in carrozzella, per i quali la strada parco è divenuta negli anni una risorsa vitale. Mischiati tra la folla ecco spuntare i politici, con una buona rappresentanza dell'opposizione in Consiglio comunale: per il Pd D'Angelo, Di Pietrantonio, Del Vecchio e persino un Blasioli che spingeva il passeggino col pargolo, Maurizio Acerbo di Rifondazione comunista che ha preso il megafono dopo Mario Sorgentone (Associazione strada parco). Attenti, molto attenti alla riuscita della manifestazione c'erano i cuori pulsanti della protesta e cioè Maurizio Biondi del comitato No filovia e Loredana Di Paola del Wwf. Dalla partenza all'arrivo non c'è stato bisogno di servizio d'ordine, il popolo della strada parco si è gestito da solo senza il contorno delle divise, slogan tanti, urlati, senza cadute di stile. I più arrabbiati erano i bambini e gli anziani: «Se arriverà il filobus dove andremo a giocare?». E le signore che hanno l'età per ricordare i tempi della ferrovia sbottano: «Quando passava il treno all'ora di pranzo, i piatti ballavano sul tavolo. Ora qui abbiamo un angolo di paradiso e vogliono togliercelo, ma non ci arrendiamo». E un signore con il figlio disabile chiosa: «Qui non ci sono barriere architettoniche e non c'è pericolo. Altrove sì»
Perchè NO
Polmone verde a forte rischio
Con la filovia si perderebbe uno dei polmoni verdi della città. Lo spazio che fino ad oggi era riservato esclusivamente alle passeggiate mattutine e domenicali delle famiglie, al footing degli atleti e alle scorribande in bici dei ragazzi ora sarebbe violato in modo inequivocabile. Chi la percorre sa di poter trovare un'oasi di pace, di poter godere di momenti di serenità e relax. Ma quella pace sarà ora interrotta dal rumore del filobus che tra pali e tralicci vi passerà con regolare frequenza. Eppure, come dice il consigliere Maurizio Acerbo, «quell'opera non è stata sottoposta neppure all'impatto di valutazione ambientale, come prevede la normativa europea». Nasce dunque con dei costi troppo elevati per essere destinata a un tratto così breve: 31 milioni di euro sono davvero esagerati. Se Pescara vuole guardare all'Europa per prima cosa deve acquisire la mentalità europea: bisogna fare in modo che il trasporto pubblico prenda il posto delle auto. Poi si potrà pensare al resto.
Perchè SÌ Vero antidoto anti traffico
Non richiede lo stesso investimento finanziario di una linea ferroviaria, evita gli ostacoli del traffico cittadino ed è ecologico. Direttamente dal secolo scorso il filobus scende in campo nella lotta all'inquinamento cittadino dimostrandosi un vero e proprio cavallo di Troia. Partendo dal presupposto che quello che dovrà sorgere a Pescara è un progetto nato nel 1992 e già finanziato, sarebbe anche l'unico modo per snellire il traffico circostante e diminuire lo smog. E poi permetterà «di riconsegnare alla riviera il ruolo di strada parco», come più volte ha dichiarato il vice sindaco Berardino Fiorilli. Eppure sulla filovia piovono critiche e menzogne. Tra queste: dovrebbe sfrecciare a 80 km orari e procurerebbe un inquinamento elettromagnetico. Ma il nuovo mezzo di trasporto in realtà non può andare oltre i 21 km orari. E si alimenterebbe a corrente continua, «proprio come un normale treno», parafrasando Glauco Torlontano. L'inquinamento elettromagnetico, come ogni fisico sa, è creato invece dalla corrente alternata, e non da quella continua.