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Pescara, 18/04/2026
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Data: 03/10/2010
Testata giornalistica: Il Centro
Venturoni, indagine chiusa in un mese. In bilico Tancredi e Di Stefano, i pm chiedono alla Camera l'utilizzo delle intercettazioni

La procura di Pescara aspetta l'autorizzazione per inserire le telefonate che accusano i senatori

PESCARA. Un'inchiesta lampo, da chiudere il più in fretta possibile con l'avviso agli indagati, prodromico alle richieste di rinvio a giudizio. La procura abbandona la strada dei maxi processi e imbocca una via più rapida, per evitare rallentamenti e dribblare gli inghippi procedurali che paralizzano il processo specie nella fase dell'udienza preliminare. Lo scandalo dei rifiuti inaugurerà il nuovo modo di celebrare i processi. Come una maxi torta divisa in tante piccole fette, ogni procedimento diventerà un processo a se stante, destinato così a viaggiare verso il traguardo sentenza con una maggiore velocità.
INTERROGATORI L'inchiesta che ha visto finire agli arresti domiciliari l'assessore regionale Lanfranco Venturoni e l'imprenditore Rodolfo Di Zio sarà chiusa entro la fine di questo mese, almeno questo è l'intendimento dei tre magistrati che compongono il pool che indaga sullo scandalo. Per i pm, questo filone dell'inchiesta può considerarsi esaurito, nonostante che debbano ancora essere interrogati i due senatori del Pdl indagati per corruzione per avere favorito Di Zio e chiesto finanziamenti per il Pdl: Paolo Tancredi che verrà sentito il 15 ottobre, e Fabrizio Di Stefano, che verrà ascoltato a fine mese, forse il 29.
INTERCETTAZIONI Prima di chiudere, però, i pm pescaresi sono in attesa di sapere se la Camera concederà l'autorizzazione a utilizzare le conversazioni - registrate di nascosto dalla Mobile di Pescara - che riguardano i due parlamentari, intercettati sulle utenze in uso ad altri indagati (Rodolfo Di Zio, Lanfranco Venturoni, Daniela Stati).
Secondo la Corte costituzionale, quando, nel corso di un'indagine concernente terzi, si verifica l'intercettazione "casuale" (cioè, non preordinata come finalità dell'investigazione) delle comunicazioni di un membro del Parlamento, la prova è utilizzabile nei confronti di quest'ultimo previa autorizzazione ("a posteriori") della Camera di appartenenza, mentre è certamente utilizzabile nei confronti di soggetti non parlamentari.
Nel caso in esame, non è mai stata disposta l'intercettazione su una utenza intestata a un parlamentare o comunque da lui utilizzata. Le registrazioni sono avvenute sulle utenze di Di Zio, Venturoni e la Stati nel corso di un'indagine orientata, in base ai riscontri iniziali, a verificare la ricorrenza di accordi corruttivi che partissero dall'imprenditore di Spoltore. «Vero è, tuttavia», ha spiegato il gip nell'ordinanza, «che il piano elaborato da Di Zio (e Venturoni) era molto più complesso di quanto gli inquirenti non avessero avuto, inizialmente, sentore».
LA SORPRESA La partecipazione dei due senatori del Pdl «al patto corruttivo», ha aggiunto il giudice Guido Campli, «ha costituito un'imprevedibile "scoperta" investigativa, maturata all'esito di un lungo lavoro di selezione del vasto materiale probatorio raccolto» dalla polizia giudiziaria e dai pm. Insomma, i due senatori sono finiti a sorpresa nel fascicolo, grazie ai colloqui telefonici intercorsi con gli indagati intercettati.
«In ogni caso», aggiunge il gip, «la prova di un rapporto corruttivo con i parlamentari appare acquisita soltanto all'esito delle perquisizioni del novembre 2009», a carico di altri indagati, «e delle successive verifiche documentali (completate nel corso del 2010), che conclamano i finanziamenti contestati nelle imputazioni. Invece, l'estemporaneo intervento telefonico del senatore Tancredi (sull'utenza del Venturoni) e quelli del senatore Di Stefano (sulle utenze del Di Zio e della Stati, che aprivano uno squarcio improvviso sulla vicenda La Morgia) risalivano ad alcuni mesi prima, quando sarebbe stato irragionevole ipotizzare un'iniziativa giudiziaria a loro carico e, dunque, manifestamente azzardato (se non impossibile), proporre una richiesta di autorizzazione. Lo stesso esiguo numero delle conversazioni» che riguarda i due senatori, «rende evidente essersi trattato di una captazione meramente casuale, che ha segnato un imprevisto sviluppo dell'inchiesta del quale occorre prendere atto».
Di qui, la richiesta di autorizzazione alla Camera che, se negata, rischierebbe di impoverire il fascicolo.

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